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Punto di vista sulle Stablecoin: il progetto di euro digitale

Di: Alessia Madeddu

04/03/2026

L’euro digitale rappresenta una delle iniziative più discusse nel campo della politica monetaria e della finanza europea contemporanea. Esso nasce come risposta alla crescente digitalizzazione dei pagamenti e alla necessità di preservare il ruolo della moneta pubblica in un contesto dominato da operatori privati e tecnologie emergenti. La rivoluzione tecnologica e le nuove soluzioni digitali, come l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti, stanno realizzando una profonda trasformazione della moneta e ne evidenziano nuove potenzialità, rendendo necessario uno approfondimento sulle categorie giuridiche e sulla regolamentazione di settore.

 

Con la progressiva digitalizzazione dell’economia, i cittadini europei utilizzano sempre più spesso mezzi di pagamento digitali privati per effettuare le transazioni. Le banconote e le monete, che attualmente costituiscono le uniche forme di moneta di banca centrale a corso legale a disposizione del pubblico, non sono in grado da sole di sostenere l’economia dell’Unione europea nell’era digitale. Pertanto, il loro utilizzo nei pagamenti diminuisce man mano che gli acquisti online aumentano e le abitudini di pagamento del pubblico si spostano verso la grande varietà di mezzi di pagamento digitali privati offerti nell’Ue. Ciò mette a rischio l’equilibrio tra la moneta di banca centrale e i mezzi di pagamento digitali privati.

Tale tendenza potrebbe rafforzarsi in futuro con l’emergere di valute digitali di banca centrale e di cripto-attività di Paesi terzi emesse da imprese private, che potrebbero mettere in discussione il ruolo dell’euro nei pagamenti, sia dentro, sia fuori l’Unione europea. Si pensi al caso in cui le grandi piattaforme tecnologiche decidessero di adottare le stablecoin come mezzo di pagamento: in tale ipotesi, gli strumenti tradizionali (come banconote e carte) potrebbero essere spiazzati, con effetti negativi sulla sovranità monetaria.

A ciò si aggiunga il fatto che le stablecoin, se non adeguatamente regolate, possono comportare rischi significativi per la stabilità finanziaria, l’integrità dei mercati, la tutela dei consumatori e il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti.

La mancanza di una forma di moneta di questo tipo, utilizzabile nell’economia digitale e convertibile alla pari con i depositi delle banche commerciali, può compromettere il ruolo di ancoraggio monetario della moneta di banca centrale, indebolendo la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria nell’Ue (sul tema, si rinvia a un precedente contributo dell’Osservatorio sullo Stato Digitale, di G. Sciascia, Costi di un euro digitale: un recente studio di Copenhagen Economics sugli impatti per la stabilità finanziaria e i benefici per i consumatori).

In tale contesto, negli ultimi anni l’emissione di una valuta digitale di banca centrale per l’uso al dettaglio è stata oggetto di un’attenzione e una spinta significative.

In particolare, l’iniziativa dell’euro digitale nasce a partire dal 2020, con la pubblicazione del Report on a digital euro curato dall’Eurosistema. Nel 2021 è stata avviata la fase di investigazione per definire le caratteristiche fondamentali e le modalità di distribuzione dell’euro digitale. Il 1° novembre 2023, il Consiglio direttivo della BCE ha poi autorizzato la fase preparatoria del progetto, recentemente conclusa e volta a definire gli aspetti regolamentari, infrastrutturali e di mercato dell’implementazione dell’euro digitale. Dopo due anni di lavoro preparatorio, il 1° novembre 2025 è ufficialmente iniziata la nuova fase del progetto, che impegnerà l’Eurosistema nello studio degli aspetti tecnici, con l’obiettivo di avviare un esercizio pilota dalla metà del 2027.

