Giustizia e amministrazione

La prossima battaglia sulla privacy

 

 

 


Con l’entrata in vigore del Gdpr, l’Europa ha segnato un passo fondamentale nella tutela della privacy. Plaudito come un intervento che avrà risonanza globale e che si porrà come riferimento per una gestione sana dei dati, non manca di ricevere critiche da chi sostiene che impone costi troppo alti o frena, con misure eccessivamente rigide o burocratiche, le iniziative che sul “web” devono essere agili per avere successo.

Il New York Times (con un articolo di N. Singer, The Next Privacy Battle in Europe Is Over This New Law, del 27 maggio 2018) fa il punto della situazione seguendo una prospettiva interessante e una lettura acuta. Mentre riconosce l’importanza dell’entrata in vigore del regolamento europeo, con lucidità anticipa quella che sarà la prossima fondamentale partita nel settore: la e-privacy, ossia la tutela della riservatezza nelle comunicazioni elettroniche, disciplina contenuta nella direttiva n. 2002/58/Ce, attualmente in corso di revisione.

La Corte di giustizia ha chiarito quali sono i capisaldi del diritto europeo, traendoli direttamente dalla Carta di Nizza (sentenza Tele 2 Sverige, del 21 dicembre 2016, cause riunite C-203/15 e C-698/15). Dunque, i margini di manovra sono segnati da un tracciato piuttosto evidente. Tuttavia, il prossimo dibattito e la mediazione politica all’interno delle istituzioni europee, in merito alla riforma della direttiva, sarà caldo se, come indicato dal quotidiano,

some of the same companies and trade associations that a few years ago tried to defang G.D.P.R. have set their sights on derailing the ePrivacy legislation. Apart from heavily lobbying government officials in Europe, trade groups are funding doomsday financial forecasts and creating worst-case scenario video campaigns warning people of the rule’s potential drawbacks“.

Non sembra possibile discostarsi dagli insegnamenti fin qui resi in via giurisprudenziale (con la Corte che ha giocato un ruolo molto forte, come avvenuto nel noto caso Schrems/Facebook), ma la turbolenza della situazione non consentono di fare, al momento, previsioni adeguate. Sarà una messa alla prova dei principî emersi nel settore molto importante, idonea a rivelare lo stato di salute di una lettura non positivista delle singole regole – a favore di un inquadramento dei cardini della materia e del loro ancoraggio con la dimensione sociale e reale.

Bruno Carotti


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