Giustizia e amministrazione

“Ad impossibilia nemo tenetur”? La Corte di Giustizia sull’esenzione ICI

Con la sentenza resa lo scorso 6 novembre 2018, nelle cause riunite da C‑622/16 P a C‑624/16 P, la Corte di Giustizia ha annullato la sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 15 settembre 2016, dichiarando illegittimo il mancato ordine all’Italia, da parte della Commissione europea, del recupero degli aiuti illegali concessi sulla base dell’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili.

Nella decisione, la Corte ha rammentato che la Commissione non può adottare, a pena di invalidità, un ordine di recupero di un aiuto di Stato illegale la cui esecuzione sarebbe, fin dalla sua adozione, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare. Tuttavia, nell’ipotesi in cui lo Stato membro interessato alleghi, fin dalla fase del procedimento di indagine formale, un’impossibilità assoluta di recupero, il principio di leale cooperazione obbliga tale Stato membro, già in questa fase, a sottoporre al vaglio della Commissione le ragioni alla base di tale allegazione, e la Commissione a esaminare minuziosamente tali ragioni. Pertantotale principio non impone alla Commissione di far seguire a qualsiasi decisione che dichiara un aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune un ordine di recupero, ma la obbliga a prendere in considerazione gli argomenti presentati dallo Stato membro interessato con riferimento all’esistenza di un’impossibilità assoluta di recupero.

Nondimeno, come rammentato da giurisprudenza costante, la condizione relativa all’esistenza di un’impossibilità assoluta di esecuzione non è soddisfatta quando lo Stato membro convenuto si limiti a comunicare alla Commissione difficoltà interne, di natura giuridica, politica o pratica e imputabili alle azioni o alle omissioni delle autorità nazionali, che l’esecuzione della decisione in questione presenta, senza intraprendere alcuna vera iniziativa presso le imprese interessate al fine di recuperare l’aiuto e senza proporre alla Commissione modalità alternative di esecuzione di tale decisione che consentano di sormontare tali difficoltà. Ad avviso della Corte, tale giurisprudenza è applicabile, mutatis mutandis, alla valutazione, in sede di procedimento di indagine formale, dell’esistenza di un’impossibilità assoluta di recuperare aiuti illegali. Pertanto, uno Stato membro che si trovi di fronte, in questa fase del procedimento, a difficoltà nel recuperare gli aiuti in questione deve sottoporre queste difficoltà alla valutazione della Commissione e cooperare lealmente con tale istituzione al fine di sormontarle, in particolare proponendole modalità alternative che consentano un recupero, anche solo parziale, di detti aiuti. In ogni caso, la Commissione è tenuta ad esaminare minuziosamente le difficoltà prospettate e le modalità alternative di recupero proposte. Solamente nel caso in cui la Commissione constati, in esito a un esame scrupoloso, che non esistono modalità alternative che consentano un recupero, anche solo parziale, degli aiuti illegali di cui trattasi, detto recupero può essere considerato, in maniera obiettiva e assoluta, impossibile da realizzare.

Nel caso di specie, il fatto che le informazioni necessarie per il recupero degli aiuti illegali in questione non potessero essere ottenute utilizzando le banche dati catastali e fiscali italiane dev’essere riconducibile a difficoltà interne, imputabili alle azioni o alle omissioni delle autorità nazionali: simili difficoltà interne non sono sufficienti a configurare un’impossibilità assoluta di recupero.