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Industrialoni del Nord e impiegati ministeriali: “troppa gente alla finestra”

13/03/2026

Questa scheda contiene (per stralcio, se ne propongono qui solo alcuni passaggi salienti) un breve articolo del 19 aprile 1947. L’autore è Ettore Soave, il titolo “Disagio nei Ministeri. Troppa gente alla finestra”. Apparve sull’“Umanità”, organo del Partito socialista democratico, allora appena fondato col nome di Partito socialista dei lavoratori italiani, Psli (si era subito dopo la scissione di Palazzo Barberini che lo aveva diviso dal Partito socialista). Vale la pena di leggere il pezzo, perché riporta al clima degli ambienti ministeriali di quegli anni e a un certo costume che forse già esisteva durante il fascismo ma che comunque si radicò senza soluzione di continuità anche nella nuova Repubblica. Il pellegrinaggio a Roma, nei ministeri, degli “industrialoni” impomatati e muniti di macchine sfolgoranti, la grigia esistenza degli impiegati che assistono: “Troppa gente alla finestra”.

Sul mezzogiorno la prima parte di via Flavia, dalla parte di via Regina Elena, si trasforma in un parco di automobili. Poche però sono le macchine utilitarie che sostano in attesa: quasi tutte sono di classe, anzi andando su per il marciapiede si ha l’impressione di passare in rassegna una mostra automobilistica. L’aggettivo, anche se stilisticamente impuro, che si addice a queste macchine è imponente. Sono imponenti quelle alte e sono imponenti quelle basse, ultimo grido della carrozzeria. (…). Sono le macchine degli uomini d’affari che fra il mezzogiorno e l’una passano al Ministero dell’Industria a sollecitare le “pratiche”, le macchine degli autorevoli commendatori che sono tenacemente commendatori anche in regime repubblicano, le macchine degli industrialoni del Nord, di Como, di Varese, di Abbiategrasso, e qualche volta di Biella, che vengono a Roma sicurissimi di sé, nella loro corazzatura di milioni, e hanno sempre l’aria di dire: adesso arrivo io e metto tutto a posto. (…). Andando e venendo con le loro cartelle di cuoio grosso che costano dodici o sedici mila lire, gli uomini d’affari importanti e gli industrialoni del Nord parlano di movimenti di capitali e di milioni (…). Gli uscieri che hanno i loro tavoli nei punti strategici dei corridoi guardano a lungo questi uomini importanti vestiti da Caraceni e da Prandoni e che passando lasciano di sé un sottile e quasi impercettibile profumo di lavanda. Li guardano dalla testa ai piedi, dalle cravatte armoniose ai pantaloni di flanella immacolata, e poi, rapidi e attenti che nessuno li osservi, guardano le proprie scarpe che hanno perduto la forma e i propri pantaloni che non tengono più la stiratura (…). Alle finestre, le segretarie e le dattilografe che mettono il naso fuori, nel vedere tutti quei macchinoni s’incantano a sognare. Ecco, ci vorrebbe un giovane industriale, bruno ed elegante, che venisse a sollecitare una “pratica”, che entrasse nell’ufficio, si fermasse col sorriso negli occhi vicino alla macchina da scrivere e poi, con un gesto inverosimile e naturale come avviene nei sogni, le prendesse sottobraccio, dicendo: – Vieni, ci sposiamo e dopo andiamo a San Remo (…).

Talvolta, fra l’una e le due, gli imponenti industrialoni e gli impiegati del Ministero si trovano ad uscire insieme sulla via Flavia: i primi parlano di sblocco dei licenziamenti e di aumenti di capitale, gli altri pensano che, purtroppo, da qualche settimana è finito anche il magro fondo ministeriale per il lavoro straordinario.

Ettore Soave, Disagio nei ministeri. Troppa gente alla finestra, in “L’Umanità”, 19 aprile 1947.

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