Mario Nigro socialista: la questione meridionale e la sua risoluzione
25/04/2026
Su Mario Nigro (eminente giurista italiano, nato nel 1912 e morto nel 1989) si può leggere l’esauriente saggio di Antonella Meniconi “Mario Nigro. Un profilo biografico”, in “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, 2010, pp.629-639.
Il Nigro trentenne dell’epoca della Liberazione, cresciuto nelle organizzazioni giovanili fasciste (un po’ come era successo al più anziano Ruggero Zangrandi de “Il lungo viaggio dentro il fascismo”, Torino, Einaudi, 1947, poi comunista), aveva aderito al Partito socialista ed era entrato per quel tramite nell’organizzazione partigiana, collegandosi ad altri giovani giuristi attivi nella Resistenza come Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini. Mentre si svolgevano i lavori della Assemblea costituente avrebbe lavorato nell’Ufficio legislativo del gruppo parlamentare socialista.
La sua biografia successiva è ben ricostruita da Meniconi: fu, dal dopoguerra in poi, uno dei migliori giuristi italiani, infine professore a Roma, autore di una importante e innovativa bibliografia. Con Giannini, nei primi anni Ottanta, prese parte ai lavori per la riforma dell’amministrazione, poi disgraziatamente interrottisi per avere i socialisti rinunciato al Ministero della riforma (e a Giannini che efficacemente lo guidava). L’articolo che qui si propone, scritto per la “rivista di politica e di cultura” “Socialismo” del luglio-agosto 1946, direttore Rodolfo Morandi, segretario di redazione Raniero Panzieri, va inquadrato in quel periodo “eroico” dell’insediamento della Assemblea costituente. Il tema del pezzo, la questione meridionale, è tipicamente gramsciano, anche se ancora, all’epoca, le analisi del grande intellettuale comunista erano poco diffuse. I contenuti sono – come si vedrà da questa purtroppo forzatamente breve sintesi – assai maturi ed anche originali. Nigro fa i conti con la migliore letteratura sul Mezzogiorno dell’anteguerra (si vede la presa di distanza da Guido Dorso) e conclude (gramscianamente, sebbene non citi quell’autore) che solo l’alleanza tra proletari del Nord e del Sud potrà risolvere “la questione meridionale”.
L’analisi delle forze politiche del Mezzogiorno rivela che nessuna classe sociale può esprimere da sola un ceto dirigente. Può il problema del Mezzogiorno essere affrontato e risolto in un’alleanza tra gli elementi politicamente vivi delle diverse classi? La risposta positiva a questa domanda qualifica il meridionalismo di Guido Dorso che ha di recente ribadito la tesi centrale della sua Rivoluzione meridionale nella relazione al Convegno di Bari: “La borghesia umanistica meridionale è divenuta nuovamente una classe rivoluzionaria…Attraverso la breccia aperta dalla borghesia umanistica si comincia a venire a contatto con l’operaio, con l’artigiano ed il contadino. Noi abbiamo bisogno di una classe dirigente meridionalista, cioè di una classe di meridionali che lotti per l’elevazione del Mezzogiorno”(…). Ora, nessuno mette in dubbio che sia stata aperta una larga breccia nella borghesia umanistica, (…) che numerosi gruppi di operai e di contadini siano entrati in movimento. Ma da questo a ritenere che si stia formando una nuova classe dirigente meridionalista la quale possa proporre da sola e risolvere da sola, per quanto riguarda il Meridione, il potere dello Stato (…), il passo è troppo lungo. (…).
La sola alleanza idonea a restituire alla politica dello Stato il carattere di interprete degli interessi generali della Nazione (e quindi anche degli interessi delle popolazioni meridionali) è l’alleanza delle masse popolari del Nord e delle masse popolari del Sud. (…). Le due posizioni sono oggi notevolmente ravvicinate, per effetto della nuova situazione interna e internazionale in cui si muove il proletariato. In ogni caso, è chiaro che sono i partiti della classe lavoratrice i fulcri della integrazione fra i lavoratori del Nord e i lavoratori del Sud. La conquista dello Stato dev’essere conquista di tutta la classe lavoratrice; allora sarà rimesso agli archivi definitivamente quel coacervo di cose eterogenee che è passato alla storia sotto il nome di “questione meridionale”.
Mario Nigro, Aspetti e temi della questione meridionale, in “Socialismo”, a. II, n. 7-8, luglio-agosto 1946, pp. 179-182 (la cit. è tolta dalle pp. 181-182).
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