Amministrazione e mercato

Banda larga ultra-veloce: in dubbio il raggiungimento degli obiettivi Europa 2020

 

Pubblicato una relazione speciale della Corte dei conti europea sullo stato di attuazione dell’Agenda digitale europea e degli obiettivi Europa 2020 – con specifico riferimento, dunque, alla politica di diffusione delle reti a banda larga ultra-veloci (NGN).

La Corte, con apposito audit, ha verificato l’efficacia dell’attività svolta dalla Commissione europea e dagli Stati membri in materia. Si ricorda che gli obiettivi stabiliti sono tre:

1. rendere disponibile la banda larga di base (fino a 30 megabit al secondo – Mbps) a tutti gli europei entro il 2013;

2. fare in modo che entro il 2020 tutti gli europei abbiano accesso alla banda larga veloce (più di 30 Mbps);

3. assicurare, sempre entro il 2020, che almeno il 50 % delle famiglie europee utilizzi una connessione a banda larga ultraveloce (oltre 100 Mbps).

Il rapporto indica come non tutti gli obiettivi saranno raggiunti, nonostante il generale miglioramento nella posa delle reti. In particolare, mentre il primo è stato quasi integralmente raggiunto, gli altri sono molto indietro rispetto all’obiettivo stabilito (per il terzo, in particolare, si è a una percentuale del 15%, contro il 50% indicato).

A pesare, in estrema sintesi, sono alcuni nodi non risolti, come il finanziamento (con un progetto della BEI sostenuto dal Fondo europeo per gli investimenti strategici – FEIS – non adeguatamente attuato) e la lettura ai sensi delle norme sugli aiuti di stato, nonché aspetti concreti come la dimensione delle aree rurali, che incidono sensibilmente sulla diffusione della banda larga ultra-veloce e che, allo stato, non sono ancora soddisfatte dalla copertura infrastrutturale.

Queste, dunque, le misure che la Corte suggerisce:

• gli Stati membri dovrebbero elaborare nuovi piani per il periodo successivo al 2020;
• la Commissione dovrebbe chiarire l’applicazione degli orientamenti in materia di aiuti di Stato, in quanto l’interpretazione attualmente data da alcuni Stati membri potrebbe limitarne gli investimenti nella banda larga. Dovrebbe inoltre sostenere gli sforzi degli Stati membri per promuovere una maggiore concorrenza nella fornitura di servizi a banda larga, incentivando la creazione di reti adeguate e l’aggregazione di progetti di piccole dimensioni in progetti che abbiano una dimensione critica, ove opportuno;
• la BEI dovrebbe concentrare il proprio sostegno tramite il FEIS e il Fondo relativo alla banda larga per collegare l’Europa (CEBF) su progetti di piccole e medie dimensioni nelle zone in cui il sostegno del settore pubblico è maggiormente necessario, in linea con la finalità di assistere i progetti più rischiosi.

 

Si ricorda che, secondo alcune stime, la diffusione della banda larga ultra-veloce è cruciale per lo sviluppo del sistema economico (con una capacitò di incremento notevole: “un aumento del 10 % delle connessioni a banda larga in un paese potrebbe dar luogo a un aumento dell’1 % del PIL pro capite annuo“) e per le dinamiche di partecipazione e rappresentanza all’interno dei processi decisionali (si pensi all’attuale formulazione dell’art. 9 del CAD o alle procedure poste in essere dalla Commissione europea ai sensi dell’art. 11, par. 3, del TUE).

 

La banda larga negli Stati membri dell’UE: nonostante i progressi, non tutti i target di Europa 2020 saranno raggiunti