Ettore Lolini (1919): i ministri firmano ma la burocrazia comanda

Ettore Lolini, funzionario statale nato nel 1877, fu direttore capo di divisione al Ministero delle Finanze e responsabile dell’Ufficio centrale studi di statistica; libero docente di scienza delle finanze nell’università di Roma, fu sin dal periodo dell’immediato primo dopoguerra assiduo collaboratore di varie riviste scientifiche. Nel 1919 pubblicò per i «Quaderni della Voce» un volumetto di 273 pagine, La riforma della burocrazia (nel frontespizio esterno solo Burocrazia), cui si aggiunsero poi studi di un certo peso come L’attività finanziaria nella dottrina e nella realtà. Saggio di una sistemazione scientifica di fenomeni finanziari (Roma, 1920), Pagine liberiste (Firenze, 1922), Per l’attuazione dello Stato Fascista, con prefazione di Giovanni Gentile (Roma, 1928), Il carattere sociologico della scienza delle finanze e lo studio scientifico dei fatti finanziari (Roma, 1928). Fu dapprima liberista e poi radicalmente fascista, critico nei confronti della riforma dell’amministrazione promossa dal ministro di Mussolini Alberto De’ Stefani nel 1923. Nel brano qui pubblicato Lolini coglieva acutamente la finzione della responsabilità ministeriale, indicando in essa (e nella conseguente irresponsabilità di un’alta burocrazia chiamata di fatto a decidere) uno dei vizi di fondo del sistema amministrativo in crisi.

 

Per una delle tante finzioni, così comuni e spesso utili e necessarie nel campo formale ed astratto del diritto, ma così dannose nel campo dell’azione pratica, dove la concezione e la direzione di ogni atto non deve essere semplicemente formale, ma reale ed effettiva, il Ministro, nella materiale impossibilità di poter studiare e trattare personalmente le molteplici gravi questioni, che si presentano ogni giorno in qualcuno dei rami dei vari servizi di un dicastero, delega ai Direttori Generali e al suo Capo di Gabinetto la decisione delle questioni amministrative più importanti, limitandosi, quasi sempre, al fatto puramente meccanico, di sanzionare colla propria firma il provvedimento deciso e preso dagli alti funzionari del Ministero.

(…) La continua instabilità dei Gabinetti e la brevità della permanenza al potere di un Ministro, che caratterizzano i moderni Governi parlamentari, rendono oltremodo difficile che un Ministro, anche di grande volontà e valore, possa lasciare profonde tracce personali nell’Amministrazione, alla quale fu, per qualche tempo, preposto. Ciò rende di fatto onnipotente l’alta burocrazia, che si compiace di ripetere: «I Ministri passano, e la burocrazia rimane».

Ettore Lolini, La riforma della burocrazia, Roma, Quaderni della Voce, 1919, p. 50.