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Scelte scolastiche in mano agli algoritmi. Il viaggio dal Ministero dell’istruzione ad APB e Parcoursup

Di: Benedetta Sciuto

13/05/2026

L’algoritmo del Ministero dell’istruzione e del merito (ex MIUR) per la mobilità dei docenti, la piattaforma Admission Post-Bac e il suo successore Parcoursup: tre casi emblematici in cui la decisione amministrativa è stata affidata a software complessi, con effetti diretti sulla vita delle persone. Al centro, una domanda: il codice sorgente è un documento amministrativo? E quanto devono essere trasparenti gli algoritmi che decidono su trasferimenti, ammissioni universitarie e altre scelte pubbliche?

La trasparenza amministrativa nell’era digitale non riguarda più soltanto atti cartacei, deliberazioni o pareri, ma anche codici sorgente, dataset e regole algoritmiche. L’idea di “casa di vetro” deve essere ripensata in chiave informatica: non basta vedere il provvedimento finale, è necessario poter comprendere come l’algoritmo abbia contribuito a produrlo.

In Italia, il caso dell’algoritmo del Ministero dell’istruzione per la mobilità del personale docente ha rappresentato una svolta. Il sistema informatico, incaricato di assegnare i docenti alle sedi in base a una pluralità di criteri, aveva generato numerose contestazioni. I ricorrenti hanno chiesto non solo l’annullamento degli esiti, ma anche l’accesso al software utilizzato. Il TAR Lazio e poi il Consiglio di Stato hanno riconosciuto che il codice sorgente costituisce un documento amministrativo, ai sensi dell’art. 22 l. 241/1990: è prodotto per conto dell’amministrazione, incide direttamente sui diritti degli interessati, e quindi deve essere accessibile – fatte salve esigenze di sicurezza e segreto industriale – per consentire un controllo effettivo.

Una linea simile è emersa in Francia con il caso Admission Post-Bac (APB), la piattaforma digitale che fino al 2017 gestiva l’accesso all’università. Anche qui, gli algoritmi di assegnazione delle preferenze avevano prodotto esiti vissuti come opachi e, in certi casi, iniqui. La Commission d’accès aux documents administratifs(CADA) e la Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL) sono intervenute affermando che il codice di APB è un “documento amministrativo” e che le regole di funzionamento devono essere rese conoscibili. La legge e il CRPA prevedono che chiunque subisca una decisione individuale fondata su un algoritmo possa chiedere informazioni sul suo funzionamento.

Le criticità emerse hanno portato alla sostituzione di APB con Parcoursup, un sistema che mantiene la componente automatica ma introduce un maggior margine di intervento umano, in particolare nella gestione dei casi eccezionali e dei ricorsi. La CNIL, nel suo parere sul decreto istitutivo, ha sottolineato tre elementi positivi: la possibilità per gli studenti di ottenere spiegazioni sul modo in cui le loro domande sono state valutate; la presenza di un’autorità amministrativa (il Rector) in grado di correggere la graduatoria; la previsione di canali di interlocuzione per chi non riceva alcuna proposta.

In entrambi i Paesi, dunque, il diritto di accesso al codice sorgente si sta affermando come parte integrante della trasparenza amministrativa. Non si tratta, tuttavia, di una soluzione risolutiva. L’accesso al codice, da solo, rischia di essere insufficiente: senza strumenti di mediazione tecnica, la lettura di migliaia di righe di codice è inutile per il cittadino e perfino per molti giuristi (sul tema si veda C. Ramotti, A Transparent Decision-Making in the Digital age; G. Bruno, E. M. Falese, Focus sentenze G.A. su decisioni algoritmiche – Decisioni algoritmiche: il codice sorgente è un atto amministrativo informatico accessibile ai sensi della l. n. 241/1990; D. Pittelli, Di necessità, virtù: l’open source al servizio dello Stato)

Da qui la necessità di una doppia trasparenza: “fishbowl”, guardare dentro il sistema, accedere a dati e codice e “reasoned”, ottenere spiegazioni in linguaggio naturale, comprensibili e contestualizzate (sul tema si veda C. Ramotti, “Orizzonti”: gli Editoriali dell’OSD – Numero 9, gennaio 2025 – L’attività amministrativa algoritmica per principi: limiti e prospettive). La Francia ha provato a codificare questa esigenza nel CRPA, imponendo all’amministrazione di comunicare, su richiesta, il grado di contributo dell’algoritmo, i dati e le fonti utilizzate, i parametri e le operazioni eseguite. In Italia, la giurisprudenza si sta muovendo nello stesso solco, collegando l’accesso al software con l’obbligo di motivazione effettiva dei provvedimenti.

Resta un punto delicato: il bilanciamento tra trasparenza e segreto (industriale, di sicurezza). Il rischio è che, dietro queste clausole di eccezione, si annidino aree di opacità incompatibili con l’idea di un’amministrazione sottoposta al controllo pubblico. Allo stesso tempo, l’apertura totale di codice e dataset non è priva di controindicazioni in termini di cyber-sicurezza e di tutela dell’innovazione tecnologica.

La comparazione tra Miur, APB e Parcoursup suggerisce quindi una via intermedia: riconoscere l’algoritmo come oggetto di trasparenza amministrativa, garantire l’accesso al codice ove necessario, ma soprattutto investire in strumenti di explainability, in valutazioni d’impatto e in una cultura amministrativa in cui l’uso di sistemi automatizzati non rappresenti una fuga dalla responsabilità, bensì un modo diverso – e più esigente – di rendere conto delle proprie decisioni.