Manin Carabba all’ENI, il matrimonio, una grigliata sulla spiaggia con Moravia
30/05/2026
Manin Carabba (Siena, 1937-Roma, 2022), socialista, giurista, poi consigliere della Corte dei conti, fu uno degli uomini chiave della programmazione economica, partecipando da protagonista agli eventi succedutesi tra il 1963 (primo governo di centro-sinistra a partecipazione socialista, presidente Aldo Moro) e gli anni Ottanta, quando quei governi a quattro, Dc, Psi, Psdi e Pri, cominciarono a mostrare la corda. Prima di morire Carabba ha lasciata, sebbene non del tutto compiuta, una lunga intervista raccolta dagli amici Adele Asnaghi e Roberto Gallia. Capiterà ancora di tornare su questo testo, molto diffuso, che intreccia ricordi personali anche privati con l’analisi politica degli eventi vissuti da Carabba. Qui se ne apprezzerà la freschezza e la sincerità, che costituiscono del resto il carattere del documento anche in molte altre delle sue pagine.
Poi mi capitò una cosa del tutto casuale. Mattei, presidente dell’ENI, chiese a La Pira, che era stato mio professore di diritto romano, di indicargli un giovane a cui affidare uno studio sulle partecipazioni statali, studio di cui aveva bisogno perché era relatore di un parere del Cnel, che allora aveva un ruolo più importante. Mattei, che nella resistenza era stato a capo delle formazioni partigiane cattoliche ed aveva la sua influenza nella sinistra democristiana, era molto amico di La Pira, che come sindaco di Firenze gli aveva chiesto il salvataggio della Pignone, che poi entrò nella leggenda. Io l’ho sentita raccontare da La Pira, un sant’uomo che pigliava in giro anche sé stesso, e raccontava “ho telefonato a Mattei: Enrico, stanotte mi è apparsa la santissima Vergine e mi ha detto che tu salverai la Pignone”, lui parlava così. All’inizio Mattei era perplesso, ma poi la Pignone diventò l’azienda meccanica del gruppo ENI. La salvò La Pira. (…)
Quando Mattei chiese a La Pira uno studio sulle partecipazioni statali, La Pira si rivolse a Vittorio Citterich, che in seguito diventerà un giornalista illustre e in quel momento era una specie di guardiano di La Pira, nel senso che evitava che La Pira, che era un santo matto, dicesse enormità (ogni tanto lodava Mussolini, insomma andava guardato a vista). Vittorio era un mio amico, più grande di me, con il quale ci conoscevamo bene perché aveva fatto il liceo Michelangelo qualche anno prima di me. Intervenne a mio favore, definendomi “il più bravo laureato in giurisprudenza, [che] sta allo studio Barile, ecc. ecc.”. Così io feci questo lavoro, che poi fu pubblicato in ciclostile, come usava allora, dal Ciriec, che era un istituto di Milano diretto da Alberto Mortara, un organizzatore di cultura molto attivo. Con questo studio, che era molto buono, avrei sicuramente preso la docenza, senonché un allievo di Miele mi fregò il tema, e così ritardai di due‐tre anni l’ottenimento della libera docenza; in pratica mi hanno tagliato le possibilità concrete di puntare sulla carriera universitaria.
Comunque questo lavoro era un buon lavoro, Mattei lo apprezzò molto, lo utilizzò quasi integralmente al Cnel, come suo contributo per il parere sulle partecipazioni statali. Andò bene, e fu quello il motivo per cui fui assunto all’ENI. Solo in seguito ho scoperto che, oltre questo lavoro sulle partecipazioni statali, all’ENI avevano preso in considerazione anche il fatto che mio padre fosse un magistrato influente.
All’ENI dovevo prendere servizio il 18 settembre 1962. Il 2 settembre Margherita ed io ci sposammo, andammo in viaggio di nozze alle Eolie, scelta allora insolita e avventurosa.
A Vulcano incontrammo Alberto Moravia e Dacia Maraini, che stavano nell’hotel più lussuoso. Noi stavamo in un albergo più economico. Ci facemmo una grigliata insieme sulla spiaggia.
I ricordi di Manin Carabba raccolti e annotati da Adele Asnaghi e Roberto Gallia, presentazione di Adriano Giannola, Roma aprile 2023, “Quaderno Svimez” n. 69. La citazione è alle pp. 74-75.
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