Fascicolo N.3 del 2013 luglio / settembre

Articoli

  • Paolo Grossi La Costituzione italiana quale espressione di un tempo giuridico pos-moderno Abstract

    Abstract

    L’articolo esamina la Costituzione italiana in prospettiva storica, quale
    espressione di un tempo giuridico “pos-moderno”. Con tale espressione, che
    caraterrizza il “Novecento giuridico”, l’autore intende un «tempo marcato da
    caratteri nuovi» i quali «segnalano sommovimenti nel profondo delle stesse
    fondazioni socio-politiche-giuridiche». La Costituzione italiana è quindi analizzata
    come “atto di ragione” capace di esprimere e proteggere valori fondamentali
    della società. Anche grazie all’interpretazione della Corte costituzionale,
    la Carta del 1947 appare quindi ancora oggi di estrema attualità.

  • Marzia De Donno Riflessioni sulla «motivazione in diritto» del provvedimento amministrativo Abstract

    Abstract

    Partendo dalla attuale e generale situazione di crisi dei principi di legalità,
    di certezza giuridica e di separazione dei poteri, che caratterizza ormai il nostro
    ordinamento giuridico, in generale, ed il diritto amministrativo, in particolare,
    e tenendo sullo sfondo la costante oscillazione tra la «forma» e la «sostanza» e
    la demarcazione tra irregolarità ed illegalità praticabili nel regime di validità dei
    provvedimenti amministrativi, l’articolo dimostra, attraverso l’analisi giurisprudenziale
    dei vizi che possono colpire la c.d. «motivazione in diritto» del
    provvedimento amministrativo discrezionale (omissione, errore e perplessità
    nel richiamo a norme giuridiche nel corpo del provvedimento), come la
    tendenza del giudice amministrativo italiano vada nel senso di un superamento
    dei confini positivamente sanciti dall’art. 21-octies, comma 2 della l. 7 agosto
    1990, n. 241, al limite dell’eccesso di potere giurisdizionale.

  • Marco Antonioli Vigilanza e vigilanze tra funzione e organizzazione Abstract

    Abstract

    La locuzione «vigilanza» viene utilizzata, da tempo e in misura crescente,
    negli atti normativi nazionali. A tale figura hanno anche fatto ricorso, nel
    passato, molti autorevoli studiosi del diritto amministrativo. Ma il contenuto
    della stessa non è risultato — né, tuttora, risulta — agevolmente identificabile.
    In origine, in un ambito condiviso con l’autarchia, la vigilanza aveva ad oggetto
    le relazioni rinvenibili nell’ambito del decentramento burocratico, ricomprendendo
    i controlli esercitati dallo Stato sull’azione di Comuni e Province. Poi, si
    è aggettivata, divenendo «informativa», «regolamentare» o «ispettiva», così
    com’è avvenuto nell’ordinamento del credito e del risparmio. Questa speciale
    forma d’ingerenza si è sviluppata, in seguito, nei rapporti fra Ministero e
    soggetti pubblici aventi ad oggetto un’attività d’impresa, mediante l’impiego di
    direttive. La funzione vigilatoria ha investito l’esercizio di attività di diritto
    privato, di rilevante interesse pubblico, garantendo l’autonomia riconosciuta ai
    vigilati. Proprio questa garanzia sembra rappresentare il nucleo unitario della
    funzione, pur in presenza di una sua articolazione frammentata, correlabile a
    gradi di autonomia differenziati attribuiti all’ente sottoposto all’ingerenza. Nel
    quadro descritto trovano cittadinanza, oltre alle fondazioni, specialmente bancarie,
    le Camere di commercio, le autorità portuali, gli enti previdenziali, le
    Università e gli ordini professionali. Lo sviluppo della funzione, pertanto,
    risulta valorizzato dalla diffusione, specie in tempi recenti, di autorità amministrative
    indipendenti, intestatarie di poteri definiti neutrali. Con il che la vigilanza
    si è dovuta coniugare con la regolazione, in uno spazio dominato dal
    diritto dell’Unione europea. Le autorità di vigilanza europee (AEV) costituiscono,
    dunque, il frutto di una «cultura comune della vigilanza», che dischiude
    effetti, in larga parte, ancora in via di gestazione, in grado di accelerare il
    processo d’integrazione comunitaria.

  • Gian Franco Cartei Autonomia locale e pianificazione del paesaggio Abstract

    Abstract

    Nel Codice dei beni culturali e del paesaggio ampio è lo spazio dedicato
    alla disciplina del piano paesaggistico. Nonostante che il quadro normativo sia
    profondamente mutato rispetto alla legge capostipite n. 1497 del 1939, tuttavia,
    anche la disciplina del Codice ripete molta parte dell’impostazione del passato
    centrata sulla nozione di paesaggio quale parte pregiata, ma limitata del
    territorio. Tale impostazione ha come principale implicazione il rischio che la
    pianificazione del paesaggio appaia materia attribuita alla competenza dello
    Stato e delle regioni con conseguente esclusione degli enti territoriali. Tale
    interpretazione merita di essere contrastata. Ad essa si oppone, infatti, il dettato
    della Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, ispirata ai principi di
    sussidiarietà e di partecipazione delle collettività coinvolte, nonché una recente
    elaborazione europea di soft law incentrata sul principio di coesione territoriale,
    economica e sociale. In realtà, lo stesso Codice contiene talune disposizioni che
    segnalano l’esigenza di coinvolgere anche gli enti territoriali nel processo di
    pianificazione paesaggistica.