Il lavoro progettuale si sta svolgendo in parallelo al processo legislativo, affinché l’Eurosistema sia in grado di emettere l’euro digitale appena quest’ultimo sarà concluso. La decisione finale sull’emissione dell’euro digitale richiederà, infatti, la previa adozione della normativa pertinente da parte delle istituzioni politiche comunitarie. A questo proposito, nel giugno 2023, la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento per l’introduzione dell’euro digitale, come parte del Pacchetto moneta unica, assieme a quella volta a sostenere l’uso del contante (in merito, si veda a un recente intervento della Vicedirettrice generale della Banca d’Italia, C. Scotti, Euro digitale, cripto-attività e finanza digitale).

L’obiettivo della proposta di Regolamento è di «garantire che la moneta di banca centrale a corso legale rimanga a disposizione del pubblico, offrendo nel contempo mezzi di pagamento all’avanguardia ed efficienti in termini di costi, garantendo un elevato livello di tutela della vita privata nei pagamenti digitali, mantenendo la stabilità finanziaria e promuovendo l’accessibilità e l’inclusione finanziaria». A tal fine, la proposta istituisce l’euro digitale che può essere emesso dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro, e fornisce il quadro normativo, volto a garantire l’uso efficace dell’euro digitale come moneta unica in tutta la zona euro, «rispondendo alle esigenze degli utenti nell’era digitale e promuovendo la concorrenza, l’efficienza, l’innovazione e la resilienza nell’economia digitale dell’UE».

L’euro digitale non si limiterà a rappresentare l’equivalente digitale del contante e dovrebbe introdurre funzionalità avanzate come gli smart contract all’interno del sistema finanziario regolamentato. Difatti, l’applicazione delle DLT in ambito monetario permette di creare un sistema di pagamento decentralizzato che possa tenere costante e immutabile traccia di tutte le transazioni, ma senza il coinvolgimento di terze parti. Pertanto, applicando questa nuova forma di tecnologia alla moneta, senza l’intervento di intermediari (persone fisiche o giuridiche) e senza il controllo di una pubblica autorità, stati e banche centrali possono creare un sistema di pagamento mediante il quale immettere nel circuito economico nuova moneta in forma digitale, con l’ausilio di algoritmi eseguiti automaticamente. Tutto questo rappresenta una nuova e decisiva fase del processo di digitalizzazione della moneta che consiste nel passaggio da una imponente struttura tecnologica basata su registri centralizzati a una basata su registri distribuiti.

Per l’Europa, il lancio di un euro digitale avrebbe un’importante funzione geopolitica. Negli ultimi anni, la corsa alle valute digitali di banca centrale è divenuta, infatti, un terreno cruciale della competizione economica e geopolitica globale. La diffusione delle tecnologie blockchain, la crescita delle stablecoin private e l’innovazione nei sistemi di pagamento hanno spinto le principali economie mondiali a esplorare nuove forme di moneta sovrana. La Banca popolare cinese (PBC) è stata la prima grande banca centrale ad avviare un progetto di valuta digitale di banca centrale per l’uso al dettaglio su vasta scala. Il pagamento elettronico in valuta digitale, comunemente noto come e-yuan o digital renminbi, è operativo in diverse città pilota dal 2020. Gli obiettivi principali del progetto cinese sono: (i) rafforzare il controllo statale sul sistema dei pagamenti; (ii) ridurre la dipendenza da piattaforme private; (iii) internazionalizzare il renminbi e contrastare il dominio del dollaro statunitense. L’e-yuan ha una forte valenza strategica: esso mira a creare un’infrastruttura di pagamento transfrontaliero alternativa a SWIFT e a promuovere l’uso internazionale del renminbi. Il progetto mBridge, condotto in collaborazione con Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Thailandia, rappresenta un passo concreto verso una rete asiatica di scambi digitali in valute sovrane.

