Giustizia e amministrazione

Il rapporto tra accesso e onere della prova in una recente sentenza del TAR

Con la sentenza dello scorso 21 maggio, n. 296, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise ha riaffermato il principio in base al quale

l’accesso costituisce uno strumento di trasparenza dell’azione amministrativa, ma non anche un modo per ottenere vantaggi probatori sul piano processuale al di fuori degli strumenti tipicamente previsti in tal senso.

Nella pronuncia, il Tribunale molisano era chiamato a dirimere una controversia tra un soggetto che, vantando un credito verso un’amministrazione, aveva strumentalmente cercato di comprovare ilò proprio diritto in sede civile mediante accesso alla documentazione dell’amministrazione.

Come notato, le esigenze probatorie nel processo amministrativo possono essere soddisfatte

mediante l’istanza ex art. 116 c.p.a., a cui corrisponde l’ordine di esibizione nel processo civile, ma sempre nell’ambito di una vicenda processuale pendente innanzi al medesimo Giudice e rispetto alla quale presenti obiettiva strumentalità e connessione.

Il Tribunale ha inoltre sottolineato che queste conclusioni non mutano per effetto dell’istituto dell’accesso civico, la cui finalità è rappresentata dal favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, oltre alla promozione della partecipazione al dibattito pubblico.

L’accesso costituisce, quindi, strumento attraverso cui si fornisce attuazione ai principi costituzionali di buon andamento dell’agire amministrativo, ma pur sempre nell’ottica dei rapporti tra pubblica Amministrazione e privati e non già per surrogare gli strumenti probatori civilistici, come avviene nella specie, atteso che il diritto d’accesso non può concernere atti e documenti “inerenti ad un rapporto jure privatorum intercorrente con altro soggetto privato, di cui si domandi l’accesso allo scopo di precostituire prova documentale da far valere in sede civilistica al fine di accertare il debito del terzo ex art. 548 c.p.c.” (Cfr. Tar Campania, V sezione, sent. n. 1009/2010; Tar Campania, V sezione, sent. n. 3801/2009; Tar Campania, V sezione, sent. n. 6112/2008).

[…]

E infatti, se si ammettesse l’accesso anche in tali casi potrebbe essere messa in pericolo la stessa parità delle armi tra le parti in giudizio, potendo le parti private contare su un rimedio ulteriore rispetto all’ordinario strumentario probatorio, tra cui l’ordinaria istanza per l’adozione di un ordine di esibizione; si fornirebbe, quindi, ad una delle parti tra cui pende una controversia un obiettivo indebito vantaggio rispetto all’altra per il solo fatto di essere coinvolta un’Amministrazione.

Leggi la sentenza.