Nelle lettere affettuose ma anche ricche di fitti scambi di idee e informazioni reciproche scambiate di continuo tra Ada e Piero Gobetti, un flash di vita parlamentare tipica del drammatico anno 1919. È l’epoca del primo governo Nitti, l’Italia vive la crisi profonda del dopoguerra, dalla smobilitazione alla polemica su Fiume italiana, dalla tragica carenza alimentare alla irruzione sulla scena politica dei due grandi partiti di massa resi ormai protagonisti dalla legge proporzionale. Domina la confusione e il conflitto. Gobetti è in settembre a Roma, dove assiste indignato dalla tribuna a quello che gli sembra (ed è) l’inverecondo spettacolo di un Parlamento ormai ingovernabile. Ne dà notizia alla fidanzata, rimasta a Torino: si sposeranno nel 1923; nel 1926, a soli 25 anni, Piero morirà a Parigi per le conseguenze delle violente percosse fasciste subite nell’aggressione di una squadraccia torinese.
Sono stato tutto il pomeriggio in Parlamento. M’è parso di assistere alla catastrofe. Che questi deputati fossero mascalzoni, farabutti, cretini, piccoli, lo sapevamo. Sino al punto cui sono arrivato oggi no. Non c’è stata seduta a cominciare dalle 15. Dopo otto ore di buffonate e di vigliaccherie basse, schifose, si è giunti, in un Parlamento che dovrebbe rappresentare l’Italia, noi, capisci, in un’accolita di dirigenti, di élites, si è giunti a una rissa volgare, a base di pugni, calci, sputi. E poiché la rissa non si poteva dominare (erano un centinaio a pestarsi) hanno fatto sgombrare le tribune perché il pubblico non vedesse tanta nefandezza.
Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, a cura di Ersilia Alessandrone Perona, Torino, Einaudi, 1a ed. 1991, qui ed. 2017, p. 169, lettera di Piero a Ada da Roma, 27 settembre 1919.