Diritti fondamentali

La Relazione del Presidente della Corte costituzionale

 

 

 

Il 12 aprile 2012, nell’ambito di una riunione straordinaria della Corte costituzionale, il Presidente della Consulta, Prof. Franco Gallo, ha esposto al Presidente della Repubblica e alle più alte cariche istituzionali una Relazione al fine non solo di illustrare “l’attività giurisdizionale svolta nel 2012, ma anche di rappresentare alcuni importanti problemi istituzionali e ordinamentali“.

 

Tra i contenuti della elegante ed efficace Relazione, spicca l’analisi dei principali ambiti oggetto di ricorso. In primo luogo, viene analizzata l’aumentata conflittualità tra Stato e Regioni, a fronte di un netta diminuzione delle ordinanze di rimessione dei giudici comuni. In secondo, l’effetto della crisi economico-finanziaria, che ha condotto, tra l’altro, ad un innalzamento della specificazione dei criteri richiesti dalla Corte per considerare credibile la motivazione sulla copertura finanziaria degli atti legislativi. In ultimo, si consolida il rapporto con le giurisdizioni europee, ormai vivo, costante e orientato alla integrazione effettiva tra ordinamenti. La Corte, ad ogni modo, rimane il custode della protezione dei dritti fondamentali in ambito nazionale: con la sentenza n. 264 del 2012, per la prima volta, è stato opposto il limite della Costituzione all’ingresso del diritto convenzionale nell’ordinamento interno.

Accanto all’analisi dell’attività giudiziaria, due temi di ampissimo respiro: il rapporto con il Parlamento e il ruolo democratico della Corte costituzionale.

Sotto il primo profilo, è notevole l’affermazione per cui il Parlamento non è semplicemente esortato, bensì tenuto a seguire i moniti della Corte, troppo spesso rimasti inascoltati. Se la mancata declaratoria di costituzionalità è dovuta unicamente alla peculiarità del quesito (e ai limiti del giudizio stesso dinanzi alla Consulta), può comunque determinarsi la necessità di una modifica dell’ordinamento. I casi più importanti, in questo senso, concernono il matrimonio tra persone dello stesso sesso (sent. n. 138 del 2010), la revisione dei processi penali in caso di violazione dei princìpi della Cedu (sent. n. 113 del 2011), l’attribuzione al figlio del solo cognome paterno (sent. n. 61 del 2006), la legge elettorale (sent. n. 15 e 16 del 2008; 13 del 2012). Ebbene, il Parlamento – e il legislatore regionale: sent. n.  245 del 2012 – non possono disattendere i solleciti della Corte.

Sotto il secondo, si sottolinea la devoluzione di “decisioni politiche complesse” alle Corti costituzionali, secondo un andamento costante nelle democrazie occidentali. La devoluzione dei conflitti agli organi di garanzia costituzionale aumenta il rischio di sovraesposizione politica e politicizzazione.La Corte guarda con sereno distacco a queste accuse“, afferma il Presidente: la Consulta rimane custode del diritto e dei princìpi, e nell’affrontare le questioni ad essa rimesse prescinde dai motivi di opportunità che sono alla base della categoria del politico.

In questa cornice istituzionale, che segna un mutamento di prospettiva di chiara importanza, la via giurisprudenziale, pur distante dalla politica, non è sufficiente. E’ necessario, infatti, contribuire all’attuazione effettiva della Costituzione, oltre la sua dimensione normativo-prescrittiva, per farla divenire strumento di convivenza civile e, progressivamente, “cultura, senso comune, massima etica“. Il ruolo della Consulta diviene, dunque, ancora più significativo, in quanto mira alla interiorizzazione di un patrimonio comune inestimabile, da parte di istituzioni e società. Così conclude l’intervento il Presidente Gallo, con un serissimo e garbato omaggio al Presidente della Repubblica, nel momento in cui si conclude il suo mandato. (BC)

 

 

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