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Vittorio Foa: ricordo di Giulio Einaudi, “morto in silenzio”

24/10/2026

Nel suo “Passaggi”, il libro del 2000, Vittorio Foa, novantenne, ricorda Giulio Einaudi, scomparso nel 1999. I due erano stati amici lungo tutta la vita, mantenendo tra loro un colloquio costante. Il ricordo dell’editore di via Biancamano è qui denso di sfumature: la perenne fedeltà ai suoi ideali politici e morali, la discrezione come modello di vita, l’attrazione irrefrenabile per le nuove avventure (comprese quelle editoriali, meglio se rischiose), i dolori e le gioie che la vita riserva ad ognuno, la passione sfrenata per “fare i libri”. E non soltanto per idearli, ma per metterli in pagina secondo i canoni di un gusto insuperabile, inventarne i caratteri nitidi e dar loro la partizione interna più accattivante, studiarne le copertine sempre inedite, allinearli  nelle straordinarie collane, infine seguirne la sorte successiva all’edizione, presentandoli e difendendoli, se del caso. Il contrasto finale, tra amici, davanti – chissà – a una bagna càuda, conferma quanto profondo fosse il legame tra i due: è Vittorio che scrive, ma è Giulio che gli indica la via, e se è il caso, che lo critica. 

Giulio Einaudi è morto in silenzio, con la discrezione che era l’altra faccia del suo spirito aggressivo. Il suo fascino stava proprio nell’essere molte cose insieme: politicamente era di parte mail suo catalogo è una miniera senza confini, il grande imprenditore era insieme un artigiano cui ogni momento imponeva di cesellare. Il risultato è quell’oggetto che resta un po’ misterioso: è il libro. Ed è proprio su questo oggetto che si manifesta la gratitudine di lettori e di autori. Einaudi ha anche saputo far convivere difficoltà e tragedie, cioè il dolore, con una letizia di vivere capace di dare coraggio. L’ho conosciuto ragazzo saggio e consapevole di sé e l’ho frequentato da vecchio ricco di fanciullesca curiosità verso il mondo. Il giorno che uscirono le mie lettere carcerarie mi telefonò per farmi gli auguri e si invitò a cena. Appena arrivato mi disse subito che non era stato d’accordo con quella pubblicazione troppo carica di elementi famigliari e che insisteva invece perché scrivessi un libro sull’oggi e il domani, sui nodi da cui liberarmi. È quello che stavo facendo (1999).

Vittorio Foa, Passaggi, Torino, Einaudi, 2000, pp. 108-109.

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