Orizzonti: gli Editoriali dell’OSD – Numero 20, Gennaio 2026 Semplificazione e accelerazione come fattori di attrattività per l’high-tech in Italia

Negli ultimi anni, il legislatore italiano ha introdotto diversi strumenti volti a semplificare le procedure amministrative e a rafforzare l’attrattività del Paese per gli investimenti nelle nuove tecnologie. Accanto ai poteri sostitutivi e ai meccanismi di accelerazione procedurale, sono stati previsti modelli di autorizzazione unica, l’uso di strumenti digitali di coordinamento amministrativo e l’implementazione di fondi per garantire agevolazioni finanziarie. Le prime applicazioni nei settori dei data center e della microelettronica mostrano l’emergere di un nuovo paradigma di intervento pubblico, fondato sull’integrazione tra semplificazione amministrativa, politiche industriali e misure fiscali a sostegno dell’innovazione digitale delle imprese.

 

 

Negli ultimi anni il governo italiano ha introdotto strumenti normativi innovativi per sburocratizzare le procedure amministrative e favorire gli investimenti in nuove tecnologie. L’obiettivo è duplice: da un lato, accelerare l’avvio di progetti strategici (come data center, impianti per semiconduttori e infrastrutture digitali), dall’altro rendere l’Italia più competitiva nell’attrazione di capitali esteri in settori hi-tech. Queste riforme comprendono nuove procedure semplificate, commissari straordinari dotati di poteri speciali, sportelli unici digitali e un’Unità di missione dedicata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

Le prime mosse verso una “fast track” autorizzativa risalgono al Governo Draghi (2021–2022), nel contesto del PNRR. Il decreto-legge 77/2021 recante “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, ha introdotto all’art. 12 un potere sostitutivo generale in caso di inerzia amministrativa, mentre il decreto-legge 50/2022 recante “Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti”, ha previsto all’art. 30 uno specifico potere sostitutivo in caso di inerzia o inadempimento per investimenti produttivi privati di almeno 25 milioni di euro, ripartendolo tra Consiglio dei ministri e Ministero delle imprese e del made in Italy (G. Savini, Semplificare per attrarre gli investimenti, ecco a che punto è la strategia italiana).

Il punto di svolta è rappresentato dal decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104 (convertito con modifiche dalla legge 136/2023), intitolato “Disposizioni urgenti in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici”. In particolare, l’articolo 13 del d.l. 104/2023 ha introdotto una procedura straordinaria per la realizzazione di programmi di investimento di interesse strategico nazionale. Questo strumento consente al Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy, di dichiarare di preminente interesse strategico grandi investimenti, sia esteri che domestici, in Italia (di valore complessivo non inferiore a 1 miliardo di euro e con rilevanti ricadute occupazionali) che richiedano complesse autorizzazioni a livelli multipli (enti locali, Regioni, Stato, ecc.). La dichiarazione attiva immediatamente un iter ad hoc: con decreto del Presidente del Consiglio viene nominato un Commissario straordinario di Governo (d’intesa con la Regione interessata) incaricato di coordinare e accelerare tutte le attività amministrative necessarie al progetto, avvalendosi dell’Unità di Missione Attrazione e Sblocco degli Investimenti istituita presso il Mimit. L’innovazione consiste nell’avvio di un procedimento unico di autorizzazione: tutti gli atti abilitativi necessari, concessioni edilizie, autorizzazioni ambientali, paesaggistiche, nulla osta vari confluiscono in un’unica Autorizzazione Unica rilasciata dal Commissario al termine di una Conferenza di Servizi unificata, convocata dallo stesso Commissario, che sostituisce ad ogni effetto tutti gli altri provvedimenti o pareri richiesti. In altre parole, si crea una “one-stop approval” che condensa iter che altrimenti sarebbero frammentati su più uffici e con tempi lunghi.

Gli effetti di questa procedura semplificata si stanno già vedendo in alcuni progetti concreti. Ad esempio, nel settore data center, il Consiglio dei ministri del 29 novembre 2024 ha dichiarato di interesse strategico nazionale l’espansione della Regione AWS Europe (Milano), una nuova “availability region” di Amazon Web Services, nominando il prefetto Giorgio Zanzi come Commissario straordinario per coordinare tutte le autorizzazioni del caso.

Analogamente, nel campo dei semiconduttori, il 27 settembre 2024 è stato dichiarato di interesse strategico nazionale anche l’investimento Vulcan Project – Silicon Box, da 3,2 miliardi di euro, annunciato dalla startup singaporiana Silicon Box per realizzare a Novara (Piemonte) un impianto avanzato di chiplet packaging (il primo del genere in Europa) (G. Taraborelli, I recenti investimenti nella microelettronica in Italia: da Silicon Box a STMicroelectronics). Il Governo ha riconosciuto il programma come strategico e ha incaricato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, come Commissario straordinario per seguire il progetto.

Un ulteriore caso emblematico riguarda le infrastrutture digitali: la società statunitense Vantage Data Centers ha pianificato investimenti significativi in Italia e, in data 2 ottobre 2025, il CdM ne ha deliberato il carattere strategico ai sensi dell’art. 13, attivando così il percorso autorizzativo accelerato per nuovi campus di data center da realizzarsi in Lombardia.

