Giustizia e amministrazione

La Corte costituzionale sulla nomina dei commissari ad acta tra dirigenti nel giudizio di ottemperanza

 

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 225 del 2018, ha dichiarato infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 5-sexies, co. 8, L. 24 marzo 2001, n. 89 (c.d. legge Pinto), come introdotto dall’art. 1, co. 777, lett. l), L. 28 dicembre 2015, n. 208, per violazione degli artt. 3, 24, 104 e 108 della Cost., nella parte in cui prevede che, nei giudizi di ottemperanza promossi dai creditori per ottenere l’indennizzo liquidato a titolo di equa riparazione per non ragionevole durata, il G.A. possa nominare, quale commissario ad acta, un dirigente di seconda fascia dell’amministrazione soccombente, i cui compensi rientrano nell’onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti, poiché la norma persegue la congrua finalità di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata e di agevolare una sollecita soddisfazione del credito, mediante l’ausilio di un commissario ad acta dotato non solo delle necessarie competenze tecnico-contabili, ma anche della specifica e diretta conoscenza della gestione del bilancio dell’amministrazione inadempiente, nell’ambito di un’attività meramente esecutiva e vincolata, che esclude qualsiasi dubbio di imparzialità dell’ausiliario.

 

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