Luigi Pintor: ricordando Giaime

Nella notte del 1° dicembre 1943 Giaime Pintor (Roma, 1919), giornalista, scrittore tra i più promettenti della giovane generazione, acuto intellettuale, collaboratore della casa editrice Einaudi fattosi partigiano, morì per lo scoppio di una mina tedesca mentre cercava di raggiungere i gruppi combattenti volontari che andavano costituendosi oltre le linee nazifasciste. 24 ore prima aveva scritto e lasciato per il fratello Luigi una intensa e commovente lettera, che rappresentava in fondo lo scatto di dignità e di nobiltà d’animo di una intera generazione di giovani impegnati nella Resistenza. Tre anni dopo Luigi lo avrebbe ricordato nell’articolo sul periodico comunista “Rinascita” dal quale sono tratte queste poche righe.

Sono passati due anni da quando, per la prima volta, ricercammo nella vallata di Castelnuovo al Volturno la salma di mio fratello Giaime, ucciso a 24 anni nella notte del 1° dicembre 1943 da una mina tedesca, mentre tentava di passare il fronte e di raggiungere una banda partigiana da poco sorta nel Lazio. Ritrovammo allora la salma di Giaime sepolta nell’aperta campagna, al margine di una vigna incolta. Nel gennaio scorso, a due anni di distanza, sono ritornato nel paese di Castelnuovo, ancora nelle stesse condizioni di rovina e di totale abbandono in cui la guerra lo ha lasciato, per esumare la salma di Giaime dal tumulo improvvisato e predisporne il trasporto a Roma. Per quell’occasione, l’intera popolazione contadina ha sospeso il lavoro, si è unita a noi ed è scesa con noi nella vallata. Sono stati i contadini a scavare la terra e a caricare la bara sulle spalle, e il silenzioso funerale di Giaime ha di nuovo attraversato la campagna fino al cimitero del paese, anch’esso stravolto dalla guerra, seguito dalle famiglie contadine come se si fosse trattato di uno dei loro morti (…).

Ora scrivo per dire come (…) abbia visto, convivendo coi contadini in quelle ore, questi contadini di Castelnuovo comprendere la vita di Giaime e farsene partecipi con noi. Essi erano lontano dal conoscere le sue opere e i suoi scritti; se li avessero conosciuti, non avrebbero probabilmente potuto comprenderli per quello ch’essi significavano in realtà. Eppure, privi di argomenti da avanzare, di ricordi e di affinità, hanno compreso come cosa loro, come loro esperienza quotidiana, i motivi e il significato rivoluzionario non solo del gesto di Giaime, ma della sua figura complessa di intellettuale.

Luigi Pintor, Ricordo di Giaime Pintor, in “Rinascita”, a. IV, n. 3, marzo 1947, p. 61.