Una “riservata” del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio, Gianfranco Pompei, datata 9 luglio 1964, informa il presidente dell’epoca Aldo Moro dei desiderata del presidente della Fiat Vittorio Valletta. Non si tratta che di uno dei tanti esempi in materia di interferenza della grande industria sui governi repubblicani, ma la perentorietà delle richieste (sia pure tradotte da Pompei in quel ripetuto verbo che le precede: “invoca”) dice molto sui rapporti di forza tra economia e politica.
Il prof. Valletta invoca gli attesi provvedimenti per l’esportazione, in primo luogo quelli tendenti a far gravare sulla collettività nazionale e non sulle singole imprese le assicurazioni sociali; in secondo luogo l’impiego o anche solo la minaccia delle clausole di salvaguardia; infine, a più lungo termine (ma è una ragione di più per mettersi subito all’opera) la riforma dell’IGE (…), che consentirebbe legittimamente il doppio beneficio di maggiori detrazioni all’esportazione e di una corrispondente maggiore imposizione alle importazioni (…). Il prof. Valletta invoca infine i provvedimenti per rianimare l’edilizia: le vendite della Fiat in tale settore (autocarri, grandi trattori) sono precipitate in modo preoccupante e si forma uno stock invenduto importante.
Archivio centrale dello Stato, Presidenza del consiglio, Gabinetto, 1862-1864, bb. 560-561, 9.2.37291. Cfr. anche G. Melis, Storia dell’amministrazione italiana, Bologna, il Mulino, 1996, p. 513 (che riporta e commenta la stessa fonte).