Giustizia e amministrazione

La sentenza della Corte dei Conti sul caso dei derivati finanziari del Tesoro

Con la sentenza della Sezione d’appello della Corte dei Conti dello scorso 7 marzo, la vicenda dei derivati finanziari sottoscritti dal Tesoro con Morgan Stanley ha avuto un primo esito definitivo.

Nella pronuncia, la Corte ha respinto l’appello della Procura regionale della Corte dei Conti e dichiarato il proprio difetto di giurisdizione per mancanza del rapporto di servizio nei confronti di Morgan Stanley PLC e per insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali con riferimento alle parti appellate, ovvero – segnatamente – i vertici del Ministero dell’economia e delle finanze responsabili della gestione del debito pubblico italiano.

La Corte ha osservato che nelle operazioni in derivati finanziari in contestazione non era possibile individuare alcun collegamento funzionale (se non quello di semplice controparte contrattuale) tra Morgan Stanley e le finalità del MEF di ristrutturazione del debito pubblico e di protezione del rischio derivante dalla possibilità di rialzo dei tassi di interesse e di allungamento della duration del debito stesso. I magistrati contabili hanno inoltre sottolineato come il MEF aveva costantemente sottoposto le proposte della banca a rigorosa analisi volta a verificarne la fattibilità sotto ogni profilo, riconoscendo la palese estraneità dell’azione giudiziaria rispetto alla divisione tra i poteri dello Stato e alle attribuzioni specifiche di ciascuno, e quindi la piena spettanza all’Amministrazione finanziaria della valutazione circa le finalità da perseguire e gli interessi da tutelare.

La sentenza può essere letta integralmente qui.