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Lo stato dell’Università nell’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia

Almalaurea logoLa XVIII Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia condotta da Almalaurea è stata presentata quest’oggi al convegno “Formazione universitaria e posti di lavoro: proiezioni spaziali e temporali” tenutosi all’Università di Napoli Federico II. Secondo le informazioni presentate nel comunicato stampa, l’indagine ha coinvolto oltre 570.000 laureati di 71 atenei . Oltre a 265 mila laureati post-riforma del 2014 – sia di primo che di secondo livello – ad un anno dal termine degli studi universitari, sono stati intervistati tutti i laureati di secondo livello del 2012 (oltre 107 mila), interpellati quindi a tre anni dal termine degli studi e i colleghi del 2010 (86 mila), contattati a cinque anni dal termine degli studi. Infine due indagini specifiche, consolidate oramai da anni, hanno indagato i laureati di primo livello del 2012 e del 2010 che non hanno proseguito la formazione universitaria (oltre 63 mila e 48 mila), contattati rispettivamente a tre e cinque anni dalla laurea. L’Indagine dimostra che “la mobilità territoriale, sebbene sia un fenomeno positivo mediante il quale studenti e Atenei possono valorizzare a pieno le proprie potenzialità, allo stesso tempo riflette il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane”. L’indagine ha altresì evidenziato come “negli ultimi 10 anni le regioni del Mezzogiorno abbiano perso costantemente capitale umano, migrato al Centro-Nord. Il costante calo delle immatricolazioni, che negli ultimi anni ha interessato l’intero sistema universitario italiano, sta interessando in modo differenziato i diversi territori. A pagare il prezzo più elevato sono le regioni del Sud, non solo per la diminuzione più marcata di immatricolati, ma anche per i costanti flussi di mobilità dei giovani che dal Mezzogiorno scelgono di spostarsi per studiare nelle altre regioni del Paese. L’andamento delle immatricolazioni mostra che dopo l’aumento registrato dal 2000 al 2003 (+19%), legato soprattutto al rientro nel sistema universitario di ampie fasce di popolazione di età adulta, e nonostante la leggera ripresa registrata nell’ultimo anno, dal 2003 al 2015 le Università hanno perso nel complesso quasi 70 mila matricole (-20%): per il Sud la contrazione è del 30%, per il Centro è del 22%, per il Nord è del 3%“.

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