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Un nuovo episodio di sindacato giurisdizionale sulla ASN

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1. Con sentenza n. 3737/2015, pubblicata ieri (28 luglio), a Palazzo Spada si torna a decidere in materia di Abilitazione scientifica nazionale (Asn), con specifico riferimento alle classificazioni delle riviste definite dall’Anvur.

La Sesta Sezione si esercita con una pronuncia molto rilevante, in quanto potrebbe essere l’inizio di un filone giurisprudenziale calato direttamente all’interno del sistema costruito dall’Anvur, sondando la latitudine della normativa e i margini di manovra conseguentemente lasciati alla valutazione della ricerca – e alla successiva procedura di abilitazione.

Il fatto origina dalla mancata inclusione nella fascia “A” della ‘Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale[1]. Decisione illegittima, per il Tar Lazio (sent. n. 9402/2014), e confermata da Palazzo Spada, che rigetta l’appello del Miur e dell’Anvur.

I motivi oggetto di valutazione, focalizzati dal Tar e confermati dal Consiglio di Stato, non concernono l’originaria valutazione della rivista, ma il “nuovo provvedimento di classificazione adottato dall’ANVUR in data 4 aprile 2013 sulla scorta del rinnovato esame ad opera di un Comitato di esperti appositamente costituito”, vale a dire l’esame rinnovato a seguito dell’accoglimento della domanda cautelare da parte dello stesso Tribunale amministrativo (ord. n. 730/2013). Questo procedimento, infatti, “ha comportato l’adozione di un provvedimento di conferma – e non meramente confermativo del precedente”. Parimenti, esula dal thema decidendum la delibera dell’Anvur del 22 gennaio 2015, in quanto adottata successivamente alla sentenza appellata.

 

2. Nel ragionamento del Collegio su questo punto, emerge la calibratura dell’analisi e l’esercizio svolto sulle sue modalità attuative della valutazione. Ciò consente di misurare la profondità del sindacato su un tema sensibile come la Asn e la componente valutativa delle riviste sede delle pubblicazioni scientifiche oggetto della procedura.

Innanzi tutto, il Giudice chiarisce l’estensione del sindacato e, concordando con il Tar, ritiene che le operazioni valutative di classificazione presentino “un contenuto di lata discrezionalità di tipo tecnico”. Allo stesso tempo, “gli esiti di tali operazioni valutative non sfuggono – in base ad orientamenti più che consolidati – al vaglio in sede giurisdizionale laddove tali esiti presentino (come nel caso in esame) evidenti profili di difetto di istruttoria, eccesso di potere e disparità di trattamento”.

Non si tratta “di negare la discrezionalità tecnica che caratterizza l’espressione delle valutazioni da parte degli organi collegiali a tanto preposti” (§ 6.1), ma – con osservazioni delicatissime – di riconoscere che “tanto maggiore è l’ambito di discrezionalità tecnica che connota le operazioni valutative; tanto più occorre non introdurre parametri spuri e attenersi agli indici e alle prescrizioni normative, il cui scopo, di patente garanzia, è di orientare e delimitare le modalità di esercizio di quella stessa discrezionalità”.

È vero che nella valutazione delle riviste vi sono valutazioni soggettive, come avviene con il criterio relativo alla “stima ed impatto nelle comunità degli studiosi di settore”. Altri criteri, però, consentono un esame oggettivo (“il rigore delle procedure di revisione” e “la diffusione” della rivista).

In relazione a questo aspetto, il Collegio ritiene che la valutazione compiuta sia viziata in quanto non ha tenuto conto di tutti i parametri a disposizione, vale a dire sia il numero degli abbonamenti, sia la diffusione nelle biblioteche: “il punto”, osservano i Giudici, «è che il metodo in concreto utilizzato non ha comportato una qualche ponderazione fra un criterio – per così dire – ‘quantitativo’ (quale quello basato sul numero degli abbonamenti) e uno – per così dire – ‘qualitativo’ (quale quello basato sulla diffusione in alcune biblioteche di eccellenza); al contrario, il metodo si è tradotto nella pretermissione pressoché integrale di rilievo degli abbonamenti in essere, in tal modo palesando una declinazione abnorme del concetto stesso di “diffusione”».

Quanto alla “stima ed impatto nelle comunità degli studiosi del settore”, il Consiglio condivide le valutazioni del giudice di prime cure, laddove ha stigmatizzato l’apoditticità del giudizio relativo al “prestigio” editoriale, che la “giovane età di molti degli autori” non può essere considerata – giustamente – un indice di minore qualità, che il presunto carattere ‘endogamico’ della rivista (ossia “il fatto che gli autori che pubblicano i propri contributi sulla RCGI coincidono tendenzialmente con i componenti degli organi direttivi della Rivista medesima”) non è adeguatamente provato (essendovi stati centoquarantacinque studiosi ad aver pubblicato sulla rivista). Seguono, poi, alcune valutazioni sommarie circa i contenuti di una pubblicazione, giudicati discutibili dal comitato, e invece ritenuti non determinanti dai Giudici, sia in primo che in secondo grado[2].

