Diritto amministrativo europeo

Uno Stato Membro che abbia notificato il proprio intento di recedere dall’UE continua ad essere lo Stato competente ai sensi del Regolamento Dublino III

Con la sentenza dello scorso 23 gennaio, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha fornito un importante chiarimento rispetto alle implicazioni per il sistema del Regolamento Dublino III derivanti dal processo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea. Nella pronuncia, la Corte ha sottolineato che la notifica da parte di uno Stato membro del proprio intento di recedere dall’Unione ai sensi dell’articolo 50 del TUE non ha l’effetto di sospendere l’applicazione del diritto dell’Unione, sicché lo stesso continua a esser pienamente vigente in tale Stato sino alla data del suo effettivo recesso. Secondo la Corte, la circostanza che uno Stato membro che sia ritenuto competente a esaminare una richiesta di protezione internazionale abbia notificato il proprio intento di recedere dall’UE non implica che lo Stato che abbia effettuato tale determinazione debba procedere a esaminare direttamente la predetta richiesta.

La Corte ha altresì precisato che il Regolamento Dublino III va interpretato nel senso che la determinazione dello Stato competente in applicazione dei criteri definiti da detto regolamento e l’esercizio della clausola discrezionale prevista dall’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento medesimo siano assicurati dalla stessa autorità nazionale.

Inoltre, l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento n. 604/2013 va interpretato nel senso che non impone a uno Stato membro che non è competente, ai sensi dei criteri enunciati da detto regolamento, quanto all’esame di una domanda di protezione internazionale, di prendere in considerazione l’interesse superiore del minore e di esaminare direttamente questa domanda, in applicazione dell’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento medesimo.

Nella pronuncia si afferma inoltre che l’articolo 27, paragrafo 1, del regolamento n. 604/2013 va interpretato nel senso che non impone di prevedere un ricorso avverso la decisione di non far uso della facoltà prevista dall’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento medesimo, fermo restando che detta decisione potrà essere contestata in sede di ricorso avverso la decisione di trasferimento.

Infine, la Corte ha statuito che l’articolo 20, paragrafo 3, del regolamento n. 604/2013 deve essere interpretato nel senso che, in assenza di prova contraria, detta disposizione stabilisce una presunzione secondo la quale è nell’interesse superiore del minore considerare la sua situazione come indissociabile da quella dei suoi genitori.

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