Questi esempi mostrano come il “modello commissariale” venga applicato a progetti dal cloud alla microelettronica con l’intento di dimezzare i tempi autorizzativi e dare certezze agli investitori. Già nei primi mesi dal varo della riforma, il Mimit ha segnalato un forte interesse da parte di multinazionali: il Ministro Urso ha dichiarato, nel giugno 2024, che nei primi sei mesi del 2024 l’Italia ha attratto oltre 9 miliardi di euro di investimenti nei chip, più di qualsiasi altro Paese UE: essa evidenzia come l’Italia stia provando a colmare il gap in settori ad alta tecnologia grazie anche a questi strumenti normativi.

Parallelamente alle misure nazionali per singoli grandi progetti, il 2023 ha visto anche un riordino delle Zone Economiche Speciali (ZES) del Mezzogiorno, con l’obiettivo di attrarre investimenti in aree meno sviluppate tramite incentivi e snellimento burocratico. È stata istituita la ZES Unica Mezzogiorno (in vigore dal 2024), accorpando le precedenti 8 zone speciali in un’unica zona economica a livello interregionale. Uno dei pilastri di questa riforma è lo Sportello Unico Digitale ZES (denominato SUD ZES), operativo dal 1º marzo 2024 come portale telematico centralizzato. Lo sportello digitale costituisce l’interfaccia unitaria attraverso cui le imprese possono presentare le istanze per ottenere l’Autorizzazione Unica ZES, uno speciale titolo abilitativo introdotto dagli articoli 14 e 15 del decreto-legge 124/2023 (convertito con legge 162/2023) per semplificare le nuove iniziative nelle ZES. Lo Sportello Unico ZES rappresenta una best practice di digitalizzazione della PA, in linea con gli obiettivi di cittadinanza digitale e interoperabilità delle banche dati pubbliche: un unico portale in grado di dialogare con tutte le amministrazioni competenti, semplificando la vita alle imprese e riducendo le occasioni di errore o duplicazione. Lo sportello digitale, inoltre, permette un tracciamento trasparente dello stato delle pratiche da parte di imprese e istituzioni, riducendo opacità e discrezionalità.

Questa innovazione si affianca agli incentivi fiscali ZES, in particolare un credito d’imposta sugli investimenti produttivi, prorogato fino a fine 2028). Queste misure mirano a rendere il Sud Italia più attrattivo per progetti industriali innovativi. Ad esempio, filiere come l’elettronica e le tecnologie digitali sono esplicitamente indicate tra quelle prioritarie nel Piano strategico ZES: se un investitore high-tech sceglie di aprire un data center o un impianto di componentistica in una regione meridionale ZES, beneficerà sia di sgravi finanziari, che di un percorso autorizzativo rapido e accentrato.

Accanto agli strumenti di semplificazione procedurale e di accelerazione amministrativa, il legislatore ha rafforzato il quadro di attrattività degli investimenti tecnologici anche attraverso le misure di politica fiscale e industriale contenute nella legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che delineano una strategia di sostegno all’innovazione digitale delle imprese fondata su incentivi selettivi, continuità degli strumenti e integrazione con le politiche per la transizione tecnologica. In particolare, la legge reintroduce, a partire dal 1° gennaio 2026, un iperammortamento rafforzato per gli investimenti in beni strumentali e software Industria 4.0, consentendo alle imprese di maggiorare fiscalmente il costo dei beni fino al 180 per cento per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, con aliquote decrescenti per scaglioni superiori. La misura, applicabile anche ai beni immateriali, alle piattaforme digitali e ai sistemi di interconnessione, mira a incentivare l’adozione di tecnologie avanzate (automazione, digitalizzazione dei processi produttivi, data management) e si colloca in una logica di stabilizzazione degli incentivi, dopo la fase transitoria dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0.

Il disegno complessivo è rafforzato dal rifinanziamento del Fondo Industria 4.0, volto a evitare discontinuità negli investimenti già avviati, e dal potenziamento di strumenti tradizionalmente centrali per la diffusione dell’innovazione digitale tra le PMI, come la Nuova Sabatini, che beneficia di nuove risorse e di maggiorazioni per gli investimenti in tecnologie digitali.

Alla luce delle iniziative sopra descritte, in un contesto internazionale sempre più competitivo, appare evidente che l’Italia sta mettendo in campo strumenti normativi moderni per accelerare la trasformazione digitale e industriale del Paese. Le procedure speciali varate da recente, dal potere sostitutivo generalizzato alla corsia rapida per investimenti esteri o nazionali strategici, fino allo sportello unico digitale per le ZES, rappresentano un cambio di paradigma nella pubblica amministrazione economica. Il tema della semplificazione amministrativa per lo sviluppo tecnologico è ormai al centro dell’agenda italiana e il modello delineato potrebbe fare scuola (si pensi agli Stati Uniti che hanno annunciato iniziative simili volte a semplificare e accelerare l’approvazione di progetti infrastrutturali di rilievo come data center). La speranza è che, attraverso un uso sapiente di queste misure, l’Italia riesca finalmente a coniugare innovazione e buone istituzioni, rendendo il “sistema Paese” un terreno fertile per le imprese del futuro.

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