Infine, il “rigore delle procedure di revisione” è ritenuto soddisfatto, posto che per i Giudici è decisiva la presenza di «un comitato di revisione la cui presenza “soddisfa l’ulteriore parametro preso in considerazione dall’allegato B al D.M. 76/2012 ai fini della classificazione in fascia A». In argomento, la pronuncia giurisdizionale ricorda come “il d.m. n. 76 del 2012 presenti un contenuto scarno e oggettivamente lacunoso”. Questa carenza, però, osta a una “operazione valutativa la quale giudichi ex se non rigoroso un determinato modello di revisione per il solo fatto che risulti basato sull’attività di un apposito comitato (e senza che ne vengano in concreto scrutinate – con esito negativo – la composizione e le modalità di funzionamento)”.

 

3. La conferma dei motivi decisionali alla base del ragionamento del Tar consente al Giudice d’appello di rilevare la perdurante situazione ingenerata da una valutazione illegittima della rivista.

In dettaglio, il Consiglio di Stato accoglie “l’argomento con cui si è contestata la scelta di demandare ancora una volta alle amministrazioni appellate il compito di presiedere alle rinnovate operazioni valutative”. Infatti, “la reiterata quanto illegittima adozione di atti valutativi di contenuto illegittimo induce a disporre che il necessario rinnovo delle operazioni valutative sia demandato a soggetti terzi, del tutto estranei alla presente vicenda processuale e in grado di assicurare in massimo grado i necessari requisiti di idoneità tecnico/scientifica e di imparzialità”.

La conclusione è palmare: mentre l’appello del Miur e dell’Anvur viene respinto, un motivo dell’appello incidentale degli originari ricorrenti consente al Giudice di disporre il “rinnovo delle operazioni valutative”.

E qui si innestano importanti conclusioni: dinanzi alla reiterata illegittima valutazione, il compito viene affidato a “un apposito Collegio composto dai Presidi delle Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dell’Università degli Studi Roma Tre”.

Il Collegio, così definito dal Consiglio di Stato anche nella sua composizione, deve rinnovare la valutazione della rivista entro il termine di novanta giorni. Nello svolgimento dei suoi compiti, il Collegio non dovrà richiedere nuovamente richiesto l’avviso dei Gruppi di esperti della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), né delle società scientifiche nazionali: allo stato, infatti, è già “sufficiente l’utilizzo dei dati già acquisiti al fascicolo d’ufficio, che sarà posto a disposizione dei membri dello speciale Collegio i quali potranno demandare l’acquisizione di copia degli atti rilevanti a soggetti di loro fiducia espressamente indicati”.

Una notazione finale di carattere processuale. Il Collegio precisa che “l’istanza finalizzata ad ottenere l’invocata collocazione per ordine del giudice” (vale a dire la collocazione della rivista nella fascia più alta, “A”) non può essere accolta, in quanto si tratta “a tacer d’altro, di un’istanza che potrebbe trovare accoglimento solo laddove la presente controversia rientrasse nella giurisdizione di merito del giudice amministrativo ai sensi dell’articolo 134 Cod. proc. amm.”.

 

 

Bruno Carotti

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Leggi la sentenza del Consiglio di Stato n. 3737/2015

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[1] Allegato ‘B’ del decreto ministeriale 7 giugno 2012, n. 76, recante Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari.
[2] Il Collegio, infatti, condivide con il Tar il fatto che «che non risulta di per sé idoneo a giustificare un basso valore di “stima ed impatto” la circostanza per cui un articolo pubblicato nel corso del 2007 manifestasse un chiaro orientamento politico in favore di pregressi regimi totalitari. Indipendentemente dalla considerazione di base della portata costituzionale e delle implicazioni della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà della scienza, e dell’opinabilità intrinseca di un siffatto giudizio, è già sufficiente osservare al riguardo che il richiamo a isolati precedenti specifici (riferibili a singoli autori) non può comunque comportare l’espressione di un giudizio di generale disvalore nei confronti della Rivista nel suo complesso». Su questa linea, la Sezione rileva altresì che «risulta incongrua la scelta di esprimere giudizi – ancora una volta – di carattere soggettivo, opinabile e valoriale (quali quelli relativi alla “passione politica degli autori” e al “taglio militante” di alcuni contributi). Si tratta di espressioni evidentemente estranee alla stessa finalità istituzionale del giudizio e comunque svincolate da qualunque tentativo di oggettivizzazione rispetto al dato disciplinare di riferimento ed esclusivamente fondate sulla percezione dei singoli valutatori (le cui identità e i cui curricula scientifici, peraltro, non risultano allo stato noti)».

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