Università

L’Università riparte. Un articolo del Presidente della Crui

 

 

L’Università riparte

(Pubblicato su L’Unità, 30 giugno 2013)

 

 

 

L’Università sta timidamente ripartendo. Ma da dove? e verso cosa? Dove ci troviamo ora lo ha ribadito da ultimo il Rapporto 2013 dell’OCSE sull’istruzione (“Education at a Glance”) appena pubblicato. Cifre a tutti note, ripetute infinite volte da Associazioni, Organismi nazionali, Sindacati, privati cittadini; cifre che ora appaiono confermate da uno degli osservatorî più autorevoli sul mondo dell’istruzione. Non ne usciamo bene. Sugli indici finanziari l’Italia è tra gli ultimi per spese universitarie rispetto al PIL (30° su 33), per risorse tagliate nel periodo 2008-2010 (secondi dietro l’Ungheria), ultimi per spesa pubblica complessiva per istruzione sul PIL (32° su 32 paesi), per rapporto docenti/studenti (19° su 26). Andiamo ancora peggio sull’efficienza nella produzione di laureati e sul relativo tasso di occupazione: quanto a laureati tra i 25 e i 34 anni, siamo all’ultimo posto in Europa (21% contro 39% della media OCSE) e quanto a tasso di occupazione siamo al 79%  a fonte di una media OCSE dell’84%.

Sono tutti numeri che confermano lo stato di crisi gravissima nel quale versa il sistema delle Università italiane dopo un decennio buio, durante il quale il diagramma dei finanziamenti, degli organici e quello inevitabilmente connesso delle immatricolazioni è precipitato a livelli insostenibili provocando uno spread con i paesi più avanzati che, di fatto, ci colloca fuori dall’Europa. Lo stesso Presidente della Repubblica – caparbiamente come solo lui sa fare – in occasione della festa per i 90 anni del CNR è tornato a chiedere attenzione per la ricerca e lo sviluppo e, soprattutto, per le carriere dei giovani ricercatori.

Dove andremo? I primi interventi pubblici del Ministro Maria Chiara Carrozza lasciano bene sperare. Il Ministro, nell’audizione tenuta alle Commissioni Istruzione in seduta comune, è stata esplicita. Al primo posto la certezza delle risorse: «per l’università – ha detto – le risorse che il Paese deve mettere a disposizione non possono essere regolarmente oggetto di tagli e incertezze; quello che serve è un orizzonte temporale pluriennale in cui il budget su cui sviluppare il sistema deve essere coerente con le politiche e le strategie che il Paese si impegna a perseguire». Parole che per anni il mondo universitario ha ripetuto invano.

Le linee d’intervento sono due: una forte semplificazione normativa da un canto e una rinnovata attenzione per gli studenti dall’altra. I primissimi provvedimenti nel Decreto per il ‘fare’ (D.L. 69/2013) vanno in questa direzione: riduzione dei vincoli del turn-over per favorire il reclutamento (bloccato da cinque anni e con il ceto docente più vecchio d’Europa), ampia delega per il riordino del sistema dei finanziamenti alla ricerca, unificazione delle procedure burocratiche per la valutazione (oggi distribuite tra l’Agenzia per la Valutazione e la Commissione per la trasparenza della Legge Brunetta) e, infine, provvedimenti per gli studenti in mobilità interregionale e per i tirocinî presso il mondo del lavoro (nel Decreto sull’occupazione appena passato in Consiglio dei Ministri). Il tutto in attesa di un indispensabile colpo d’ala che riformi e rifinanzi il diritto allo studio oggi a percentuali grottesche quanto a copertura degli aventi diritto.

Tuttavia questi interventi rischiano di venire svuotati e depotenziati se non sono inseriti in un nuovo disegno e in una nuova strategia per il futuro delle Università. Occorre evitare la tentazione della semplice “manutenzione” che nella storia normativa di questo Paese vuol dire stratificazione incoerente delle micro-leggi, degli emendamenti agli emendamenti. Con il risultato di un impercettibile ma inesorabile spostamento di rotta politica che produce modelli ibridi e inefficaci di Università: né pubblica né privata, né autonoma né centralista, né campanilista né europea. Non di manutenzione abbiamo bisogno, ma di revisione coordinata delle leggi volta a una loro drastica semplificazione. Qualcuno ha scritto che questo Governo non fa ma ‘disfa’. Bene: si disfi la giungla legislativa che regge le Università italiane! sarebbe già un risultato eccellente. E se si vuole disfare, si persegua un chiaro indirizzo di ‘alleggerimento’, magari smontando anche pezzi di leggi esistenti. Semplificare ex ante; valutare ex post. Evitare norme che dettino regole troppo complesse lasciando, viceversa, agli Atenei la necessaria responsabilità di azione; codificare in maniera precisa la valutazione sugli output di queste attività, correlandola alla distribuzione delle risorse.

Un nuovo Testo Unico, un alleggerimento di leggi e leggine, una semplificazione delle norme di valutazione ex ante dell’ANVUR (incluse quelle che hanno a che vedere con le abilitazioni nazionali) sono ricette tutto sommato semplici ma farebbero ripartire con rinnovata fiducia le autonomie universitarie. Ripeto: dal Ministro segnali positivi in questa direzione. Ora l’auspicio è che s’intervenga quanto prima in materia.

 

 

Marco Mancini

Presidente della Conferenza dei Rettori

delle Università Italiane