Mario Rigoni Stern: uno scrittore avventizio all’Ufficio del catasto
03/04/2026
Mario Rigoni Stern (1921-2008), nato e vissuto ad Asiago, è stato un importante scrittore del secondo dopoguerra, del quale si ricorderà qui almeno il bellissimo “Il sergente nella neve” (per il quale ebbe il Premio Viareggio 1953), e poi una serie di altrettanto significativi volumi (“Le stagioni di Giacomo”; “Il bosco degli Urogalli”; “Tra due guerre e altre storie”; i “Racconti di caccia” ecc.). Il breve pezzo che di seguito si propone (con pochi tagli) è tratto dal quotidiano torinese “La Stampa”, 13 dicembre 1980. Autobiografico, ricorda la sua lunga esperienza come impiegato nell’ufficio imposte del catasto del comune di Asiago, protrattasi dal dopoguerra sino al 1970.
L’ufficio era all’ultimo piano di una casa tra le più belle del paese, al piano di mezzo c’era la Pretura e al terreno l’Ufficio del Registro. In quegli anni l’inverno era sempre molto lungo e freddo, anche perché non c’era tanto da mangiare e pochi erano i mezzi per il riscaldamento: le stufe, che ogni mattina dovevamo ravvivare bruciavano legno di pino mugo che faceva più fumo che fiamme. Per questo da novembre a marzo tutti gli impiegati, Capo Ufficio compreso, ci stringevamo nello stanzone del Catasto per stare più caldi e consumare meno combustibile. Nelle mattine di dicembre, quando finalmente verso le dieci il ghiaccio alle finestre si scioglieva, attraverso i vetri potevamo vedere le cesene affamate che sui sorbi dietro la casa mangiavano avidamente le bacche rosse. I pennini, intinti nell’inchiostro ferro-gallico, correvano lasciando i loro segni sui registri quasi centenari, per scrivere lunghe file di nomi, i numeri di voltura, di repertorio, di registrazione; e poi Sezione, Foglio, Numero di mappa. Qualità e classe (sempre mio dava emozione il “pascolo con bosco d’alto fusto” perché allora la fantasia spaziava); e i redditi dominicali e agrari, con lire e centesimi, e le superfici: ettari, are, centiare; tutto in bella calligrafia, nello carico e nello scarico della partita, con precisa corrispondenza a bilancio. Così per tutte le mattine, per tutti i pomeriggi: dalle prime luci fino a notte fonda, e non si usciva a prendere un caffè e non ci si alzava dalla sedia per riscaldarsi le mani alla parete della stufa ma solamente per i registri dagli scaffali. (…)
Si faceva economia di inchiostro e di carta, di legna per riscaldarsi, di matite. Somme, bilanci, statistiche e situazioni venivano fatte tutte a memoria, manualmente, e al centesimo di lira per migliaia di cifre; al tempo dei ruoli per la riscossione prediale il lavoro non aveva orario; per i calcoli delle tariffazioni si usavano delle tabelline fitte fitte di cento numeri coi decimali fino a nove cifre dopo la virgola. Per scrivere ai superiori Uffici avevamo una vecchia Invicta che faceva il rumore di una mitragliatrice.
Una volta, era l’autunno del 1953 e lo ricordo perché il Titolare aveva scritto al Superiore Ufficio. Oggetto: Avventizio di 3° categoria Signor Rigoni Mario. Assenza dal servizio: “Si segnala che in data odierna il nominato in oggetto non si è presentato in Ufficio perché si è recato a Viareggio per ricevere un premio letterario. Tanto si comunica per i provvedimenti del caso. Con osservanza”. E mi levarono una giornata di paga e una di ferie.
In quell’autunno, dopo giorni e giorni di somme e chiamate di numeri per il riscontro, arrivammo alla fine di un bilancio di un ruolo con oltre mille ditte con la differenza di un centesimo: insomma la matricola dei possessori e il ruolo per la riscossione non bilanciavano! Per non rifare tutto il lavoro, dopo esserci consultati, decidemmo di caricare di nostra iniziativa quel centesimo di differenza sull’articolo del comune e quando venne l’Ispettore dicemmo che tutto era perfetto.
Mario Rigoni Stern, Quando l’inchiostro gelava. “Eroico” avventizio dell’Ufficio del catasto, in “La Stampa”, 13 dicembre 1980 (ma qui si riporta da “Burocrazia”, XXXVI, n. 1, gennaio 1981, pp. 21-22).
Relatore non socio:

