Il ‘chi è chi’ della tecnologia nell’ amministrazione italiana

48 miliardi sul piatto per riallineare l’asse tecnologico del Paese, partendo dalle infrastrutture e arrivando ai servizi – tanti ne garantisce il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Andranno distribuiti per sostenere un processo di lungo periodo, di transizione digitale, garantendo spazi adeguati alla crescita e alla competitività, ma anche all’inclusione, all’innovazione e alla sostenibilità. Guardare al futuro, quindi, partendo dal presente. Ecco, parliamo del presente: qual è lo stato di avanzamento delle amministrazioni italiane nella pratica tecnologica? A che punto siamo? Conosciamo i dati aggregati, sappiamo quali lacune è urgente colmare e quali obiettivi considerare prioritari. Manca invece – o è approssimativa – un’analisi granulare, attenta alla permeabilità delle amministrazioni italiane rispetto le tecnologie di uso corrente. Il censimento dell’Osservatorio propone una preliminare, ma necessaria, mappatura delle tecnologie in uso nelle pubbliche amministrazioni centrali, a servizio di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. 

Censire lo stato dell’arte della tecnologia nel settore pubblico. Con questo obiettivo – fotografare il presente – abbiamo avviato il censimento delle tecnologie in uso presso le amministrazioni italiane.

Le accelerazioni, storicamente, accompagnano i momenti di crisi e di emergenza, comprimendo i tempi di attuazione di cambiamenti sociali e tecnologici: quella che ha colpito l’innovazione digitale negli ultimi mesi, inattesa prima dell’emergenza del Sars-Cov-2, ha orientato con prepotenza lo sguardo al futuro, prossimo e venturo, in Italia come in Europa e nel mondo. Una delle lezioni più importanti impartite dall’emergenza sanitaria è questa: per guardare avanti in modo oculato, occorre programmare, anticipare, ragionare a tutto campo, se si vuole “governare il presente”. Presente e futuro, in questo senso, convivono: è proprio dal presente che bisogna partire per comprendere le azioni da intraprendere.

Nel caso dell’amministrazione pubblica italiana, a fronte di molti e vari dati aggregati che ci dicono come si colloca il nostro Paese sul fronte dell’innovazione tecnologica nello scenario globale, mancano – o sono approssimativi – dati granulari. In altre parole: sappiamo poco di chi fa cosa, con quali tecnologie, e con quali risultati. L’Osservatorio sullo Stato Digitale si propone di colmare questa lacuna, con un’analisi estesa, che indaghi aspetti inesplorati in modo orizzontale e verticale (ossia analizzando più amministrazioni e le tecnologie in uso all’interno di ciascuna).

Alcune note, di metodo e di merito.

Innanzitutto, il censimento finora realizzato restringe il perimetro dell’osservazione alle amministrazioni dello Stato centrale. Vengono censiti, quindi, tutti i ministeri con portafoglio, alcuni di quelli senza portafoglio, oltre ad alcune agenzie (ANVUR, ANAC, AGID). In una seconda fase, sarà valutata la possibilità di estendere il censimento anche alle amministrazioni regionali e locali.

Per ciascuna amministrazione, poi, sono state identificate sette macro-aree, corrispondenti ad altrettante tecnologie. Attenzione: il termine è volutamente ampio. Con ‘tecnologia’ comprendiamo tutti gli strumenti tecnici, operanti su supporto digitale, finalizzati alla soluzione di problemi, all’ottimizzazione delle procedure o alla assunzione di decisioni pubbliche. Per questo stesso motivo, le tecnologie censite non sono mutualmente esclusive. È possibile, in altri termini, che una stessa tecnologia assolva funzioni diverse presso la stessa amministrazione, oppure all’interno dello stesso procedimento. Ne deriva la possibilità di una doppia associazione, per ciascuna tecnologia.

