Virtù (e qualche vizio) della burocrazia postunitaria: l’analisi di Leone Carpi

Leone Carpi (Cento, 1810-Roma, 1898) è stato un economista, patriota (combattente della Repubblica romana e come tale esiliato), politico (deputato nel Parlamento del Regno di Sardegna), giornalista dalla penna felice ma al tempo stesso acuto testimone nei suoi scritti della fase cruciale che segnò la nascita dello Stato italiano. Ricca e varia la sua bibliografia, nella quale si segnalano un libro assai interessante, “Del riordinamento ammnistrativo del Regno” (Bologna, 1860); una serie di scritti sulla emigrazione degli italiani all’estero (sul tema fu veramente un precursore: si veda la sua “Statistica illustrata dell’Emigrazione”, Roma, 1878); e un “L’Italia vivente. Aristocrazia di nascita e del danaro. Borghesia, Clero, Burocrazia, Studi sociali”, pure edito nel 1878, dal quale sono tratte le righe che seguono.

Quest’ultimo libro è a noi utile in particolare per la classificazione della prima generazione degli impiegati italiani a seconda delle loro provenienze geografiche (piemontesi in testa, s’intende). Interessante poi la difesa della burocrazia unitaria (in altra pagine Carpi denunciava invece i vizi di quelle degli antichi Stati), anche se non aliena da denunziare i limiti di quel personale e la sua povertà non solo economica ma anche culturale.

Come mai tale interessante categoria di cittadini [la burocrazia ministeriale], la cui azione è vita della vita nazionale, è in Italia così cinicamente dispregiata? Quando parlasi di burocrazia fra noi è un dàlli dàlli generale. Anche quando si compiange, si vuole avvilire ed esautorare (…). A me risulta prima di ogni altra cosa che l’onestà vi signoreggia senza distinzione di grado e di povertà, e sono ben rari i casi di prevaricazione. Il contegno degli impiegati civili è in tesi generale lodevolissimo, qualora si tolga, riguardo a molti, un soverchio abbandono della dignità personale per farsi mancipi dei superiori.

[Certo:] la cultura fra essi lascia molto a desiderare. L’istruzione speciale vi è sin qui deficiente. Poveri e rassegnati non esercitano grande influenza. Verso il pubblico però ne hanno [sta per ‘ve ne sono’] non pochi che si dimostrano alteri e burberi, specialmente a riguardo di coloro che non hanno né titoli né ciondoli, e non si accorgono che per tal guisa si rendono odiosi alle classi medie (…).

[Ma] le famiglie degli impiegati sono frugali, virtuose e ben ordinate (…). L’amore per il lusso è in pochi, e naturalmente fra i più agiati (…). Gl’impiegati sono fra di loro compassionevoli ed in caso di sventura si aiutano a vicenda. Essi sono moltissimo solleciti dell’educazione e dell’istruzione dei figli. (…). La burocrazia è onesta. È capace di stentare la fame piuttosto che vendere un segreto d’uffizio.

Leone Carpi, L’Italia vivente. Aristocrazia di nascita e del danaro. Borghesia, Clero, Burocrazia, Studi sociali, Milano, Dott. Francesco Vallardi Tip. Editore, 1878, pp. 474-496.