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Il Digital Government Outlook 2026 dell’OCSE: intelligenza artificiale, governance dei dati e trasformazione delle amministrazioni pubbliche

Di: Sveva Del Gatto

15/07/2026

Il rapporto Ocse Digital Government Outlook 2026 conferma un dato di rilievo: l’uso dei sistemi informatici è ormai una costante nel panorama amministrativo, ma consapevolezza e dominio della tecnica sono ancora scarsi. Le capacità di governare la tecnologia sono ridotte, mentre cresce una sovrapposizione che non aiuta a semplificare, ma stratifica e complica, anche sul piano finanziario. Poche le indagini sugli effetti reali dell’introduzione delle tecnologie informatiche nelle strutture pubbliche. Scarsa anche la realizzazione di una delle vere promesse, ossia la riscrittura, la reingegnerizzazione e la semplificazione delle attività, mentre si osserva solo una variazione superficiale. Un tratto in chiaroscuro, su cui si giocherà la fiducia nelle istituzioni – non a caso, da questo angolo visuale, ancora troppo bassa.

L’8 giugno 2026 il Public Governance Committee dell’OCSE ha approvato Digital Government Outlook 2026. From Foundations to Transformational Impact la prima edizione del Digital Government Outlook dedicato in modo organico allo stato della trasformazione digitale delle amministrazioni pubbliche nei 36 Paesi membri e in 8 Paesi candidati all’adesione. Il documento si fonda sui risultati del Digital Government Index 2025 e dell’Open, Useful and Re-usable Data Index e analizza il livello di maturità digitale delle amministrazioni, con particolare attenzione alla governance dei dati, all’intelligenza artificiale, alle infrastrutture digitali e ai servizi pubblici.

Il rapporto descrive un contesto nel quale le amministrazioni sono chiamate a rispondere a pressioni sempre maggiori: aspettative crescenti dei cittadini, vincoli di bilancio, invecchiamento del personale pubblico e rapido sviluppo delle tecnologie digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale. Secondo l’OCSE, tecnologie e dati non rappresentano più semplici strumenti di modernizzazione, ma costituiscono ormai componenti essenziali del funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Tra i risultati più significativi emerge la diffusione pressoché generalizzata dell’intelligenza artificiale nel settore pubblico. Secondo il rapporto, l’IA è passata dalla fase della sperimentazione a quella della prima integrazione nelle attività pubbliche. Nella maggior parte dei Paesi OCSE esistono strategie nazionali, organismi di supervisione e programmi di formazione dedicati; tuttavia, solo poco più della metà dei Paesi OCSE mette a disposizione strumenti di supporto specifici per il procurement e l’acquisizione di sistemi di IA e meno di un terzo valuta sistematicamente i risultati prodotti dal loro impiego. L’utilizzo risulta concentrato soprattutto nei processi interni e nell’erogazione dei servizi pubblici, mentre appare più limitato nelle attività di elaborazione delle politiche pubbliche e nei meccanismi di accountability.

Particolare attenzione è dedicata alla governance dei dati. Su questo versante, il rapporto registra significativi progressi nella diffusione delle infrastrutture digitali pubbliche. Piattaforme per la condivisione dei dati, sistemi di identità digitale, sportelli digitali unici e infrastrutture cloud sono ormai largamente presenti nei Paesi OCSE. L’effettiva circolazione delle informazioni tra amministrazioni resta, tuttavia, incompleta: in media solo il 63% delle istituzioni pubbliche utilizza i sistemi nazionali di interoperabilità per condividere dati all’interno del settore pubblico. L’OCSE osserva inoltre che, sebbene gli standard di sicurezza e protezione della privacy siano ormai quasi universali, le pratiche operative necessarie a garantire qualità dei dati, interoperabilità e riutilizzo delle informazioni non si sono sviluppate con la stessa intensità.

Un ulteriore profilo riguarda la fiducia dei cittadini. Il rapporto segnala che solo il 52% degli intervistati in 30 Paesi OCSE dichiara di avere fiducia nell’utilizzo dei propri dati personali da parte del governo per finalità legittime. La questione della fiducia viene pertanto individuata come una delle condizioni fondamentali per il successo della trasformazione digitale e dell’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore pubblico.

Particolarmente interessante è il fatto che il rapporto individui le principali criticità non tanto nell’assenza di infrastrutture digitali, quanto nelle capacità organizzative, di governance e di implementazione necessarie a tradurre tali strumenti in risultati concreti. Le infrastrutture digitali, le strategie e gli strumenti normativi risultano ormai ampiamente presenti. Ciò che continua a mancare, secondo l’OCSE, è la capacità delle amministrazioni di tradurre tali strumenti in pratiche amministrative quotidiane e in servizi concretamente migliori per cittadini e imprese.

La fotografia offerta dall’OCSE suggerisce quindi un cambiamento di prospettiva. Per anni il dibattito sulla digitalizzazione delle amministrazioni si è concentrato sull’introduzione di nuove piattaforme, sull’identità digitale, sull’apertura dei dati e, più recentemente, sull’intelligenza artificiale. Il rapporto mostra, invece, come la sfida attuale riguardi soprattutto la capacità amministrativa di governare tali strumenti. La distanza non sembra più essere quella tra amministrazioni digitalizzate e amministrazioni analogiche, bensì quella tra amministrazioni che riescono a integrare dati, algoritmi e infrastrutture nei propri processi decisionali e amministrazioni che si limitano ad affiancare nuove tecnologie a strutture organizzative sostanzialmente immutate.

Da questo punto di vista, il documento assume particolare rilievo anche per il dibattito europeo sul richiamato uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. L’attenzione dell’OCSE si concentra meno sulle potenzialità tecnologiche e più sui profili di governance, trasparenza, controllo e misurazione degli effetti. Il rapporto rileva, ad esempio, che soltanto il 28% dei Paesi misura sistematicamente l’impatto dell’IA nelle attività pubbliche. Ciò evidenzia come la questione centrale non sia soltanto introdurre sistemi intelligenti nei processi amministrativi, ma sviluppare strumenti in grado di verificarne risultati, affidabilità e conseguenze sui cittadini.