Rassegne

  • Umberto G. Zingales Cronache costituzionali 2011 (apri l’abstract e leggi il testo in versione estesa) Abstract

    Abstract

    Le Cronache costituzionali 2011 offrono una rassegna sintetica dei principali
    avvenimenti di rilievo costituzionale dell’anno considerato: tra questi, la
    crisi del Governo Berlusconi e la formazione del Governo di Mario Monti, il
    ruolo svolto dal Presidente della Repubblica, l’attività legislativa e le riforme
    istituzionali, i rapporti tra lo Stato e le regioni e la giurisprudenza della Corte
    costituzionale.

    Leggi il testo delle Cronache costituzionali 2011 in versione estesa

  • Diego Agus et al. Cronache amministrative 2011 Abstract

    Abstract

    Quello del centocinquantenario è stato, anche per le pubbliche amministrazioni,
    un anno segnato dalla crisi economica e dall’instabilità istituzionale.
    L’esigenza di porre rimedio agli squilibri nella finanza pubblica ha indotto a
    operare ben tre manovre finanziarie con decretazione d’urgenza (le ultime due
    del governo Berlusconi, la prima del governo Monti), oltre alla legge di stabilità
    e a un ulteriore complesso intervento normativo operato per decreto-legge. La
    finanza è stata quindi, ancora più che nel recente passato, il motore delle
    riforme e degli assestamenti amministrativi. Non si sono registrate grandi
    riforme legislative, iniziative governative o svolte giurisprudenziali, ma molti
    aggiustamenti normativi e applicativi. Le misure introdotte dal legislatore, per
    lo più in una logica emergenziale, hanno risentito dell’esigenza di ottenere
    risultati finanziari immediati, senza un’adeguata preparazione e valutazione di
    impatto. Per quanto riguarda gli interventi sull’organizzazione amministrativa
    e sul personale, nonostante l’enunciata intenzione di procedere a interventi
    mirati e selettivi, hanno continuato a dominare i tagli lineari e le previsioni
    trasversali. La stessa logica ha caratterizzato interventi normativi di taglio
    generale volti alla semplificazione e liberalizzazione, in realtà poco innovativi
    e così generici da essere destinati a rimanere inapplicati. In assenza di grandi
    riforme, è proseguito il processo di attuazione di alcune delle principali innovazioni
    degli anni precedenti.

Rivista bibliografica

Sveva Del Gatto, Il metodo aperto di coordinamento — Amministrazioni
nazionali e amministrazione europea, Napoli, Jovene, 2012 (recensione di Marcello Clarich)

Marco Macchia, Legalità amministrativa e violazione dei diritti non statali,
Milano, Giuffrè, 2012,(recensione di Mario Pilade Chiti)

Marco Pastorelli, L’opera giuridica di Massimo Severo Giannini, I (1939-
1950), Milano, Giuffrè, 2012(recensione di Angela Guerrieri)

Jörg Philipp Terhechte, Konstitutionalisierung und Normativität der europäischen
Grundrechte, Tübingen, Mohr Siebeck, 2011 e Nils Grosche, Rechtsfortbildung im Unionsrecht. Eine Untersuchung zum Phänomen richterlicher Rechtsfortbildung durch den Gerichtshof der Europäischen Union (Bd. 59, Jus Internationale et Europaeum, Issn 1861-1893), Tübingen, Mohr Siebeck, 2011 (recensione di Monica Bonini)

Alberto Massera, Lo Stato che contratta e che si accorda, Pisa, Pisa University
Press, 2012 (recensione di Auretta Benedetti)

Michele Belletti, Percorsi di ricentralizzazione del regionalismo italiano nella
giurisprudenza costituzionale, Roma, Aracne, 2012, e Simone Calzolaio, Il cammino delle materie nello Stato regionale, Torino, Giappichelli, 2012 (recensione di Raffaele Bifulco)

Gabriele Pepe, Principi generali dell’ordinamento comunitario e attività amministrativa,
Roma, Eurilink, 2012 (recensione di Renzo Dickmann)

Luciano Vandelli, Tra carte e scartoffie. Apologia letteraria del pubblico
impiegato, Intersezioni, n. 398, Bologna, il Mulino, 2013 (recensione di Aldo Sandulli)

Notizie

La storia del diritto pubblico tedesco nel secondo dopoguerra (Sabino Cassese)

Studi francesi recenti sulla scienza del diritto e la sua storia (Sabino Cassese)

La risoluzione del Parlamento europeo sulla disciplina del procedimento
amministrativo (Bernardo Giorgio Mattarella)

Una lecture su «L’Europa e i suoi cittadini» (Michela De Santis)

La terza IRPA lecture: «La città come futuro del diritto pubblico?» (Hilde Caroli Casavola)

La consultazione pubblica del CUN sulle riviste (Antonio Banfi)