Un documento interno del 1964: nessuno si cura di formare i dirigenti dell’amministrazione

1964: più di 60 anni fa. I primi governi di centro-sinistra presieduti da Aldo Moro (in questo caso il secondo) cominciano a porsi il problema irrisolto del funzionamento delle pubbliche amministrazioni centrali, e segnatamente della loro dirigenza. La Scuola superiore della pubblica amministrazione (come allora si chiamava) era stata istituita per la verità sin dal 1957 (dpr n. 3 del 10 gennaio 1957) sotto l’egida della Presidenza del consiglio, ma aveva avuto contro la gelosia delle singole amministrazioni ministeriali (alcune delle quali si erano autonomamente dotate di proprie scuole) e in generale l’ostilità della intera classe burocratica. “Quanto ai contenuti – avrebbe scritto anni dopo (nel 1976) Sabino Cassese – i corsi conservavano il carattere degli insegnamenti universitari e la loro impronta ‘legalistica’”. Nonostante la lodevole produzione di report e indagini (dalla Commissione Medici del 1962-63 in poi) il tema della formazione “moderna” di una classe dirigente della amministrazione non sarebbe stato affrontato con la dovuta fermezza e lungimiranza. Avrebbe denunciato il Rapporto Giannini del 1979, forse il più acuto tra i documenti del riformismo amministrativo di fine Novecento: “La formazione e l’aggiornamento sono oggi disciplinati in modo inappagante, perché la Scuola superiore della pubblica amministrazione e le altre scuole di singole amministrazioni sono state insabbiate in reti di norme e prescrizioni, per cui hanno scarse possibilità di azione. Occorre procedere a un lavoro preliminare di delegificazione”.

Di seguito un passaggio da una fonte ufficiale, interna alla Presidenza del consiglio risalente al 1964.

 

 

È stato constatato che la preparazione all’esercizio della pubblica amministrazione non è curata né dall’Università, che non dispone di specializzazioni amministrative, né dall’Amministrazione, che non ha ancora attuato le norme dello stato giuridico relative alla formazione professionale dell’impiegato. Sono stati, infatti, svolti alcuni corsi presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione solo per impiegati in prova della carriera direttiva. Fatta eccezione di alcune iniziative di amministrazioni che da tempo dispongono di scuole speciali, non è stato svolto alcun corso di perfezionamento tecnico al fine di aggiornare ed affinare la preparazione degli impiegati della carriera direttiva di qualifiche superiori. Ancor più grave, poi, è l’inerzia dell’Amministrazione nei confronti degli impiegati delle altre carriere, la cui formazione professionale è lasciata esclusivamente alla loro personale iniziativa.

 

 

Archivio centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio, 1962-64, b. 560/561, 9.2.37291, Programmazione e pubblica amministrazione. Nota introduttiva, s.d. ma 1964. Il tema fu affrontato in particolare ormai molti anni fa dal volume Burocrazia a scuola. Per una storia della formazione del personale pubblico nell’Otto-Novecento, a cura di Angelo Varni e Guido Melis, Torino, Rosemberg&Sellier, 2000.