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Ruggero Grieco: “Badi a come parla, Eccellenza sarà Lei!”

07/11/2026

Ruggero Grieco (Foggia, 1893-Massa Lombarda, 1955), già militante socialista, è stato nel 1921 tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, seguace  del suo primi leader Amadeo Bordiga. Nella frazione “bordighista” – detta “astensionista” – Grieco faceva parte sin dal 1919; nel 1920 – anche in rappresentanza di quel gruppo – era entrato a far parte della segreteria nazionale del Psi, ciò che ne avrebbe fatto uno degli uomini di punta nella costruzione del nuovo Partito comunista scaturito poi dalla scissione di Livorno. Fu proprio lui, anzi, a redigere la dichiarazione, letta da Bordiga il 21 gennaio 1921, con la quale la frazione abbandonava i lavori congressuali del Psi e fondava di fatto il nuovo Partito. Frattanto la situazione politica italiana volgeva al peggio. Grieco fu arrestato e tenuto in carcere per qualche settimana  nel 1922-23, poi ancora dal 30 marzo al 26 ottobre (assolto per insufficienza di prove). Il suo straripante fascicolo nel Casellario centrale (la grande anagrafe dei sovversivi oggi conservata nell’Archivio Centrale dello Stato) testimonia in quale considerazione fosse tenuto dalla polizia fascista. Maturava frattanto in quei mesi la cosiddetta “svolta” del Pcd’I, che comportò l’isolamento di Bordiga e l’avvento alla segreteria del partito di Antonio Gramsci. 

Grieco, distaccandosi dal suo vecchio leader, ascese ai vertici del partito come responsabile della stampa e propaganda, divenendo assiduo collaboratore del giornale gramsciano “L’Ordine Nuovo”; e nell’agosto 1924 fu nominato responsabile della politica agraria del partito. Nel novembre 1924 sarebbe entrato alla Camera in sostituzione di un altro deputato comunista.

Lavorava intanto alla nuova Associazione nazionale detta “di difesa tra i contadini”. Al terzo congresso del Pcd’I (Lione, 1926) fu lui a svolgere la relazione agraria. Alla fine di quell’anno dovette riparare in Svizzera, ove sarebbe cominciato il lungo esilio. Nel 1927 fu condannato in contumacia dal Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato a 17 anni e 6 mesi di carcere. Ma intanto cresceva nei vertici del partito, essendogli affidati importanti incarichi interni (alla fine del 1934, a Parigi, sostituì Togliatti, richiamato a Mosca, assumendo la guida di fatto del Pcd’I).. Trasfertosi a Mosca, fu attivo nella propaganda antifascista della seconda guerra mondiale. Rientrò in Italia nel 1944 per essere subito nominato (1945) alto commissario aggiunto per l’epurazione.

Alto dirigente del Pci, studioso attento e responsabile della politica agraria del partito di Togliatti, fu eletto nella Assemblea costituente (membro del Comitato dei 75). Morì nel luglio 1955. Ha lasciato un’ampia bibliografia, specie sul tema della riforma agraria e della lotta contro il latifondo. I suoi “Scritti scelti” furono poi pubblicati in due tomi dagli Editori riuniti nel 1966; gli scritti per così dire “minori”, del periodo 1949-1955, comparsi in vari organi comunisti quali “L’Unità”, “Noi donne” e “Vie Nuove”, vennero a far parte di un volumetto pure postumo del 1984, “Diavoli ed eccellenze”. Da quest’ultima raccolta è tratta la pagina qui di seguito.

Credo sia arrivato il momento di bandire la crociata contro Sua Eccellenza la Stupidità. Intendo dire contro quel miserabile vezzo nazionale, derivatoci da secoli di servaggio, di umiliarci, inginocchiarci, piegarci di fronte a coloro che, nella nostra ignoranza o nella nostra ingenua furberia, crediamo della reverenza o capaci di riconoscenza per i nostro ossequio servile. (…) Il titolo di eccellenza, diciamo la verità, è il più ambito, il più prelibato, per motivi che non voglio dire e quindi non dirò. Dopo la liberazione una legge tuttora in vigore abolì il titolo di eccellenza, che aveva avuto una mostruosa inflazione durante il ventennio, soprattutto (come avviene spesso nel campo delle onorificenze) tra coloro che non eccellevano se non in stupidità compatta, massiccia, strutturale. (…) Poi il fascismo fu spazzato e – con le cose da buttar via – si pensò anche a disfarsi del titolo svalutato di eccellenza, tanto compromesso. Eppure, negli ultimi anni, questo titolo ha ripreso vigore, così come hanno ripreso vigore le onorificenze. La recente campagna elettorale ha avuto manifestazioni orgiastiche dal punto di vista dell’uso dei titoli più clamorosi e chiassosi e impressionanti. Abbiamo letto manifesti che annunciavano a lettere cubitali la calata in questa o quella città, in questo o quel paese, di “S.E. l’On. Prof. Avv. Consigliere di Stato” e di molti altri simili personaggi. E vi era (io lo so con certezza) chi attendeva da questi prodigi dei discorsi che fossero almeno per il contenuto al livello della varietà di titoli che precedevano il loro nome, mentre tutto, poi, si riduceva a un goffo rumore, quasi a un sospiro schiacciato come quello che esalano quei curiosi funghi che si chiamano loffe non appena li si toccano. (…)

Certo, il fatto che il comitato civico di Borgocollefegato o la sezione del partito liberale di Binicco di Sotto o la federazione trevigiana della Democrazia cristiana, credano di annunciare i discorsi di “Sua Eccellenza”; o che dei cittadini italiani non ancora educati al costume civico repubblicano chiamino “Eccellenze” il Togni, il Gonella, il De Gasperi, e anche il Raffaele Pio Petrilli non è tale fatto da provocarci il mal di testa. Ma se cominciamo a mettere in ridicolo questo mal vezzo, questa cattiva abitudine, questo malcostume residuo di antica fellonia, manifestazione di deficiente dignità civile e nazionale, facciamo buona opera morale e patriottica e repubblicana.

Io propongo, dunque, che sia messa in opera una beffa permanente, sui giornali, al teatro, al cinematografo, nella vita, contro Sua Eccellenza, contro il modo di incedere di Sua Eccellenza, contro la signora e la figlia diletta di Sua Eccellenza, contro i troppi motori che spetazzano dietro Sua Eccellenza, contro le entrate chiassose di Sua Eccellenza nei nostri paesi e nelle nostre città, contro l’omaggio delle autorità a Sua Eccellenza, anziché al professor Piripicchio, o al signor ministro, contro il saluto della cittadinanza annunciato dal sindaco a Sua Eccellenza, e così via.

Insomma, bisogna creare tale atmosfera sarcastica, di dileggio, di sfottimento attorno al titolo ridicolo, che l’essere chiamati Eccellenza provochi ilarità. Allora avverrà che colui il quale si senta dire: “Eccellenza, prego, passi di qua, passi di là” osservi risentito: “Scusi, Eccellenza sarà lei…”.

Ruggero Grieco, Diavoli ed eccellenze, a cura di Attilio Esposto, prefazione di Edoardo Sanguineti, Roma, Editori riuniti, 1984, pp.54-58. Il pezzo uscì in “L’Unità”, 3 settembre 1953. Ringrazio Leonardo D’Alessandro per avermelo segnalato.

Relatore non socio: