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Tra fascismo e post-fascismo: breve storia di un direttore generale

19/09/2026

Aleardo Sacchetto (Isola Vicentina, 1900-Bassano del Grappa, 1979) fu dal 1925 insegnante nelle scuole medie, poi dal 1928 segretario particolare dell’allora sottosegretario alla Pubblica istruzione Emilio Bodrero, quindi provveditore agli studi a Padova dal 1936. Fu poi, in età repubblicana, titolare di diverse direzioni generali del Ministero della pubblica istruzione. E infine fu promosso, nel 1965, consigliere della Corte dei conti. Presidente del Vittoriale degli italiani dal 1964 al 1974, consigliere del Museo per l’arte e la tecnica di Milano, presidente della Casa di Dante, della Società Dante Alighieri, membro della Commissione italiana per l’Unesco, dal 1968 fu nominato direttore dell’Ente nazionale biblioteche popolari e scolastiche e ne fu poi il presidente dal 1971 al 1975. Una carriera col vento in poppa, insomma, percorsa senza intoppi tra fascismo e Repubblica. Nel periodico socialista “Politica e Mezzogiorno”, “rivista trimestrale di studi meridionalistici” fondata e diretta da Beniamino Finocchiaro, un anonimo collaboratore, siglandosi “Travet”(sarà stato un ex dipendente di Sacchetto?), ne tracciava nel 1965, all’atto della promozione in Corte dei conti, questo breve ritratto al vetriolo.

Quando il prof. Sacchetto reggeva nell’Era Fascista la Direzione generale dell’istruzione elementare, un manganello, simbolo di virile cultura, faceva bella mostra di sé sul tavolo accuratamente sgombro di carte, segno dispregiato di attività sedentaria. Ieri, nel suo Ufficio di Direttore generale degli affari generali, personale e uffici amministrativi, alle carte fu fatta qualche concessione e il manganello non era più in vista, ma il prof. Sacchetto conserva la persuasione che ogni luogo, ogni ufficio avrebbe dovuto costituire l’ultima trincea contro il disordine democratico: continuò a chiamare a rapporto quotidianamente funzionari e collaboratori e ad impartire ordini draconiani e indiscutibili. Cauto nelle scelte, egli si fidò degli elementi migliori, immuni da nefaste ideologie, che potessero vantare una comprovata esperienza di autorità ed energia nel miglior tempo antico. E per realizzare una efficace solidarietà, egli preferì i compagni che seppero come lui reggere all’oscura sorte delle epurazioni. Alla testa di questo manipolo di uomini sicuri e decisi, il prof. Sacchetto poté garantire l’ordine e la disciplina nel Ministero della P.I., per l’estrema difesa della cittadella della Scuola, assediata dai mostri incombenti della cultura d’oggi e dalle schiere minacciose dei Sindacati.

Un Travet, Burocrazia e razzismo. Una scelta sicura, in “Politica e Mezzogiorno”, II, n. 1, gennaio-marzo 1965, p. 140. Su Sacchetto cfr. però la voce di Giorgio De Gregori, in Id. e S. Buttò, Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario biobibliografico 1900-1990, Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 1990

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