Università

Il parere del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari su FFO

 

 

 

 

Roma, 22 Maggio 2015

Alla c.a. Ministro

Prof.ssa Stefania Giannini

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

E p.c.

Capo Dipartimento

Professore Marco Mancini

Direttore Generale

Dottor Mario Alì

LORO SEDI

 

Oggetto: Parere riguardante lo schema del Fondo di finanziamento ordinario delle università per il 2015

 

adunanza n. 14 del 22 Maggio 2015

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

ADOTTA IL SEGUENTE PARERE

 

VISTO lo schema di decreto di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’anno

2015;

RICHIAMATI i propri precedenti pareri sull’FFO 2014 e sulla quota di riparto della quota premiale 2013;

FORMULA IL SEGUENTE PARERE

Il CNSU accoglie con favore che, come richiesto anche dallo stesso organo l’anno precedente, tale decreto sia stato presentato nella prima parte dell’anno solare. Tuttavia, ritiene fondamentale fornire agli atenei la possibilità di programmare le risorse in maniera pluriennale, garantendo stabilità nei finanziamenti, oltre che nella tipologia e nel peso percentuale degli indicatori.

Tale decreto evidenzia, ancora una volta, una visione strategica del settore dell’Università e della Ricerca non condivisa da questo Consiglio, in quanto inadeguata al rilancio economico e sociale del Paese. Un settore ancora profondamente in crisi rispetto al quale non si riscontra, nelle politiche del Ministero e del Governo tutto, una reale inversione di tendenza. Questo è confermato dall’ennesimo taglio ai finanziamenti, dalla conservazione di un sistema di finanziamento punitivo e privo di reali meccanismi incentivanti e dalla totale instabilità degli indicatori che variano da un anno all’altro, svilendo gli impegni degli atenei a tendere verso le linee programmatiche individuate. Una situazione ancora più aggravata dalla manifesta decisione di proseguire nel definanziamento secondo l’art.1 comma 339 della legge 190/2014 per la cifra di 32 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.

Si sottolinea, in particolare, la criticità della diminuzione di 87,4 mln del FFO rispetto l’anno precedente e soprattutto di 175 mln della quota base, che dovrebbe configurarsi come contributo minimo dello Stato affinché l’Università adempia alla propria missione di “base”. Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria un netta inversione di tendenza tale da garantire a tutti gli atenei le risorse necessarie a mantenere l’attuale livello di prestazioni e  aggiuntive per gli investimenti volti al miglioramento della qualità della didattica e della ricerca.

Prende atto positivamente che il MIUR abbia riconosciuto la portata dell’introduzione del costo standard per studente e che ci sia un aumento di tale indicatore di soli 5 punti percentuali (dal 20% al 25%), invece del raggiungimento del 40% come precedentemente dichiarato. Si ritiene, infatti, che il costo standard costituisca certamente un modello di distribuzione migliore rispetto a quello del costo storico, ma in assenza di ulteriori finanziamenti per sostenere gli atenei nel periodo transitorio e la necessità stessa degli atenei di avere a disposizione risorse adeguate così come evidenziato dal calcolo dei costi standard, un suo rallentamento diventa necessario per evitare di aggravare la sostenibilità dei bilanci degli atenei non essendo possibile un’adeguata programmazione degli investimenti.

Prendendo atto dell’emanazione del Decreto Interministeriale 9 dicembre 2014 n. 893, “Costo standard unitario di formazione per studente in corso” redatto in assenza di confronto con il CNSU e il CUN, il Consiglio ritiene sia prioritario prima della sua piena attuazione un ripensamento degli indicatori di tale metodo di calcolo in accordo con gli organi di rappresentanza, in modo da renderlo realmente efficace nella distribuzione delle risorse senza penalizzare eccessivamente gli atenei più piccoli a vantaggio degli altri.

