I limiti ai limiti – Libertà di espressione online e diritti umani

Il tema dei contenuti condivisi attraverso piattaforme digitali e dei danni che possono causare (e dunque delle soluzioni che i regolatori pubblici possono escogitare per contenere quei danni) è di grande attualità. Gli strumenti utilizzati e gli approcci regolatori cambiano a seconda degli obiettivi. Diverso è, ad esempio, il contrasto alla diffusione di contenuti non veritieri rispetto al tentativo di garantire l’inclusione di tutti i potenziali interessati, riducendo i divari nell’accesso alle tecnologie digitali. La Global Network Initiative ha analizzato 20 iniziative governative, utilizzando la chiave di lettura della lesione dei diritti umani. I risultati dello studio offrono indicazioni preziose al dibattito in corso.

  

La Global Network Initiative (GNI) nasce nel 2008, dall’incontro tra aziende ICT, organizzazioni della società civile, accademici e fondi di investimento da tutto il mondo. Le attività della coalizione ruotano intorno due principi cardine: i GNI principles e le Implementation Guidelines, dedicati rispettivamente ai principi generali che guidano la condotta delle aziende sulla privacy e libertà di espressione online, e all’applicazione pratica di questi principi. Negli anni la GNI è stata promotrice di numerose iniziative, sia indipendentemente, sia in collaborazione con numerosi governi nazionali e organizzazioni internazionali.

Nel policy brief pubblicato a ottobre 2020, GNI ha preso in esame 20 iniziative governative che sono intervenute sulla regolazione del dibattito online, di fatto incidendo sulla libertà di espressione individuale. La chiave di lettura del rapporto è originale: si valuta l’incidenza delle misure governative sui diritti umani degli individui. Il punto di riferimento è dunque l’International Covenant on Civil and Political Rights delle Nazioni Unite, che ammette la possibilità che i governi introducano limitazioni alla libertà di espressione online degli individui a condizione che le misure governative rispettino tre principi: legalità, legittimità e necessità.

Vediamoli rapidamente.

Il principio di legalità impone alle autorità pubbliche di regolazione di intervenire facendo uso degli strumenti normativi esistenti e di offrire ai destinatari un quadro chiaro delle misure, per consentire loro di orientarsi sia nel rispetto delle nuove restrizioni, sia eventualmente nel ricorso contro le stesse.

Tra i casi esaminati nel rapporto troviamo il White Paper del Regno Unito su Online Harms, l’Eliminating Abusive and Rampant Neglect of Interactive Technologies Act of 2020 del Congresso statunitense e l’Online Safety Regulation Bill irlandese.

Il principio di legittimità impone invece ai decisori pubblici l’obbligo di limitare le restrizioni alla libertà di espressione online limitatamente a obiettivi definiti e specifici. Il rapporto ammette però la difficoltà in molti casi di individuare con esattezza i confini di applicazione delle misure, e raccomanda a tal fine di evitare il più possibile di intervenire ‘per categorie’, oltre a garantire ai soggetti interessati l’accesso a sistemi di compliance che permettano di mettere in evidenza ipotesi di discriminazione.

Ultimo, il principio di necessità impone alle misure restrittive la proporzionalità e appropriatezza rispetto al danno potenziale che mirano a contenere. Anche in questo caso il rapporto sottolinea la difficoltà di stabilire misure realmente proporzionate rispetto al danno potenziale. Un esempio è quello australiano del Abhorrent Material Law, in cui non è chiaro se gli obblighi imposti dal governo ai contenuti diffusi online sia effettivamente la misura meno restrittiva rispetto al problema.

In conclusione, secondo gli autori del rapporto quando i governi intervengono con misure restrittive della libertà di espressione online possono (più o meno involontariamente) comprimere oltre il necessario lo spazio di libertà degli individui, finendo così per causare un danno maggiore rispetto a quello che tentavano di evitare. Consigliabile, quindi, operare tenendo a mente il nucleo dei diritti umani fondamentali enunciato dalle Nazioni Unite. Più in dettaglio, gli interventi di regolazione auspicabili sono quelli che utilizzano strumenti già previsti dalla legge, garantiscono ai destinatari trasparenza delle informazioni e possibilità di reclamo contro le misure restrittive, e intervengono in modo circoscritto e proporzionale rispetto al danno potenziale.

 

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