Il lascito intellettuale di Giannini e la fortuna di essere posteri
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DI Luisa Torchia
Massimo Severo Giannini avrebbe potuto dire, come Friedrich Nietzsche, che il suo tempo non era ancora ancora venuto perché Einige werden erst posthum geboren (alcuni nascono postumi). Il suo tempo, in compenso, si è protratto, e si protrae ancora, ben oltre i decenni nel corso dei quali egli è stato scientificamente attivo. I suoi studi, le sue analisi, le sue intuizioni non sempre sono state accolte con favore dai suoi contemporanei, tanto da meritarsi l’accusa — che sempre i tradizionalisti lanciano agli innovatori — di non essere studi ed analisi rigorosamente giuridici, a causa dell’intreccio, sempre presente nella riflessione gianniniana, con la storia e la sua variabilità, con la sociologia e il suo empirismo, con la scienza politica e la sua differenziazione a seconda dei tempi e dei luoghi. In compenso, ancora oggi nessuno studio che affronti i temi fondamentali del diritto amministrativo può prescindere dagli studi di Giannini, non tanto per la loro capacità profetica, perché non sempre il futuro è andato nella direzione da lui indicata, ma per la loro profondità e capacità di individuare con sagacia e finezza i problemi di fondo e la loro natura al di là della contingenza.