L’esperienza cinese dimostra che una valuta digitale di banca centrale può costituire uno strumento di politica industriale e geopolitica, oltre che di innovazione monetaria. Tuttavia, il modello centralizzato della Banca popolare cinese è difficilmente replicabile nel contesto europeo, dove la tutela dei diritti fondamentali e la frammentazione istituzionale impongono un diverso equilibrio tra efficienza e libertà.

Quanto agli Stati Uniti, la discussione su un vero e proprio “digital dollar” è politicamente controversa: le preoccupazioni principali riguardano la privacy, il ruolo del settore privato e le potenziali implicazioni per la libertà economica individuale. In generale, rispetto all’Europa, gli Stati Uniti mantengono una maggiore fiducia nei confronti del mercato privato dei pagamenti e una minore urgenza di introdurre una valuta digitale sovrana. Questo riflette la posizione dominante del dollaro come valuta di riserva globale, che chiaramente riduce l’incentivo a adottare tale innovazione. Non a caso, il Genius Act vieta il lancio di una valuta digitale di banca centrale americana, che entrerebbe in conflitto con l’obiettivo di promuovere la diffusione delle cripto-attività private, per assicurare un flusso di acquisti sui titoli del tesoro Usa.

In tale scenario, l’introduzione dell’euro digitale rappresenta una sfida complessa e strategica per l’Unione europea. Le lezioni derivanti dalle esperienze internazionali evidenziano la necessità di un approccio multilivello, partecipativo e fondato su principi di tutela della privacy, inclusione e resilienza. Dal punto di vista politico, l’euro digitale può diventare uno strumento di sovranità monetaria e tecnologica, competitività internazionale e soft power europeo, affermando un modello di moneta digitale fondato su principi democratici e a tutela dei diritti fondamentali.

La governance dell’euro digitale rappresenta un nodo centrale per il successo del progetto, poiché deve bilanciare stabilità finanziaria, innovazione tecnologica, tutela della privacy dei cittadini e interoperabilità. A differenza di altre CBDC, caratterizzate da un controllo centralizzato, l’euro digitale deve operare in un contesto istituzionale complesso, con numerosi attori: Banca centrale Europea (BCE), emittente della moneta, responsabile della politica monetaria e supervisore della stabilità; banche commerciali e fintech, intermediari nell’erogazione dei servizi ai cittadini e nelle transazioni digitali; autorità nazionali di regolamentazione, responsabili del monitoraggio del rispetto delle normative nazionali e della protezione dei consumatori; consumatori e imprese, destinatari della moneta digitale e attori della fiducia pubblica.

La governance multilivello europea deve combinare efficienza operativa e responsabilità democratica, prevenendo il rischio di concentrazione del potere tecnologico e finanziario. Secondo le Linee guida pubblicate dalla Banca centrale europea essa si fonda su cinque principi: (i) separazione tra emissione e distribuzione: la BCE emette la moneta digitale, ma il contatto con i cittadini è mediato da intermediari autorizzati, riducendo il rischio di disintermediazione bancaria; (ii) protezione della privacy e dei dati: la moneta digitale sarà progettata per consentire transazioni pseudonime, garantendo la riservatezza pur permettendo controlli anti-riciclaggio e antiterrorismo (AML/CFT); (iii) resilienza operativa e sicurezza cibernetica: saranno adottati sistemi ridondanti e tecnologie DLT testate per garantire continuità anche in caso di attacco informatico o guasto tecnologico; (iv) inclusione finanziaria: l’euro digitale dovrà essere accessibile a tutti, comprese le fasce di popolazione più vulnerabili o che non accedono ai servizi bancari; (v) interoperabilità internazionale: l’euro digitale dovrà integrarsi con altre reti di pagamento e altre valute digitali per facilitare il commercio e gli scambi transfrontalieri.

L’adozione dell’euro digitale sarà progressiva e modulare e il suo successo dipenderà dalla coordinazione tra Banca centrale europea, banche centrali nazionali e banche commerciali, regolatori e cittadini, nonché dal design tecnologico e dalla capacità politica di bilanciare innovazione e sicurezza.

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