Le sette marco-aree, in dettaglio, sono le seguenti:

  1. App – applicazioni per telefonia mobile, funzionali all’erogazione di servizi, alla identificazione degli utenti o alla divulgazione di notizie istituzionali;
  2. Procedura Digitale – ipotesi in cui il procedimento amministrativo (o parti di esso) venga gestito attraverso un canale digitale;
  3. Identità Digitale – tutte le ipotesi in cui un soggetto (azienda o privato), per instaurare con l’amministrazione un dialogo in formato digitale, fornisca informazioni utili al proprio riconoscimento. In tale area è ricompresa, anche se concettualmente distinta, l’ipotesi di autenticazione;
  4. Blockchain – utilizzo della tecnologia blockchain per lo svolgimento di funzioni amministrative;
  5. Open Data – rilascio di dati relativi all’azione amministrativa, in formato aperto;
  6. Pagamenti Elettronici – procedure digitali per il perfezionamento di transazioni economiche tra privati e pubbliche amministrazioni;
  7. Ticketing – procedure digitali di accreditamento da parte della pubblica amministrazione.

 

 

Il censimento prova a raccogliere, inoltre, altre tre informazioni di scenario, ovvero:

  1. Uso Interno/Esterno: l’uso della tecnologia censita è ‘interno’, ossia funzionale al dialogo con un’altra struttura pubblica, o anche tra uffici della stessa amministrazione? Oppure è ‘esterno’, rivolto cioè all’interlocuzione con soggetti terzi rispetto all’amministrazione?
  2. Partecipazione: l’uso della tecnologia censita prevede e facilita la partecipazione dei soggetti portatori di interessi? Con questo dato proviamo a capire quanta parte della tecnologia in uso presso le amministrazioni sia direttamente o indirettamente funzionale al miglioramento del procedimento decisionale.
  3. Fornitore della tecnologia: è la stessa amministrazione o, comunque, un soggetto pubblico, oppure un privato? Laddove disponibile, questa informazione è preziosa, per comprendere aspetti di sviluppo, di governance (in termini di controllo) e di rapporti tra pubblico e privato. Si pensi ad esempio al tema del cloud

 

Infine, il censimento si articola in due passaggi. Il primo consiste nella raccolta del dato grezzo e nella ‘messa a sistema’ delle informazioni; ciò permette di svolgere alcune osservazioni preliminari sulla qualità e quantità di azione tecnologica delle amministrazioni. Il secondo concerne la rifinitura del dato. Contiamo sul coinvolgimento attivo di ciascuna amministrazione censita per verificare i dati, arricchirli se possibile, oppure modificarli, se necessario. È una verifica volta a rimuovere i bias di partenza della ricerca. Uno su tutti: l’analisi è svolta in prevalenza attraverso i siti web delle amministrazioni che, però, restituiscono (presumibilmente) solo una parte delle informazioni che interessano il censimento, essendo essi stessi una tecnologia funzionale allo scopo di comunicare. Al termine, sarà messo a disposizione un database inedito, che costituirà un punto di osservazione privilegiato dell’avanzamento tecnologico dell’amministrazione italiana.

Dal lavoro svolto emergono due informazioni importanti. La prima è che alcune tecnologie sono prevalenti rispetto ad altre. Questo mostra alcune chiare tendenze nell’utilizzo delle tecnologie e nel processo complessivo della digitalizzazione, sebbene i dati, come anticipato, sono da prendere (ancora) con il beneficio d’inventario in ragione dei limiti della loro fonte (i siti web, che non sempre offrono un quadro esaustivo). La seconda è che, da un punto di vista quantitativo, la distribuzione dell’uso delle tecnologie è tutt’altro che omogenea. Alcune amministrazioni mostrano una propensione molto maggiore rispetto ad altre nell’utilizzo e sperimentazione delle tecnologie digitali. I motivi possibili sono diversi: la dimensione dell’organizzazione, le funzioni svolte, ma in certa misura (almeno intuitivamente) anche la distribuzione delle competenze del personale e la maggiore o minore presa di una cultura manageriale nella dirigenza.

Se governare la complessità è difficile, governare la complessità digitale sembra esserlo ancora di più.

Di qui l’impegno dell’Osservatorio, per cercare di fornire nuove coordinate per orientarsi meglio.

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