
Le “cartacce” e la polvere del municipio: un racconto di Vitaliano Brancati
07/03/2026
Questa bellissima descrizione di un ambiente burocratico qualunque, in una qualunque sede di un qualunque comune della Sicilia durante il ventennio fascista, è stata scritta da Vitaliano Brancati. Costituisce l’incipit del suo racconto del 1944 (rivista “Aretusa”, poi in volume l’anno successivo) intitolato “Il vecchio con gli stivali” (dal quale poi, essendo lui tra gli sceneggiatori, sarebbe stato tratto il fortunato film di Luigi Zampa “Anni difficili”, sugli schermi nel 1948). Il brano qui riprodotto è l’incipit: introduce il personaggio chiave, un umile impiegato comunale “avventizio”, addetto a umilissime mansioni e perennemente a rischio di licenziamento, Aldo Piscitello. Su questo personaggio immaginario ma tuttavia uguale a tanti altri della piccola burocrazia italiana tra le due guerre, l’autore costruisce il racconto, denso di cenni alla quotidianità burocratica. Capiterà di ritornarvi, perché altri passaggi del racconto meritano di essere menzionato in queste “schede”. Intanto si apprezzi il colore di questo stralcio narrativo; e l’attacco fulminante: “Il municipio della mia città è pieno di cartacce”.
Il municipio della mia città è pieno di cartacce: quando, la mattina della domenica, gli uscieri si fanno aiutare dalle mogli e dalle figlie, per spazzare i pavimenti, grattare le volte, battere e picchiare gli scaffali, la polvere si affaccia alle finestre e ai balconi come una bestia restia e dagli occhi imbambolati che non voglia fare un passo fuori della buia stalla in cui ha piacevolmente poltrito.
Nel 1930, queste cartacce erano così polverose e fitte che si stabilì di accatastarle negli angoli delle camere, fino al soffitto, come grosse colonne adibite a rafforzare l’edificio. Nella stanza di fondo al corridoio, la meno luminosa, quella che molti scambiavano per il luogo della decenza, i minutari, matricole, bollettari, campioni, repertori non soltanto coprivano le pareti, ma formavano come dei muretti divisori, in mezzo ai quali, con estrema cautela, s’inoltrava la mattina un uomo di mezza età, magro e curvo come di solito sono le persone alte, e nondimeno corto, molto più corto del normale, ma non spiacevolmente corto, al contrario! Corto nel modo meno buffo, uno di quegli uomini piccini dei quali si apprende senza meraviglia che sono padri di ragazzi alti e ben fatti. Egli era l’impiegato Aldo Piscitelli, il primo che varcasse la porta del municipio, quando ancora l’acqua della lavatura sullo scalone di marmo non s’era asciugata, sicché il suo ingresso rimaneva stampato sul pavimento del corridoio con le orme un po’ lunghe di coloro che trascinano i piedi.
Vitaliano Brancati, Il vecchio con gli stivali, Milano, Bompiani, 1946, ma qui si cita l’ed. Firenze, Passigli, 2025, con prefazione di Leonardo Sciascia, donde è tratta (dalle pp. 7-8) la citazione.
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