Encouraging and supporting Financial Innovation: 30 Raccomandazioni dal Gruppo di esperti ROFIEG

Quanto l’attuale assetto europeo di regolazione e vigilanza dei mercati finanziari è in grado di dare spazio al FinTech? E ancora, quanto questo stesso assetto è in grado di tutelare la stabilità del sistema dai rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie? Fornisce una risposta a questi interrogativi il Rapporto – oggetto del presente commento – pubblicato di recente da un Gruppo di esperti nominato dalla Commissione Europea (ROFIEG).

 

Lo scorso dicembre il Gruppo di esperti ROFIEG (Regulatory Obstacles to Financial Innovation), ha pubblicato il proprio Report finale nel quale rivolge alla Commissione Europea “30 Raccomandazioni su Regolazione, Innovazione e Finanza”. Il Gruppo è stato istituito nel giugno 2018, con un duplice incarico. Dal un lato, è stato richiesto di analizzare in quale misura la vigente struttura dei mercati finanziari sia “technology-neutral” e in grado di dare spazio alle innovazioni FinTech. Allo stesso tempo, al Gruppo è stato attribuito il compito di valutare come la stabilità e l’integrità del sistema finanziario e la tutela dei consumatori e degli investitori possano essere garantiti alla luce dei rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie.

L’incarico si pone nell’ambito delle iniziative sorte a livello europeo in occasione della pubblicazione dell’Action Plan per il Fintech della Commissione dell’8 marzo 2018. È noto che le nuove tecnologie pongono per il settore finanziario, al contempo, nuove sfide e nuove opportunità.

Le stesse, applicate alla prestazione di servizi e attività finanziari, possono apportare significativi benefici in termini, ad esempio, di velocità degli scambi e delle operazioni sui mercati, di riduzione dei costi, di maggiore liquidità e maggiore accessibilità ai servizi finanziari. Allo stesso tempo, tuttavia, come accade anche in altri settori in cui vengono applicate, le nuove tecnologie possono incidere negativamente sui diritti fondamentali degli individui, come la protezione di dati, e costituire una minaccia alla stabilità e all’integrità dei mercati, se utilizzate in modo distorto.

I quadri di regolamentazione e di vigilanza in Europa, secondo quanto affermato dalla Commissione, dovrebbero, dunque, consentire alle imprese operanti nel mercato unico dell’UE di beneficiare dell’innovazione finanziaria e di fornire ai loro clienti i prodotti più adeguati e accessibili, ricercando, allo stesso tempo, soluzioni che consentano di tutelare i consumatori, l’integrità e la competitività del mercato, senza ostacolarne l’innovazione.

Le raccomandazioni elaborate dal Gruppo di esperti si muovono proprio in questa direzione. Le si possono raccogliere in quattro principali suggerimenti, volti a migliorare il vigente quadro regolatorio, per l’appunto, sotto quattro diversi punti di vista.

Il primo attiene alla necessità di adattare gli strumenti regolatori attualmente vigenti ai nuovi rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie nel sistema finanziario. In tal senso, si evidenzia l’opportunità per i supervisors di sviluppare dei programmi di formazione del personale sulle nuove tecnologie e la necessità per i soggetti vigilati di dotarsi di adeguati livelli di “IT governance”.

La seconda raccomandazione va, invece, nella direzione di assicurare un level playing field, soprattutto tra FinTech start-ups e BigTech (incumbents). Gli strumenti proposti per realizzare tale obiettivo riguardano, tra gli altri, l’utilizzo dei c.d. facilitators (come i regulatory sandbox – N.B. inserire link di collegamento a mio post e post Averardi), la previsione di una regolazione uniforme, con standardizzazione della terminologia digitale.

Il terzo gruppo di recommendation attiene all’utilizzo dei Big Data, affermandosi che l’industria finanziaria è “data-intensive”, essendo sia il settore finanziario che quello bancario particolarmente dipendenti dai dati e dalle informazioni (si pensi alla concessione del credito o alla gestione dei portafogli di investimento). Assume, di conseguenza, una rilevanza centrale la necessità di conciliare l’accesso e l’utilizzo dei dati con la tutela della privacy, in quanto diritto fondamentale riconosciuto e garantito dal diritto europeo.

Da ultimo, le raccomandazioni prendono in considerazione il profilo dell’utilizzo etico dei dati, ritenendo che tanto la Commissione quanto le European Supervisory Authorities debbano attivarsi nel senso di assicurare la c.d. financial inclusion, al fine di evitare discriminazioni o di esacerbare l’esclusione di determinati gruppi di soggetti dall’accesso ai servizi finanziari.

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