Vittorio Foa, la politica ridotta a battibecco
03/10/2026
Una delle riflessioni di Vittorio Foa, nel suo volume “Passaggi” (Einaudi, 2000). Foa (Torino 1910-Latina, 2008) è stato uno dei più importanti sindacalisti italiani del dopoguerra ma anche un politico acuto della sinistra socialista. Si era formato da giovanissimo nella Torino degli operai Fiat, aderendo durante il fascismo al movimento clandestino di Giustizia e Libertà. Arrestato nel 1935, era stato condannato a 15 anni di carcere dal giudice fascista. Ne avrebbe scontato 7, prima della caduta del regime. Membro attivo della resistenza sin da subito dopo l’8 settembre, aveva poi aderito al Partito d’Azione, divenendone uno dei dirigenti più amati. Nel 1946 era stato eletto nella Assemblea costituente. Dal 1948 avrebbe soprattutto volto la sua opera al movimento sindacale (la Cgil), pur restando in varie legislature deputato socialista. Il “pensiero” qui proposto (oggi raccolto in un libro che fu anche tra i suoi ultimi) coglie bene, seppure con evidente amarezza, quanto profondamente fosse cambiata la politica (e anche l’Italia) negli ultimi decenni del Novecento; e quanto egli ne sentisse l’estraneità. Ormai molto vecchio (sarebbe morto ultranovantenne) assisteva con dispiacere alla riduzione della politica “alla battuta, persino al battibecco”.
Sette anni fa sono stati travolti i partiti di governo. Credevamo esaurito il sistema dei partiti, esso invece è sopravvissuto sotto la maschera maggioritaria delle coalizioni. Sono venuti i leader che hanno parlato soprattutto fra di loro e il linguaggio si è ridotto alla battuta, persino al battibecco. Naturalmente i media sono entrati nel gioco e si è creato uno scambio diseguale con il leader. I media legittimano il leader facendolo vedere e parlare in continuazione. Il leader adotta i tempi e il linguaggio dei media, le domande determinano livello e contenuto delle risposte. In qualche modo il leader diventa un funzionario dei media (1999).
Vittorio Foa, Passaggi, Torino, Einaudi, 2000, p. 7.
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