
Punto di vista sulle Stablecoin: la regolamentazione friendly di Trump
25/02/2026
Circa due anni dopo l’adozione del MiCAR in Europa, anche negli Stati Uniti arriva una disciplina per le cripto-attività, in particolare per le stablecoin: il 18 luglio 2025 è stata emanata la legge federale Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins Act, c.d. Genius Act (Public Law No. 119‑27). L’intervento normativo rappresenta il frutto di una chiara scelta politica, volta a favorire la diffusione delle monete private ancorate al dollaro, con possibili implicazioni significative in termini di stabilità e di sovranità monetaria, per l’Europa in particolare.
La distanza transatlantica in questo settore aumenta sempre più: gli Stati Uniti hanno una visione particolarmente favorevole del mondo stablecoin, visto come un’opportunità, mentre l’Unione europea appare scettica e cauta.
In questo secondo post del Punto di Vista dell’Osservatorio sulle stablecoin ci si soffermerà, dunque, sull’analisi delle principali regole dettate dal Genius Act e sulle implicazioni per l’area euro della scelta politica compiuta dal Legislatore statunitense.
Il 18 luglio 2025 è stato adottato dal Congresso statunitense il c.d. Genius Act. Secondo quanto riportato sul sito del governo, il Genius Act introduce una disciplina a tutela dei consumatori, assicurando la stabilità delle stablecoin con una serie di requisiti relativi alle riserve che gli emittenti devono detenere.
I punti chiave di tale intervento normativo, in sintesi, consistono nella previsione di:
- requisiti patrimoniali stringenti. È previsto l’obbligo di mantenere riserve 1:1, vale a dire che ogni stablecoin emessa deve essere interamente coperta da un dollaro o titoli di Stato americani molto liquidi (ad esempio, “[t]reasury bills with a remaining maturity of 93 days or less or issued with a maturity of 93 days or less”). Vi è un divieto di riutilizzo delle riserve, salvo alcune limitate eccezioni, nonché di offrire rendimenti o tassi di interesse sulle stablecoin.
- regole di trasparenza. Gli emittenti devono garantire la trasparenza sulle riserve, attraverso la pubblicazione mensile di appositi report; se l’emissione di stablecoin supera il valore di 50 miliardi di dollari in un anno, vi è l’obbligo di audit indipendenti annuali;
- disciplina anti-money laundering. Gli emittenti devono soggiacere alla normativa antiriciclaggio e KYC ed è prevista una protezione rafforzata per i consumatori i quali, in caso di fallimento dell’emittente, hanno la priorità per il rimborso rispetto agli altri creditori;
- regime di autorizzazioni. Gli emittenti devono chiedere e ottenere l’autorizzazione da parte delle autorità competenti (permitted payment stablecoin issuer). Non solo: a decorrere dai tre anni dall’adozione del Genius Act, è vietato ai prestatori di servizi sulle cripto-attività di offrire o vendere stablecoin che non sono emesse da un soggetto autorizzato.
È poi introdotto un sistema di vigilanza distinto tra livello statale e federale, a seconda del valore dell’emissione.
Nel presentare il provvedimento di legge, il Presidente Trump ha parlato di “rivoluzione”. Sfruttando le stablecoin si mira a sostenere la domanda di debito americano, con l’obiettivo di mantenere la promessa di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle crypto.
L’introduzione di una disciplina specifica per le stablecoin anche negli USA potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro che, negli anni, hanno ‘accusato’ l’America e, in particolare, il Presidente Trump di adottare una politica di favore per le cripto attività in generale.
Tuttavia, la previsione di regole specifiche non necessariamente conduce al superamento delle problematiche esistenti e da più parti sollevate. Difatti, non solo la regolamentazione contenuta nel Genius Act è per certi versi ritenuta insufficiente a gestire i rischi connessi all’uso delle stablecoin, ma, per altri, addirittura incrementa uno dei rischi ritenuti più significativi, che consiste nella sostituzione della moneta tradizionale, emessa da banche centrali, con moneta privata – e nei conseguenti effetti negativi sulla politica monetaria e sulla sovranità strategica.
Quanto al primo aspetto, come fa notare K. Rogoff (“Is Trump winning on Economic Policy?”, disponibile su Astrid) il Genius Act sarebbe poco più di un “regulatory skeleton”; viene richiamata, in proposito, l’assenza di regolamentazione bancaria del XIX secolo, quando non esistevano le banche centrali e le banche private emettevano moneta, con conseguenze disastrose in termini di frodi, instabilità e corse agli sportelli frequenti.
Con il Genius Act l’America ha fatto una scelta ben specifica, vale a dire quella di consentire la diffusione di monete private e, per usare le parole di Piero Cipollone (BCE) privatizzare la distribuzione di moneta pubblica, trasferendo valore dai contribuenti a entità private (si veda l’articolo pubblicato su Milano Finanza). La diffusione di monete private come strumento di pagamento può avere conseguenze molto negative in termini di stabilità finanziaria e di tutela dei risparmiatori, considerando che le stablecoin non godono delle tre caratteristiche proprie delle monete emesse da banche centrali, vale a dire “singleness, elasticity and integrity” (BIS, The next generation monetary and financial system, 2025, disponibile qui).
In un contesto finanziariamente integrato a livello globale, come è quello attuale, il rischio di instabilità finanziaria è reale. Questo aspetto è di particolare rilievo, posto che la frammentazione delle discipline a livello globale può contribuire ad accrescere i rischi per i risparmiatori, per la stabilità finanziaria e per la moneta, come in più occasioni evidenziato dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e dal Presidente della Consob, Paolo Savona (si veda, ad esempio, l’intervento alla Sapienza “Verso un duopolio monetario internazionale? Implicazioni per l’economia e i mercati finanziari” del 17 novembre 2025).
Oltre alla stabilità finanziaria, anche la sovranità monetaria, in particolare dell’area euro, è messa a forte rischio (per un’analisi degli impatti delle stablecoin sulla financial sovereignty si veda lo studio della DEA, The role of stablecoins in financial sovereignty, 2025).
L’adozione del Genius Act ha determinato una forte concretizzazione di tale rischio: difatti, la circostanza che le riserve per l’emissione di stablecoin debbano essere costituite dal dollaro o da titoli di Stato fa sì che queste criptovalute giocheranno un ruolo cruciale nell’assicurare il dominio globale del dollaro come riserva, generando un incremento della domanda del debito USA.
Il Genius Act è quindi il frutto di una chiara scelta del governo americano di promuovere l’uso e la diffusione delle stablecoin: come è stato fatto notare, questa scelta politica è funzionale alla risoluzione di un problema specifico degli Stati uniti, vale a dire l’enorme volume di debito pubblico accumulato (si veda l’articolo pubblicato su Financial Times “Why we should worry about stablecoins”).
La risposta che si sta delineando in Europa a fronte della legittimazione statunitense delle stablecoin ancorate al dollaro è l’istituzione dell’euro digitale. Come verrà rappresentato in maggior dettaglio nel prossimo post di questo Punto di vista, l’euro digitale può diventare uno strumento di sovranità monetaria e tecnologica, competitività internazionale e soft power europeo, affermando un modello di moneta digitale fondato su principi democratici e a tutela dei diritti fondamentali.
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