La lunga genesi dell’Assemblea costituente fra primo e secondo dopoguerra
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DI Enrico Verdolini
La genesi dell’Assemblea costituente affonda le sue radici fra il Primo e il Secondo Dopoguerra, nell’esperienza di opposizione al regime fascista inquadrabile come «lunga Resistenza». Già alla fine del primo conflitto mondiale, alcuni partiti e personalità di varia estrazione avevano ragionato sulla possibilità di convocare una Costituente e avevano formulato alcune proposte. La lunga Resistenza fu lo spazio politico in cui l’idea di Costituente continuò a essere oggetto di riflessione e di confronto durante la dittatura fascista. Nel corso del Ventennio, il dibattito sulla Costituente proseguì in Francia, nella discussione aperta dalla Concentrazione antifascista, alla quale contribuì una pluralità di partiti e di figure intellettuali. Il dibattito fu poi continuato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), in seno al quale fu approfondita la proposta della Costituente, come prospettiva politica in grado unificare i vari partiti impegnati nella lotta di Liberazione: la proposta fu avanzata pubblicamente nel Congresso del CLN di Bari del gennaio 1944, per poi essere concretizzata nei decreti luogotenenziali 25 giugno 1944, n. 151, e 16 marzo 1946, n. 98. Nel Secondo Dopoguerra, la discussione ulteriore fu promossa dal Ministero per la Costituente, istituito per favorire la preparazione dell’Assemblea e la sensibilizzazione della cittadinanza. Attraverso la pubblicazione delle collane monografiche e del Bollettino ministeriale, si giunse alla conclusione di un dibattito ultraventennale. In definitiva, l’Assemblea costituente fu il coronamento della lunga evoluzione del pensiero dei partiti politici antifascisti. L’analisi delle vicende intercorse fra Primo e Secondo Dopoguerra aiuta a comprenderne meglio la portata complessiva.