Ribadisce, come già fatto l’anno precedente, che l’ulteriore aumento della “quota premiale” dal 18% al 20% proposto in tale decreto (+170mln), vada ad incidere in maniera eccessivamente negativa sugli atenei considerati “non virtuosi” in assenza di un proporzionale aumento dei finanziamenti generali al sistema universitario. In particolare si ritiene che la quota premiale debba essere sostituita da un fondo aggiuntivo al FFO, evitando che si basi su un concetto punitivo di merito e stabilendo dei livelli minimi di qualità, omogenei su tutto il territorio nazionale, che una volta superati permettano di accedere a tale quota. Si evidenzia anche la necessità di sostituire gli indicatori della quota affinché sia strumento di miglioramento e di stimolo alla riforma interna degli atenei, consentendo di non abbassare il livello dell’offerta formativa e della ricerca e non tralasciare le specificità territoriali.

Per quanto riguarda gli indicatori della c.d. quota premiale, il CNSU, nonostante ritenga positivo l’aumento degli indicatori della didattica (dal 10% al 15%), ritiene che permanga un eccessivo squilibrio a favore della valutazione della ricerca, che ha un peso diretto del 65%, e complessivo del 85%. L’auspicio, già evidenziato dal CNSU negli ultimi due anni e rimasto inascoltato, è che sia dato pari peso agli indicatori di ricerca e di didattica così da garantire eguale dignità alle due componenti imprescindibili della missione delle Università.

Nello specifico degli indicatori relativi alla didattica, si sottolinea la totale assenza di una reale valutazione delle risorse impiegate per la qualità della stessa, sia in termini di qualità dei servizi offerti agli studenti sia delle azioni aggiuntive messe in campo da ciascun ateneo per favorirne una buona preparazione.

Si esprime parere negativo sull’introduzione di un indicatore,  pari al 12% della quota premiale (circa 160 mln), che valuta i risultati formativi esclusivamente sulla base del numero di studenti in corso nell’A.A. 2013/14 che abbiano sostenuto almeno 20 CFU durante l’anno. rischia di portare le università verso politiche opposte al miglioramento della qualità della didattica.

In particolare pretendere di misurare la qualità della didattica con un indicatore meramente quantitativo, e con una soglia puramente arbitraria, appare irragionevole dal momento che non è ravvisabile una correlazione tra questo parametro e l’effettiva qualità. Invece, ancorare la qualità al numero di CFU conseguiti rischia di incentivare comportamenti opportunistici che potrebbero condurre all’abbassamento della qualità dei corsi e dell’oggettività delle verifiche di profitto. La stessa, piuttosto, potrebbe essere misurata in base ad altri parametri, quali i risultati dei questionari di valutazione della didattica tra i quali quelli previsti per legge dall’ANVUR, disponibilità di corsi di recupero, disponibilità di materiale didattico online, ore di didattica supplementare, di esercitazioni  di laboratorio e gli strumenti che l’università mette in campo per favorire l’occupabilità dei propri laureati. Inoltre, legare una parte rilevante del finanziamento ad un indicatore del genere potrebbe indurre gli atenei all’aumento delle tasse agli studenti “lenti” per bilanciare il mancato introito relativo al finanziamento.

Come già dichiarato lo scorso anno, il CNSU ribadisce che il parametro relativo all’internazionalizzazione della didattica, basandosi esclusivamente sul calcolo del numero di studenti Erasmus e di CFU conseguiti all’estero, rischia di penalizzare quegli atenei in cui gli studenti non sono nelle condizioni economiche sufficienti per poter sfruttare questa opportunità didattica, per numerosi motivi, non ultimo la crisi economica. Inoltre, il parametro non tiene conto degli studenti stranieri presenti in un ateneo non per mobilità Erasmus.

In aggiunta a ciò, la variazione di quest’anno dal 10% al 3% è ritenuta totalmente in contraddizione con le linee programmatiche del MIUR e risulta fortemente criticabile nel metodo. Infatti, alleggerire dopo appena un anno il peso di un indicatore senza averlo anticipato con delle linee guida del Ministero impedisce agli atenei di dare continuità e coerenza agli investimenti programmatici intrapresi. Nel merito di tale riduzione, si ritiene che si debba aumentare il valore dell’indicatore all’interno di un aumento dell’intera quota relativa alla didattica.

