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Una sentenza del TAR Lazio in materia di abilitazione scientifica

 

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Il TAR Lazio, Sez. III-bis, con sentenza n. 12407 del 3 novembre 2015, si è pronunciato sul ricorso presentato da un professore dell’Università di Padova avverso il giudizio negativo espresso dalla “Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima e di seconda fascia”, in relazione alla sua domanda di abilitazione alla prima fascia di docenza; ed avverso l’art. 8, c. 5, del d.P.R. n. 222 del 2011 – che regola la procedura di abilitazione scientifica professionale ai sensi dell’art. 16 della l. 240 del 2010 – nella parte in cui prevede che la Commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti.

Il giudice amministrativo, ritenendo fondato il ricorso, ha annullato l’art. 8 del predetto d.P.R. e, conseguentemente, il giudizio negativo della Commissione nazionale.

Per il TAR laziale: “la legge n. 240/2010 (art. 16, comma 2) ha demandato ad un regolamento c.d. di delegificazione (art. 17, comma 2, della legge n. 400/1988) la disciplina delle ‘modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione’, dettando i dettagliati criteri ai quali esso deve attenersi (art. 16, cit., comma 3). Detti criteri prevedono (art. 16, cit., comma 3, lett. a), ‘l’attribuzione dell’abilitazione con motivato giudizio fondato sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche’, senza fare cenno alcuno alla necessità di speciali maggioranze per le deliberazioni assunte al riguardo dalle Commissioni competenti. Il regolamento emanato in esecuzione delle predetta disposizione di legge (D.P.R. n. 222/2011) ha invece ritenuto di introdurre, per le deliberazioni delle Commissioni, la previsione di una maggioranza qualificata dei quattro quinti dei commissari (art. 8, comma 5). Siffatta previsione regolamentare, assolutamente innovativa rispetto a tutta la pregressa legislazione in materia di concorsi universitari, risulta in contrasto con quelle di legge sotto due profili: in primo luogo, in quanto un’innovazione tanto significativa e contrastante con le regole generali di funzionamento degli organi collegiali avrebbe dovuto essere esplicitamente indicata dal legislatore nei dettagliatissimi criteri che esso ha fornito per l’adozione del regolamento disciplinante la procedura abilitativa; in secondo luogo e comunque, perché la previsione di maggioranze qualificate risulta incompatibile con quella – specificamente inserita dal legislatore tra i criteri direttivi per l’adozione del regolamento (art. 16, comma 3, lett. a), della legge n. 240/2010) – secondo cui la Commissione deve in ogni caso (cioè: sia se il giudizio è positivo, sia se è negativo) rendere un ‘motivato giudizio fondato sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche’. Risulta infatti, all’evidenza, impossibile pervenire ad un congruo e motivato giudizio negativo per una Commissione a maggioranza convinta del contrario”. 

Ne discende che “deve ritenersi illegittimo l’art. 8, comma 5, del D.P.R. n. 222/2011″  e correlativamente “il giudizio negativo reso nella fattispecie dalla Commissione. A favore dell’abilitazione del ricorrente, invero, hanno votato la maggioranza dei commissari (tre su cinque), sicché il giudizio reso collegialmente non può che considerarsi favorevole, con conseguente conseguimento dell’abilitazione a professore di prima fascia da parte dell’interessato”.

10/11/2015

Flavio Valerio Virzì

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