I limiti della democrazia diretta. L’iniziativa popolare nell’esperienza svizzera e statunitense, con uno sguardo all’Italia

Il ricorso alla democrazia diretta è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni. Uno sviluppo particolare, soprattutto in Svizzera e negli Stati Uniti, hanno avuto anche quelle particolari tipologie di referendum del tipo «iniziativa», utilizzate per approvare politiche che direttamente o indirettamente comportino un impatto sui diritti dei cittadini, sulle minoranze o che attengono ai rapporti tra diritto nazionale/federale/internazionale. Partendo dal recente referendum tenutosi in Canton Ticino ed afferente le politiche di immigrazione della Svizzera, lo studio condurrà un’analisi comparativa, indagando sull’isti- tuto dell’«initiative», come applicato a livello statale e locale negli Stati Uniti, ordinamento che storicamente ha risentito in modo marcato dell’influenza degli strumenti svizzeri di democrazia diretta. Il panorama statunitense ha mostrato – a partire dagli anni Ottanta dello scorso secolo — le prime criticità dell’istituto, le cui principali attengono all’influenzabilità dell’elettorato e al rilievo che assumono le lobbies più «equipaggiate» di denaro nelle campagne pro o contro una determinata disciplina legislativa. Le iniziative, infatti, risultano essere spesso sostenute o avversate da gruppi di interesse, i quali, grazie alle somme spese nella campagna elettorale, riescono di fatto ad influenzare e orientare il voto dell’elettorato. L’ultima parte dello studio è dedicata al caso italiano. Tale scelta è motivata dalla volontà di interrogarsi sul futuro del referendum propositivo, dopo che la maggioranza dell’elettorato ha recentemente votato «no» al tenta- tivo di costituzionalizzazione dell’istituto. Saranno indagati i pro e contro dello strumento, nella consapevolezza della necessità di correggere e bilanciare in modo democratico il potere rappresentativo dirigente e decisionale.