Giustizia e amministrazione

Una sentenza del Consiglio di Stato sul principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato

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Il Consiglio di Stato (Sez. V, 11 aprile 2016, n. 1419) si è di recente espresso in merito al noto principio di corrispondenza fra chiesto e giudicato.

In base all’articolo 112 c.p.a. il giudice si deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa. Tale principio deve intendersi violato allorquando il giudice alteri petitum e causa petendi, pronunciandosi in merito a un bene diverso da quello richiesto, nemmeno compreso implicitamente nella domanda o qualora ponga a fondamento della decisione fatti o situazioni estranei alla materia del contendere, introducendo nel processo una causa petendi nuova e diversa rispetto a quella contenuta nella domanda.

E’ invece consentito l’esame di una questione non espressamente formulata qualora questa debba ritenersi tacitamente proposta, in quanto in rapporto di necessaria connessione o compresa in quelle espressamente formulate. Inevitabile corollario è che il giudice non può sostituire alla domanda proposta una diversa domanda, cadendo altrimenti nella pronuncia ultra petita o extra petita, nel mentre non può parlarsi di pronuncia ultra o extra petitaquando rimangano inalterati il petitum e la causa petendi.

Il giudice ben può, quindi, porre a base della domanda una diversa norma di legge o qualificare la domanda in base a una norma di legge giacché si ha modifica della causa petendi solo con l’indicazione di una realtà fattuale diversa da quella prospettata dalla parte. Ugualmente non ricorre il vizio di ultrapetizione o extrapetizione qualora il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad un’autonoma qualificazione giuridica dei fatti allegati, ad argomentazioni giuridiche diverse e a diversa valutazione delle prove, essendo il giudice libero di individuare l’esatta natura dell’azione, di porre a base della pronuncia considerazioni di diritto diverse, di rilevare – indipendentemente dall’iniziativa della controparte – la mancanza degli elementi che caratterizzano l’efficacia costitutiva o estintiva di una pretesa della parte, attenendo ciò all’esatta applicazione della legge.

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