In ottica della valorizzazione di tutti i percorsi di internazionalizzazione degli atenei, si ritiene inadeguata l’esclusione degli studenti fuoricorso dal calcolo dei CFU conseguiti all’estero,  non essendoci alcuna ragione particolare per tale valutazione. Non si prevede inoltre nessun correttivo riferito alle variabili di contesto e dell’ambiente socio-culturale in cui vive un ateneo le quali possono pregiudicare fortemente la capacità di favorire la mobilità studentesca.

Il CNSU ribadisce la posizione espressa lo scorso anno anche per quanto riguarda i parametri proposti per gli indicatori della valutazione della qualità della ricerca, ossia che riferendosi al periodo 2004-2010 escludono indebitamente gli ultimi cinque anni di attività di ricerca, penalizzando gli atenei che ultimamente hanno investito per migliorarne la qualità. L’utilizzo di tali criteri è stato inoltre oggetto di numerose critiche da larga parte della comunità accademica.

Per quanto riguarda il fondo perequativo, il CNSU valuta positivamente l’ulteriore aumento della soglia di salvaguardia dal -3.5% al -2% per ateneo, dimostrazione palese che il sistema di finanziamento così articolato sarebbe eccessivamente sperequativo per gli atenei, pregiudicandone i bilanci,  se pienamente applicato secondo l’impostazione prevista.

Inoltre, si riscontrano rilevanti criticità riguardo la mancanza di un tetto massimo all’incremento di fondi per un singolo ateneo in un solo anno, il quale eviterebbe forti squilibri nella ripartizione dovuti ai repentini cambiamenti degli indicatori, e riguardo l’esistenza della quota di accelerazione. Difatti  vengono favoriti quegli atenei che hanno riscontrato una valutazione migliore all’interno della quota premiale, sottolineando inoltre a riguardo la volontà del Ministero di raggiungere in tempi brevi la percentuale a regime (30%).

Mentre la quota perequativa dovrebbe servire a riequilibrare i finanziamenti agli atenei permettendone una stabilità nella gestione economico-finanziaria nel corso degli anni, con la presenza di tale quota di accelerazione all’interno della quota perequativa si utilizzano eventuali residui per accentuare gli squilibri.

Il CNSU, seppur non chiamato ad esprimersi direttamente con un parere, ritiene inaccettabili i tagli previsti all’art. 10, lettera c, comma 1, con la riduzione di oltre 22 milioni di euro al finanziamento delle borse post-lauream rispetto al 2014, unitamente alla modifica dei limiti positivi e negativi relative alle differenze di assegnazione rispetto al FFO 2014, portate al -20% e + 5%. Tali misure condurranno a una nuova e significativa contrazione delle borse di dottorato e dell’offerta dottorale italiana nel suo complesso, già agli ultimi posti nel raffronto europeo. Si ritiene inoltre che il CNSU, come massimo organo consultivo degli studenti universitari, comprendente al suo interno la componente dei dottorandi, direttamente interessati ai provvedimenti di cui all’Allegato 5, debba poter dare il proprio parere alla ripartizione del fondo per le borse post-lauream, contrariamente a quanto previsto attualmente.

In conclusione il CNSU ritiene che sia necessario un incremento del finanziamento complessivo che porti il FFO a coprire interamente i costi standard per studente e a rendere di natura aggiuntiva la quota premiale, condividendo pienamente la richiesta espressa dalla CRUI nel proprio parere. Infine, che in vista della ripartizione dell’FFO 2016 il MIUR istituisca un tavolo per la riforma degli indicatori insieme al CUN, alla CRUI e al CNSU come già chiesto, e ignorato, l’anno passato.

Alla luce di quanto evidenziato nel parere, il Consiglio ritiene imprescindibile una revisione del decreto FFO 2015 prima della sua emanazione, con l’ottica di risolvere le criticità emerse.

 

 

Il Presidente

Andrea Fiorini