Manin Carabba con Giolitti: dall’ENI all’ISPE, esperienze di governo
23/05/2026
Manin Carabba (1937-2022) aveva, quando fu assunto all’ENI di Mattei nel 1961 appena 24 anni. Sarebbe rimasto nell’ente petrolifero fondato da Enrico Mattei sino al 1967, per poi confluire nello staff di Antonio Giolitti, già ministro del Bilancio mel primo governo Moro ma ora responsabile della sezione economica del Psi. Della sua esperienza in quegli anni “ruggenti” Carabba ci ha lasciato un libro assai prezioso (“Un ventennio di programmazione 1954-1974”, Laterza, 1977). Inoltre, in un altro più recente volume, le sue memorie postume pubblicate dagli amici Adele Asnaghi e Roberto Gallia, sono ricostruiti altri momenti e aspetti anche inediti della sua carriera. Qui si ripropongono tre pagine sul passaggio dall’ENI allo staff di Antonio Giolitti anche grazie alla presentazione di Giorgio Ruffolo.
Ruffolo, finché è stato all’ENI, mi aveva in simpatia. Aveva fatto fuori Niutta, il mio capo precedente [il magistrato e poi dirigente d’azienda Ugo Niutta, 1921-1984], per metterci Cassese; lui stimava Sabino e anche me, tanto è vero che quando poi andò al Ministero, a fare l’Ufficio del programma, appena ebbi difficoltà all’ENI lui mi aprì le porte. Quando si costituì il secondo governi Moro, il Ministero del Bilancio fu attribuito a Pieraccini perché Giolitti rifiutò di entrare al governo (…) per lealtà nei confronti di Lombardi, che tenne fuori la corrente dagli impegni di governo per perbenismo, perché non voleva passare come attaccato alla poltrona. (…) Così, con l’appoggio di De Martino e di Brodolini, segretario e vicesegretario del partito, Giolitti andò a ricoprire l’incarico di responsabile della sezione economica del Psi. Mi chiamò come vice e io ci andai, non mi ricordo se subito o un anno dopo. Era una cosa che allora si poteva fare, perché i partiti contavano, e anche il Ministro non poteva dire niente.
Alla sezione economica del partito c’erano anche Manca e Longo. Si facevano due riunioni alla settimana, e venivano anche i Ministri. Allora il rapporto tra partiti e uomini al governo era importante, non solo a sinistra ma, credo, anche nella Dc. Non c’era il discredito dei partiti. ( …). Io ebbi un paio di liti furibonde con Preti, che poi mi ritrovai come ministro. Avrei potuto avviarmi all’epoca alla carriera politica. Forse sono stato fesso a non farmi dare i soldi per un collegio e mettermi direttamente in politica; preferivo vivere con lo stipendio che avevo, prima dall’ENI e poi dall’ISPE, non mi andava di trovarmi i soldi, che pure mi furono offerti dall’ENI. Il capo delle relazioni pubbliche di Cefis, Franco Briatico, un uomo simpatico, mi invitò a fare un centro studi intitolato a Turati o a Matteotti. “Noi ti diamo i soldi per curarti un collegio”, fu l’offerta; io rifiutai, per perbenismo, e perché ero sotto l’influenza di papà mio, che era un magistrato integerrimo, che mi disse “se prendi i soldi dalla politica, sbagli, io non te lo consiglio, poi fai te”. Insomma, mi influenzò molto anche mio padre.
I ricordi di Manin Carabba raccolti e annotati da Adele Asnaghi e Roberto Gallia, presentazione di Adriano Giannola, Roma, aprile 2023, Quaderno Svimez n. 69, pp. 108-109.
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