Università

La rivoluzione dall’alto nell’università italiana

12 settembre 2012 Alberto Baccini

Anvur, Argomenti, Valutazione, VQR




L’università italiana è alle prese con due questioni importanti: le procedure di abilitazione e la VQR. Entrambe hanno un protagonista istituzionale inedito: l’ANVUR. In entrambe gioca un ruolo rilevante la bibliometria. Ed entrambe hanno a che fare con la libertà di ricerca e con il futuro dell’Università e della ricerca in Italia.

Il contesto. Ecco ciò-che-tutti-sanno-dell’università-italiana (poco importa che alcuni punti dello scenario siano sostanzialmente falsi e altri ingigantiti e distorti):

    1.  “La ricerca scientifica attraversa un periodo di stasi”, perché l’università produce poca ricerca [si legga qui e qui], ed è avviata al declino;

    2. “La ricerca scientifica deve servire alla scienza e alle esigenze nazionali. Non deve servire a creare nuove cattedre e nuovi insegnamenti.” Il declino della ricerca italiana è causato dall’autoreferenzialità dei baroni.

    3. Il sistema di reclutamento è distorto e corrotto da nepotismo e clientele. Il merito è mortificato.

    4. All’università italiana e alla ricerca non mancano le risorse. La ricerca condotta dai baroni è spesso inutile per la società ed autoreferenziale.

    5. I baroni hanno stipendi tra i più alti al mondo.

 

Da questo segue che l’università italiana è irriformabile con gli strumenti legislativi usuali; c’è bisogno di una rivoluzione (lo sostiene per esempio  Andrea Ichino). La politica ha il compito di individuare una élite accademica illuminata e d’avanguardia che possa modificare dall’alto il funzionamento della università e della ricerca italiana. I due snodi fondamentali sono finanziamento e reclutamento. Lo strumento istituzionale è l’ANVUR: un organismo tecnico di nomina ministeriale, lasciato incompiuto dal governo di centro-sinistra, cui vengono attribuiti poteri (oltre a molti altri) su valutazione e criteri per il reclutamento.



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