Diritto costituzionale

Violazione del giudicato costituzionale: una recente sentenza della Consulta

Con la sentenza n. 224 del 20 ottobre 2016 (Pres. Grossi, Est. Cartabia) la Corte Costituzionale è tornata a pronunciarsi sul tema della violazione del giudicato costituzionale.

logo corte costCon la decisione la Corte ha, in particolare, ribadito l’incostituzionalità, per violazione dell’art. 136 Cost., delle disposizioni normative con cui il legislatore (statale o regionale) interviene per mitigare gli effetti di una pronuncia di illegittimità costituzionale, ovvero per conservare o ripristinare, in tutto o in parte, gli effetti di una norma già dichiarata illegittima.

L’argomento, già oggetto di consolidata giurisprudenza costituzionale (ex plurimis, sentenza n. 169 del 2015), è stato posto all’attenzione della Consulta dal Tar Lombardia il quale, con ordinanza del 5 novembre 2015, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, della legge della Regione Lombardia 18 aprile 2012, n. 7 (Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione), in base al quale sono dichiarati “validi ed efficaci” i titoli edilizi riguardanti gli interventi edilizi oggetto della sentenza costituzionale n. 309/2011 (emessa su rinvio del medesimo Tar Lombardia), e cioè gli interventi di ristrutturazione consistenti nella demolizione e ricostruzione senza vincolo di sagoma, rilasciati prima della pubblicazione della citata sentenza. Detta disposizione, limitando gli effetti e sostanzialmente privando di efficacia la declaratoria di incostituzionalità contenuta nella sentenza n. 309 del 2011, integrerebbe infatti – secondo il giudice a quo – una violazione dell’art. 136 Cost., comma 1, ai sensi del quale “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”.

Evidenzia il Tar che, con l’art. 17, comma 1, della legge n. 7/2012 la Regione avrebbe, in particolare, inteso limitare gli effetti per il passato della citata sentenza n. 309/2011, con la quale la Corte aveva dichiarato costituzionalmente illegittime una serie di norme regionali, fra cui l’art. 22 della legge della Regione Lombardia 5 febbraio 2010, n. 7, in quanto lesive del riparto di competenza di cui all’art. 117, comma 3, Cost., in materia di governo del territorio, e in contrasto con il principio fondamentale stabilito dall’art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 380 del 2001 t.u. edilizia, che definisce gli “interventi di ristrutturazione edilizia”.

Con la pronuncia in esame la Corte ha ritenuto la questione fondata. La norma regionale impugnata, adottata al dichiarato fine di tutelare il legittimo affidamento dei soggetti interessati in relazione agli interventi di ristrutturazione edilizia oggetto della sentenza n. 309 del 2011, “come risulta esplicitamente dal suo tenore letterale, mira a convalidare e a confermare nell’efficacia gli atti amministrativi emessi in diretta applicazione della precedente normativa regionale, dichiarata costituzionalmente illegittima dalla citata pronuncia di questa Corte, i cui effetti la disposizione regionale vorrebbe parzialmente neutralizzare”. A fronte dell’accertata violazione del giudicato costituzionale, l’art. 17, comma 1, della legge n. 7/2012 va dichiarato costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art. 136 Cost.

a cura di Silvia Simone