Amministrazione e mercato

L’ANAC propone di modificare l’art. 80 del Codice dei contratti pubblici

Con atto di segnalazione n.5 del 12 dicembre 2018 e coerentemente con quanto previsto dall’art. 213, comma 3, lett. c), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici), l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha formulato al Governo e al Parlamento alcune osservazioni sull’art. 80, comma 3, del Codice dei contratti pubblici il quale – nel disciplinare le cause di esclusione dalla partecipazione alle procedure d’appalto – individua i soggetti nei cui confronti rileva il cd. “pregiudizio penale”, ovvero la presenza di determinate sentenze definitive di condanna e l’applicazione delle misure di prevenzione antimafia (commi 1 e 2).

In particolare, il comma 3 dispone che quando l’impresa partecipante è una società di capitali l’esclusione va disposta se la sentenza o il decreto ovvero la misura interdittiva sono stati emessi nei confronti dei membri del consiglio di amministrazione cui sia stata conferita la legale rappresentanza, ivi compresi institori e procuratori generali, dei membri degli organi con poteri di direzione o di vigilanza o dei soggetti muniti di poteri di rappresentanza, di direzione o di controllo, del direttore tecnico o del socio unico persona fisica, ovvero del socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci.

L’Autorità ha rilevato che la norma in questione sostanzialmente riproduce il contenuto del previgente art. 38 comma 1, lett. c), del d.lgs. 163/2006, e con esso, la controversa questione in merito a cosa debba intendersi con le locuzioni “persona fisica” e “socio di maggioranza”, nella possibile duplice interpretazione che i requisiti di moralità debbano essere richiesti solo nei confronti del socio persona fisica (compreso il caso del socio di maggioranza nelle società con meno di quattro soci) oppure anche del socio persona giuridica.

La preoccupazione che la formulazione poco chiara della norma favorisca l’adozione di comportamenti disomogenei da parte delle stazioni appaltanti, così come che una lettura troppo restrittiva possa condurre a una facile elusione del suo contenuto precettivo, ha portato l’Autorità ad evidenziare l’opportunità di modificare la disposizione.

Tuttavia, “una modifica normativa volta a precisare l’inclusione anche delle persone giuridiche tra il socio unico o di maggioranza da verificare (mediante, ad esempio, l’eliminazione dalla norma del riferimento alla “persona fisica”), potrebbe essere una soluzione non adeguata a risolvere le criticità evidenziate […], dal momento che lascerebbe indeterminati i soggetti che, nell’ambito della persona giuridica, dovrebbero essere effettivamente verificati“.

Conseguentemente, l’Autorità ha segnalato l’opportunità di intervenire sulla norma nel senso di ricomprendere tra i soggetti da verificare nel caso delle società di capitali “il soggetto, persona fisica che detiene la totalità ovvero la maggioranza anche indiretta delle quote o dei titoli rappresentativi del suo capitale sociale”.

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