Amministrazione e mercato

Pubblicato il decreto sul dibattito pubblico

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, Serie generale n. 145 del 25 giugno 2018, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 maggio 2018, n. 76, recante Regolamento recante modalita’ di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico.

Il decreto, che attua l’art. 22 del Codice dei contratti pubblici, aveva ricevuto un parere parzialmente critico del Consiglio di Stato, che aveva sottolineato come le soglie stabilite per le opere riducessero sensibilmente l’ambito di operatività del nuovo istituto.

L’impalcatura, comunque, rimane in piedi: resta in vigore l’allegato delle opere sottoponibili a dibattito. Viene mantenuta la possibilità di richiesta da parte di soggetti “qualificati” (ad esempio la Presidenza del Consiglio). Sono disciplinati tempi e modi: quattro mesi, con trenta giorni dedicati alla sintesi dei lavori; la partecipazione è rimessa al controllo di un coordinatore, che deve possedere requisiti adeguati di professionalità e competenza. Il dibattito si svolge “nelle fasi iniziali di elaborazione di un progetto di un’opera o di un intervento, in relazione ai contenuti del progetto di fattibilità ovvero del documento di fattibilità delle alternative progettuali“. Quanto alle modalità specifiche del dibattito, si fa riferimento alla pubblicazione, sul sito dell’amministrazione o dell’ente aggiudicatone, del progetto di opera che viene messo in discussione. Inoltre, si prevedono “incontri di informazione, approfondimento, discussione e gestione dei conflitti, in particolare nei territori direttamente interessati, e nella raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni, istituzioni“.

A differenza del modello francese (legge Barnier), non vi sarà una autorità indipendente, ma una commissione istituita presso il MIT. Tale Commissione sarà composta da quindici membri, così designati: a) due rappresentanti, di cui uno con funzioni di Presidente, designati dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; b) tre designati dal Presidente del Consiglio dei ministri; c) cinque designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, dal Ministro della giustizia e dal Ministro della salute; d) cinque rappresentanti nominati dalla Conferenza Unificata, di cui due in rappresentanza delle regioni, uno dall’Unione delle Province d’Italia e due dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Possono poi essere nominati tre esperti (da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, può nominare, su proposta della Commissione), competenti in materia di mediazione dei conflitti, progettazione partecipata e dibattito pubblico.

L’introduzione di questo istituto, finalmente attuato, fanno registrare un passo in avanti del modello partecipativo; permangono, tuttavia, diversi limiti che, di fatto, lo depotenziano rispetto ai modelli più evoluti.

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