Aiuti di Stato per la ripresa post Covid-19: l’UE punta sul digitale?

La Commissione europea, con comunicazione n. C(2020) 3156 final del 08.05.2020, ha aggiornato le regole temporanee sugli aiuti di Stato. In tale sede, la Commissione ha evidenziato la funzione primaria e fondamentale della trasformazione digitale, che svolgerà un ruolo centrale (e prioritario?) nel garantire una ripresa positiva post Covid-19.

 

  1. La comunicazione C(2020) 3156 final del 08 maggio 2020

La Commissione europea, con comunicazione n. C(2020) 3156 final del 08 maggio 2020 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. C-164 del 13 maggio 2020), ha recentemente aggiornato le regole temporanee sugli aiuti di Stato (c.d. Temporary Framework, vigenti fino a dicembre 2020), introdotte da Bruxelles proprio al fine di contrastare ed arginare l’emergenza generata dal Covid-19, attraverso la previsione di sovvenzioni, agevolazioni fiscali e garanzie sui prestiti bancari per gli operatori economici.  In particolare, la Commissione – nel richiamare l’importanza del pieno conseguimento della duplice transizione “verde e digitale”, conformemente agli obiettivi dell’UE – ha fissato nuovi criteri che consentano agli Stati membri di ricapitalizzare le imprese in difficoltà, introducendo al contempo una serie di garanzie per evitare ingiuste distorsioni della concorrenza nel mercato unico europeo. La Commissione ha chiarito, in particolare, che i criteri in base ai quali gli Stati membri possono erogare un sostegno pubblico, sotto forma di strumenti di capitale e/o strumenti ibridi di capitale a favore di imprese che si trovano in difficoltà finanziarie a causa della pandemia di Covid-19, dovranno essere idonei a garantire che la perturbazione dell’economia «non dia luogo a un’uscita dal mercato non necessaria di imprese che erano redditizie prima della pandemia».

  1. Il ruolo della “trasformazione digitale”: quali incentivi?

Rispetto alle precedenti comunicazioni in materia (ci si riferisce, in particolare, alla comunicazione n. C(2020) 1863 final del 19 marzo 2020, recante regole temporanee in tema di aiuti di Stato finalizzate al sostentamento dell’economia durante l’emergenza Covid-19), la Commissione effettua un passaggio in più,  soffermandosi con maggiore enfasi sulla possibilità, da parte degli Stati membri, di adottare misure nazionali in linea anche con altri obiettivi politici, come ad esempio la trasformazione verde o la transizione al digitale. Più nel dettaglio, Bruxelles ha evidenziato come proprio la trasformazione digitale svolgerà un ruolo centrale e prioritario nel garantire una ripresa positiva. La Commissione, infatti, proprio al fine di stimolare i processi di digitalizzazione (sebbene in assenza – si badi – di incentivi “diretti” a tal fine) è chiara nell’accogliere «con favore le misure adottate dagli Stati membri per tenere conto di tali sfide nell’elaborazione delle misure di sostegno nazionali e ricorda la loro responsabilità nel garantire che tali misure non ostacolino il conseguimento degli obiettivi climatici e digitali dell’UE». In buona sostanza, secondo l’organo comunitario, l’elaborazione di misure di sostegno nazionali – che permettano di conseguire gli obiettivi politici dell’UE relativi alla trasformazione digitale delle economie degli Stati membri – consentirà certamente «una crescita più sostenibile a lungo termine» (si veda, sul punto, anche S. Del Gatto, Una regolazione europea dell’AI come veicolo di eccellenza e affidabilità. Gli obiettivi del Libro bianco della Commissione europea sull’intelligenza artificiale). La comunicazione de qua è altrettanto cristallina, poi, nell’evidenziare come gli Stati membri possono decidere di concedere aiuti di Stato a sostegno dell’innovazione e degli investimenti digitali proprio in virtù di una «strategia di ripresa per l’economia europea che terrà conto dell’importante duplice transizione ecologica e digitale» (si segnala, in merito, P. Rubechini, Presente e futuro della tecnologia blockchain secondo la Commissione europea). Dal tenore del testo in esame, dunque, sembrerebbe emergere un ulteriore sforzo della Commissione verso la realizzazione di quella strategia digitale volta non solo a consentire ai cittadini europei di cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie digitali, ma anche, data l’attuale crisi, a garantire strumenti digitali per monitorare la diffusione del virus, coadiuvare la ricerca e lo sviluppo di vaccini e trattamenti ed assicurare che gli europei restino connessi e sicuri online.

  1. Considerazioni finali

Alla luce delle disposizioni esaminate, si può certamente constatare, prima facie, un desiderio – un placet implicito – di Bruxelles ad una trasformazione digitale rapida, efficiente ed all’altezza del conseguimento degli obiettivi comunitari per la ripresa economica del sistema Europa. Ed è questo il pregio ed il principale difetto della comunicazione in esame: la Commissione arresta la sua azione sul piano del mero auspicio. Ed infatti nulla si dice sulle condizioni/vincoli digitali da “agganciare” ai piani di sostegno e rilancio economico o, ancora, sui criteri specifici per indirizzare gli aiuti di Stato verso sponde digitali e tecnologiche. Va da sé che, in assenza di suddette misure, risulta molto arduo ipotizzare una efficacia reale e concreta della comunicazione de qua sul processo di digitalizzazione europeo. È auspicabile, quindi, che la Commissione ritorni sul tema con interventi di maggiore impatto, che agiscano quantomeno su tre fattori: (i) accesso semplice ed efficiente ai beni e servizi digitali in tutta Europa; (ii) cooperazione maggiore tra i regolatori nazionali e la Commissione, volta a promuovere approcci comuni, evitando una normativa incoerente che potrebbe rischiare di alterare la concorrenza nel mercato unico delle telecomunicazioni; (iii) massimizzazione del potenziale di crescita dell’economia digitale, promuovendo le competenze digitali e il calcolo ad alte prestazioni, digitalizzando l’industria e i servizi.

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