F. Bassan, Potere dell’algoritmo e resistenza dei mercati in Italia. La sovranità perduta sui servizi, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2019

Il libro discute le caratteristiche, le conseguenze e le possibili soluzioni normative dell’ingresso nei principali mercati regolati dei “signori dell’algoritmo”, ovvero di operatori nuovi, specializzati nella raccolta e nella gestione dei dati.

 

Il libro muove da un assunto, formula una ipotesi di lavoro, la discute ampiamente nel corso della esposizione, traccia conclusioni e formula proposte.

 

L’assunto è il seguente. “Viviamo in un periodo di crisi profonda sul piano sociale e politico, in cui la rivoluzione tecnologica dell’algoritmo originata dall’innovazione digitale modifica i parametri abituali, sposta i punti di riferimento e crea una soluzione di continuità con il passato sotto vari profili, ciascuno peculiare, ma tutti tra loro collegati. Ne consegue una complessità multilivello (europeo e nazionale) instabile, perché dipende da variabili non controllabili”.

 

L’ ipotesi di lavoro è quella dell’ingresso in Italia, in ciascuno dei mercati regolati più sensibili all’evoluzione della gestione dei dati mediante algoritmi (comunicazioni, energia, banche, mercati finanziari, assicurazioni, trasporti), di un operatore nuovo specializzato nella raccolta e nella gestione dei dati.

 

Per discutere l’ipotesi di lavoro e le sue conseguenze, ad un primo capitolo, di carattere introduttivo, ne seguono altri cinque.

Nel secondo capitolo, si esaminano i mercati dalla prospettiva della gestione algoritmica e si individuano i problemi che essa pone. In questo capitolo, in particolare, da un lato, si introducono le nozioni principali che accompagneranno lo svolgimento dell’analisi: tra queste, quelle delle blockchains, degli smart contracts, della responsabilità artificiale. Dall’altro lato, si esamina la struttura della regolamentazione e si definiscono i confini del c.d. circolo regolatorio. Il divieto di subdelega del potere esecutivo, assegnato alla Commissione europea, pur formalmente previsto dai Trattati, è eluso di fatto nella pratica. All’opposto, regolamenti e direttive affidano agli Stati ampia discrezionalità nella esecuzione del diritto dell’Unione. Capita spesso (come accade in Italia), però, che il legislatore nazionale, a sua volta, rinunci a scegliere una delle soluzioni consentite dal legislatore europeo e rinvii tale scelta al regolatore nazionale. Uno spazio viene lasciato al mercato, sicché gli operatori devono mostrarsi diligenti nel definire da soli (autoregolamentazione) o assieme al regolatore (co-regolamentazione) le ulteriori regole eventualmente necessarie per consentire un funzionamento corretto del mercato. Il decisore di ultima istanza della fase applicativa della regolazione, tuttavia, è il giudice: “separa le regole quando sovrapposte, le integra quando queste dimenticano vuoti, crea il diritto perché non lo applica, lo esegue”.

 

I tre capitoli successivi servono a verificare se le regolazioni attuali siano adeguate a fornire risposte adeguate ai problemi posti dalla gestione algoritmica dei dati.

La trattazione è divisa in due parti. Il capitolo 3 ha per oggetto le regolazioni orizzontali – in particolare, la concorrenza e la protezione dei dati personali.

I capitoli 4 e 5 analizzano le regolazioni verticali, quelle che l’autore definisce i “silos” regolatori: trattando, rispettivamente, dei tre settori tra loro connessi delle banche, dei mercati finanziari e delle assicurazioni (capitolo 4); e dei mercati delle comunicazioni, dei trasporti e della energia, tra loro comparabili, perché caratterizzati da una economia a rete e da una infrastruttura nazionale unica e difficilmente replicabile (capitolo 5).

 

Questi capitoli hanno una struttura sostanzialmente uniforme. Si verificano le condizioni di ingresso in ciascun settore e le attività che i “signori dell’algoritmo” vi svolgono o vi potrebbero svolgere. Si misura, quindi, il grado di resilienza di ciascun settore nei confronti dell’ingresso e delle attività degli operatori tecnologici, sulla base delle attività già svolte dal mercato, nel perimetro della autoregolamentazione o della co-regolamentazione. Successivamente, si individuano i poteri regolatori e di vigilanza, esercitabili dalle diverse autorità di regolazione, in autonomia o in comune con altre autorità nazionali o sovranazionali. Infine, si considerano le tutele e i diritti dei consumatori/utenti, quelle attuali e quelle necessarie e opportune, misurando la distanza tra le prime e le seconde, su un piano pubblicistico e privatistico.

 

L’ultimo capitolo tira le conclusioni dell’analisi e formula quattro proposte.

Una prima conclusione sta in ciò, che la sospensione delle regole nell’ambiente digitale, sviluppatosi via internet e liberato da responsabilità per le imprese che vi operano, ha creato di fatto un doppio binario, inizialmente giustificato dalla necessità di consentire lo sviluppo di un mercato giovane e di aumentare la concorrenza- almeno potenziale- nei settori regolamentati. Il binario della deregolamentazione digitale si è confrontato con i binari settoriali, diversi tra loro, spesso disciplinati da norme europee molto dettagliate anche sotto il profilo della loro applicazione. Questa situazione ha creato incertezza sui mercati e favorito la concorrenza tra ordinamenti, ognuno dei quali concentrato, nella mancanza delle regole di applicazione, a creare le condizioni migliori per attrarre investimenti e sviluppo o, quanto meno, a gestire una crisi di sistema con strumenti autonomi.

La seconda conclusione è la seguente. L’ indicata varietà normativa e regolatoria (a livello europeo e a livello nazionale), sia nei profili orizzontali che in quelli verticali, in molti casi ha rischiato di rallentare, anziché sostenere, la capacità di reagire alla evoluzione tecnologica, per una pluralità di ragioni, alla descrizione delle quali il volume dedica una analisi di dettaglio. Ne deriva anche una duplice difficoltà per l’interprete: dare sistematicità a una serie di interventi che, visti da una prospettiva nazionale, appaiono frammentari e occasionali; fornire una interpretazione che consenta una applicazione effettiva delle norme, secondo una serie di principi indicati dall’Autore.

 

Le quattro proposte non sono tra loro necessariamente alternative e assumono quale presupposto comune “il welfare che intendiamo garantire in Europa”.

La prima di esse, a normativa invariata, illustra le potenzialità dell’autoregolamentazione o della co-regolamentazione per sviluppare forme di tutela già nella fase fisiologica del rapporto, non solo in quella patologica.

La seconda, anche essa a normativa invariata, individua i margini di manovra delle autorità nazionali e delle agenzie europee di regolazione.

La terza propone un mutamento della regolazione dei mercati che tenga conto delle dinamiche attuali e assecondi i loro presumibili sviluppi futuri, consentendo anche nell’Unione europea una evoluzione controllata del sistema.

La quarta proposta ipotizza un intervento diretto sui mercati per garantire una gestione unitaria del sistema e accompagnare i mercati stessi nelle fasi di sviluppo ormai non contrastabili.