Recensione A. Pajno, F. Donati e A. Perrucci (a cura di), “Intelligenza artificiale e diritto: una rivoluzione?”, Volume III – Proprietà intellettuale, società e finanza, Il Mulino, 2022

Recensione al III Volume –Proprietà intellettuale, società e finanza” dell’opera “Intelligenza artificiale e diritto: una rivoluzione?”, Bologna, il Mulino, 2022, curata da A. Pajno, F. Donati e A. Perrucci.

 

Il terzo e ultimo volume della raccolta di saggi curata da Alessandro Pajno, Filippo Donati e Antonio Perrucci prosegue l’indagine sul rapporto che al giorno d’oggi diritto e intelligenza artificiale (IA) devono instaurare per favorire la regolazione degli strumenti digitali. In questo senso, analizzato nel primo libro l’impatto dell’intelligenza artificiale sui diritti fondamentali e descritte, nel secondo, le funzioni che l’IA assume nella dimensione privata e in quella pubblica, gli autori riflettono sulla possibilità di configurare nuovi diritti connessi all’impiego dell’intelligenza artificiale nel campo del diritto della proprietà intellettuale (DPI), finanziario e societario.

Il libro si compone così di una divisione per parti precedute dalla prefazione di Alessandro Pajno e dall’introduzione di Filippo Donati, dedicate rispettivamente a descrivere la graduale costruzione dell’infosfera e il percorso di ricerca perseguito.

La prima sezione, composta da nove contributi, indaga la possibile applicazione dei diritti di proprietà intellettuale ai sistemi di intelligenza artificiale: il primo capitolo di Gustavo Ghidini e Isabella Austoni intende fornire un quadro iniziale e generale degli interrogativi che animano la dottrina, riflettendo sulla discussa declinazione della nozione di “paternità” dell’opera in riferimento all’invenzione attuata dalla macchina e sugli incentivi allo sviluppo di nuove applicazioni della tecnologia. Successivamente Andrea Amidei e Mariateresa Maggiolino, esaminati i diversi dati coinvolti nel processo di elaborazione delle IA e le recenti iniziative avviate da parte del legislatore europeo, ipotizzano con cauto ottimismo la possibilità di estendere a tali dati alcune forme di tutela offerte dal diritto di proprietà intellettuale, come anche il riconoscimento di diritti sui generis alle raccolte di dati generate dalla macchina. Il terzo contributo, attinente alla brevettabilità di opere create interamente dalla IA (le c.d. computer generated inventions) è invece frutto dell’analisi di Mario Libertini, il quale sottolinea la necessità di una lettura evolutiva della disciplina brevettuale, ripercorrendo le diverse tesi sul riconoscimento della soggettività giuridica in capo all’agente artificiale e le pronunce giurisprudenziali intervenute sul tema, nonché le interazioni con il diritto antitrust.

Il capitolo quattro, redatto da Isabella Austoni, tratta del controllo sociale delle applicazioni e dei prodotti della nuova tecnologia, esaminando i rischi connessi alle possibili violazioni di diritti umani costituzionalmente garantiti e soffermandosi sul problema della liceità dell’invenzione dell’IA. Il quinto, il sesto e il settimo contributo poi, rispettivamente elaborati da Philipp Fabbio, Emanuela Arezzo e Marialaura Rea, approfondiscono l’applicazione della IA e la sua protezione mediante la disciplina dei disegni e modelli, del diritto d’autore e del segreto industriale (inteso quest’ultimo come forma di tutela alternativa o concorrente alle altre della proprietà intellettuale), esaminando in modo puntuale le problematiche legate alle singole categorie di protezione. Il capitolo otto, di Silvia Scalzini e Mariateresa Maggiolino, esamina i limiti per l’accesso e il riutilizzo dei files salvati nelle banche dati per il funzionamento dei sistemi di IA, descrivendo i diritti esclusivi riconosciuti a livello europeo su tali informazioni e i recenti interventi delle autorità antitrust. La prima parte del libro si conclude con il contributo di Gabriella Muscolo, la quale, ripercorso il dibattito sulla brevettazione di dati e algoritmi e le diverse ragioni giuridiche ed economiche che muovono tale processo, elabora una serie di considerazioni finali sullo stato attuale della regolazione europea e sulle possibili soluzioni future per l’applicazione del diritto brevettuale ai sistemi di IA.

