La strategia italiana per la transizione digitale: di cosa ha parlato Vittorio Colao in audizione alla Camera?

Come sarà l’Italia digitale tra quattro anni? A quali obiettivi punta il governo italiano per completare la transizione digitale del paese? L’intervento in audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, si è concentrato su tre temi. Il primo: gli obiettivi italiani per la realizzazione della transizione digitale; il secondo: la strategia messa a punto dal ministero per raggiungere quegli obiettivi; il terzo: l’attenzione da porre su temi complessi come i divari digitali, le competenze e la cooperazione. Ne emerge un quadro di interventi articolato e ambizioso, dal potenziale elevato, ma anche dalle molte incognite.

 

È stato chiaro dal primo momento: il piano d’azione che segna la nascita dell’esecutivo guidato da Mario Draghi affida alla transizione digitale del Paese un posto di primo piano. Il mandato ministeriale di Vittorio Colao è dunque cruciale sotto tre punti di vista: quello della competitività del sistema produttivo, quello dell’ammodernamento della pubblica amministrazione, e quello dell’inclusione sociale.

Il 13 aprile 2029 il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, è intervenuto in audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. In questa occasione il Ministro ha illustrato gli obiettivi principali del piano per la transizione digitale; ha discusso la strategia messa a punto dal ministero per raggiungere quegli obiettivi; ha inoltre svolto un passaggio importante sui problemi più urgenti da affrontare – in particolare quello dei divari digitali, quello delle competenze e quello della cooperazione.

Vediamo ciascuno dei tre punti, sinteticamente. Sugli obiettivi, la notizia più interessante resa dal Ministro è l’intenzione di portare l’Italia nel gruppo di testa rispetto alla realizzazione degli obiettivi digitali stabiliti dalla Commissione europea con il digital compass. Questo significa realizzare tutti gli obiettivi entro il 2026 (il digital compass fissa al 2030 l’orizzonte temporale per la realizzazione degli interventi da parte degli stati membri).

Gli obiettivi riguardano cittadini, strutture pubbliche e imprese. Più in dettaglio:

  1. Diffondere l’identità digitale, assicurando che venga utilizzata dal 70% della popolazione, più del doppio rispetto a oggi;
  2. Colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile;
  3. Portare circa il 75% delle PA italiane a utilizzare servizi in cloud;
  4. Raggiungere almeno l’80% dei servizi pubblici erogati online;
  5. Raggiungere, in collaborazione con il Mise, il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultra-larga.

 

Secondo punto, l’azione strategica del Ministero. Anche qui, 5 grandi aree di intervento:

  1. L’ammodernamento e l’estensione delle infrastrutture digitali. Il Ministro è stato chiaro sul punto: negare l’accesso veloce a internet significa violare i valori e principi della Costituzione italiana – oltre che impedire a internet di svolgere la propria funzione di moltiplicatore di opportunità. Sul lato dell’offerta, la strategia di transizione digitale prevede il rapido completamento della mappatura del territorio e successivamente il passaggio all’infrastrutturazione vera e propria. Sul lato della domanda, per il momento l’impegno è soprattutto nell’emissione di voucher per le famiglie a basso reddito.
  1. Cloud computing per la PA, per ridurre i costi, migliorare le prestazioni e semplificare l’azione amministrativa. Tra gli altri, il Ministro ha offerto alcuni dati interessanti. Il primo riguarda la percentuale di amministrazioni che usa strumenti di protezione dei dati non adeguati, ed è pari al 95%. Il secondo riguarda la creazione di un polo strategico nazionale a controllo pubblico, che opererà per uniformare gli approcci delle amministrazioni.
  1. Cittadinanza digitale. Un tema particolarmente importante, che il Ministro ha declinato soprattutto in funzione dell’interoperabilità delle banche dati delle amministrazioni e della piattaforma unica per le notifiche digitali. La pietra miliare di questa azione passa attraverso il principio ‘Once Only’
  1. Sicurezza dei sistemi informatici. Sul punto il Ministro ha fatto cenni interessanti al tema dell’autonomia digitale e sull’opportunità di costruire spazi autonomi, ma sicuri, per sviluppare competenze e innovazione. Lo ha fatto citando casi recenti di cronaca, con grandi aziende tecnologiche vittime di attacchi digitali e appropriazione di informazioni riservate.
  1. Infine, competenze digitali – sia della forza lavoro attuale, in particolare quella della pubblica amministrazione; sia della forza lavoro del futuro prossimo, con interventi mirati sul sistema di educazione primario e secondario.

 

Nelle conclusioni, il Ministro è tornato nuovamente sui problemi cui occorre dare priorità negli interventi. Il primo è proprio quello delle competenze digitali, di cui l’Italia soffre da sempre la carenza. Il secondo è invece quello della cooperazione. Questa forse è la sfida più importante per la transizione digitale. Risiede, anzitutto, nella ricerca di sinergie con le altre strutture ministeriali impegnate sul fronte della digitalizzazione o con competenze specifiche. Ricade poi sulle relazioni tra pubblico e privato. Come ha ricordato il Ministro “occorre tornare cioè a coinvolgere la piccola e media impresa, gli artigiani, i commercianti, le organizzazioni di categoria e i liberi professionisti”. Ha infine un respiro internazionale, dovendo sviluppare nuove forme di cooperazione su scala europea e atlantica.

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