Nella seconda sezione del lavoro, composta da quattro contributi, gli autori analizzano il ruolo che l’IA sta assumendo, sempre con maggiore impatto, all’interno del diritto societario e della corporate governance e concentrano la propria attenzione sull’impiego delle tecnologie per favorire l’organizzazione e il funzionamento degli organi della società. Così il capitolo dieci di Niccolò Abriani si sofferma sull’utilizzo di strumenti digitali e algoritmici all’interno delle società e sul tema della responsabilità e sostenibilità della governance societaria, sottolineando l’assoluta necessità per le imprese di prepararsi ed innovarsi per fronteggiare le crisi future. Il capitolo successivo, opera di Chiara Picciau, si occupa di esplorare l’impiego dell’IA nello svolgimento di attività di supporto per gli amministratori all’interno del settore predittivo, contabile e di raccomandazione. Il dodicesimo capitolo, redatto da Giulia Schneider, intende mettere in luce i rapporti di interdipendenza che contraddistinguono due profili della governance societaria emersi nell’immediato periodo post-pandemico, la digitalizzazione e la sostenibilità d’impresa, analizzando da una parte i rischi associati all’internalizzazione di nuove tecnologie negli assetti organizzativi e amministrativi della società e, dall’altra, l’impiego dell’IA come strumento utile per l’attuazione di modelli di governance sostenibili. Infine, l’ultimo capitolo di questa sezione si occupa di indagare il ruolo della tecnologia nella fase iniziale di costituzione della nuova società, mediante una comparazione tra disciplina europea e italiana attuata da Federico Maria Mucciarelli.

Nella sua terza e ultima parte, il libro si articola in cinque contributi concernenti l’impiego dell’IA all’interno del settore finanziario inteso in senso ampio (comprensivo cioè anche del comparto bancario, mobiliare e assicurativo). Nel quattordicesimo capitolo Valeria Falce, Antonella Sciarrone Alibrandi, Filippo Annunziata, Maddalena Rabitti e Michele Siri forniscono un quadro delle strategie avviate a livello europeo per la regolazione del FinTech, mediante il Digital Finance Package, e della nuova Proposta di Regolamento sull’IA. I contributi successivi, ciascuno dei quali elaborato da uno degli autori da ultimo citati, mirano ad esaminare alcuni ambiti del settore finanziario ove già si riscontra nella prassi l’impiego dell’intelligenza artificiale: il capitolo quindici, di Valeria Falce, si occupa dell’uso di sistemi intelligenti per l’erogazione di consulenza finanziaria automatizzata attraverso piattaforme digitali; il capitolo sedici dei servizi di pagamento, la cui disciplina è descritta da Filippo Annunziata; il capitolo diciotto, di Maddalena Rabitti e Antonella Sciarrone Alibrandi, descrive la gestione delle funzioni di controllo interno (in specie della compliance) e dei fenomeni di RegTech e Sup-Tech. Il capitolo diciassette, curato da Michele Siri, si sofferma sulle adeguate garanzie che gli operatori finanziari devono assicurare nell’utilizzo di strumenti di IA per attuare una prudente gestione dei nuovi rischi provenienti dalla rapida diffusione del mondo digitale.

La raccolta di contributi, in tre volumi, si conclude quindi con un’ultima esaustiva ricognizione critica di diversi campi del diritto interessati dall’avvento dell’IA descrivendo come questi due mondi, il diritto e la tecnologia, siano ormai destinati a procedere di pari passo per la regolazione del nuovo Stato digitale.

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